mercoledì 22 febbraio 2012

FIAT SILENTIUM!


La condanna a 7 milioni di euro di risarcimento che la RAI dovrà sborsare a favore della FIAT segna un precedente pericoloso.
Indipendentemente dal merito, ovvero se il servizio di Formigli per Annozero ledesse o meno l'immagine dell'azienta torinese (ancora per quanto?), può rappresentare un atto di intimidazione per la stampa da non sottovalutare.
La RAI ha le spalle larghe, ed ha anche tutti i mezzi per ricorrere in appello e ribaltare la sentenza, ma molti altri editori, al suo posto, sarebbero finiti zampe all'aria. Ad essere condannato assieme alla RAI anche Formigli, il giornalista che ha firmato il pezzo, e che ora si ritrova a dover risarcire una cifra sicuramente spropositata per uno che fa il suo mestiere e non ha la busta paga di Marchionne.
Ben vengano le sentenze che impongono le rettifiche: i giornalisti non possono pensare di dire ciò che vogliono senza essere supportati da dati oggettivi e corretti. Impensabile, però, far pendere sulla testa di coloro che, quotidianamente, redigono inchieste di simile portata, la spada di Damocle di risarcimenti plurimilionari.
Altrimenti, invece di ottenere giustizia, si corre solo incontro a braccia aperte ad una vera e propria censura dei media: preparare reportage giornalistici diverrà impossibile, soprattutto se riguardano colossi che si possono permettere schiere di avvocati assetati di denaro.
Se la FIAT riteneva di essere stata danneggiata, perché non ha ricorso alla querela per diffamazione a mezzo stampa (con reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro)? Perché ha preferito l'inusuale via del processo civile? Semplice: perché la condanna penale non spaventa nessuno; una richiesta di risarcimento simile, invece, atterrirebbe chiunque. E la mossa del Lingotto sembra un po' ripercorrere le orme dell'adagio: colpirne uno per spaventarne cento.
E' quantomai singolare e triste, peraltro, che ad aver fatto ricorso alla giustizia civile sia stata proprio la FIAT di Marchionne, che quando c'è stato da stipulare il nuovo contratto con gli operai ha ignorato in toto il diritto del lavoro, ledendo molteplici diritti dei propri operai e ponendo persino in essere vere e proprie condotte antisindacali.
Inoltre, c'è un aspetto curioso: se ci pensate, i sette milioni di euro (due per pubblicare la sentenza su La Stampa -di proprietà di Fiat-, il Corriere della Sera -con forte partecipazione Fiat-, Repubblica e Quattroruote; cinque a titolo di danno morale) saranno sborsati da noi contribuenti che annualmente paghiamo il canone della televisione che il super manager Marchionne, invece, con residenza fiscale in Svizzera, nemmeno sovvenziona...

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9 commenti:

  1. Qui però non si parla di errore, ma di "...premeditazione, che sono stati manipolati pezzi del filmato e oscurate parti invece fondamentali ai fini di una corretta informazione".
    Insomma, immagino siano arrivati ad una simile conclusione dopo aver esaminato atti su atti e prove su prove, cose che a noi, giustamente, non arrivano e quindi ci è più difficile giudicare obiettivamente. Se i magistrati hanno individuato il dolo nell'informazione data, immagino che dolo ci sia stato, a meno ché pm e giudici non siano straordinariamente incompetenti, quindi secondo me è giusto che paghi chi ha volutamente arrecato un simile danno di immagine alla Fiat. Ed è proprio su questo punto che non sono d'accordo con la sentenza: i responsabili. Perchè far pagare la Rai? C'è un direttore di trasmissione, Santoro, che dovrebbe come minimo verificare la veridicità dei servizi che manda in onda. Lui è stato assolto perchè si è ritenuto che effettivamente non sapesse della falsità delle informazioni che stava trasmettendo, ma penso che fosse suo dovere verificarle prima di trasmetterle. A questo punto, mi domando quanto ci fosse di vero in tutte le inchieste che ha fatto, perchè non mi sembra abbia dimostrato una grande professionalità, almeno in questo caso.
    Inoltre c'è il giornalista, Formigli, che, stando alla sentenza, è colpevole di dolo. I tecnici che hanno effettuato le prove non so, non ho capito se abbiano solo sbagliato o se abbiano volutamente fornito dati contraffatti.
    Fatto sta che i responsabili veri ci sono, ma ovviamente non possono pagare una simile cifra, così i giudici hanno pensato bene di ribaltarla sulla Rai, che invece può permettersi di pagarla, ovviamente con i nostri soldi.
    Ora però mi pongo una domanda: ma perchè far pagare un risarcimento così alto, che solo la Rai può sostenere, e non un risarcimento più basso, sostenibile dagli effettivi responsabili di tutta la vicenda? Forse hanno quantificato il danno subito per le vendite mancate da questa pubblicità negativa in 5 milioni di euro? Non ho le competenze per entrare nel merito, in ogni caso trovo ingiusto che paghi chi non è direttamente responsabile solo perchè ha più soldi, mentre chi ha le vere responsabilità se la cavi così. Avrei condiviso maggiormente una sentenza che condannasse a pagare i veri responsabili, individuando però una cifra abbordabile per loro, in modo che passasse il messaggio che uno non può scrivere e trasmettere quello che gli pare danneggiando gli altri. Così, invece, sembra quasi che abbiano voluto fare un contentino a Marchionne, tanto paga tutta l'Italia...
    Rimango però dell'idea che la Fiat abbia diritto ad un risarcimento, perchè il danno l'ha avuto ed un conto è la colpa, tutta un'altra cosa è il dolo.

    Barbara

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  2. la via del processo civile è forse inusuale, ma la FIAT avrebbe benissimo potuto costituirsi parte civile nel processo penale: sarebbe stato più lungo per l'intervento del pm, ma il risultato sarebbe potenzialmente identico.
    Se effettivamente le notizie erano non vere e manipolate, la FIAT ha giustamente diritto ad un risarcimento, il vero problema è la sproporzione: data la fama mediatica dell'impresa e la diffusione del programma in questione, questo arriva rapidamente a cifre astronomiche.
    Capisco il problema dell' "intimidazione" che così si ottiene, ma quali altri soluzioni possiamo applicare? Il danno è sicuramente economico, e la mera rettifica non ha la stessa efficacia.
    Intanto è importante che la RAI appelli assieme al giornalista, perchè gli editori devono difendere i loro giornalisti da questi attacchi.
    Dopodichè non resta che attendere la decisione della magistratura.

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  3. @ Barbara: il mio ragionamento l'ho fatto senza entrare nel merito della questione, dando per scontato che i giudici abbiano redatto una sentenza giusta ed equilibrata (la fiat, come risarcimento, chiedeva 20mln di euro). Il nodo sorge appunto sulla questione del risarcimento plurimilionario chiesto dalla Fiat: le occorreva una cifra che spaventasse l'editore e che facesse in modo che, a seguito della stessa, la RAI, per evitare altre sorprese simili, censurasse il lavoro dei propri dipendenti, in modo preventivo, anche quando non si ravvisi il 'dolo' del giornalista ma i reportage siano tali da inviperire qualcuno.
    Quanto all'estraneità di Santoro, sinceramente non so né se per lavoro fosse tenuto a sapere, né in che misura sia ravvisabile la malafede di Formigli nel proprio operare, ma immagino che si sia fidato di un suo -noto ed affermato- collaboratore...

    @ Redpoz: sul diritto di Fiat di ottenere risarcimento sono d'accordo, se risulta essere danneggiata. Però, ripeto, c'è davvero il rischio di ottenere un bavaglio non dato da una legge ma da un precedente giudiziario. Insomma, per anni il confine tra la diffamazione a mezzo stampa e la libertà dei media, nonché il diritto dell'opinione pubblica, sono stati in bilico sulla lama di un rasoio, ma qui si rischia di rompere definitivamente questo delicato equilibrio.
    Poi magari scopriremo che Formigli ha fatto un pessimo lavoro, manipolando dati e accampando un sacco di balle, e per questo dovremo attendere il deposito della sentenza, ma anche in questo caso infliggere risarcimenti plurimilionari all'editore fa solo sì che quest'ultimo divenga oppressivo e paranoico...

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  4. Marchionne non rispetta i diritti dei propri operai e li calpesta ripetutamente, ma si lamenta molto quanto vengono lesi i suoi... mi ricorda QUALCUNO...
    Irene

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  5. Magari chi parla tanto male della FIAT quando compra le auto preferisce AUDI e BMW e degli operai di Pomigliano se ne fotte!

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  6. Non entro nel merito giudiziario.
    Mi limito a confermare l'ipotesi di Carlo, sull'effetto di censura preventiva, con un dato di fatto: l'annunciato (e considerato 'pericoloso') messaggio di Adriano Celentano nel corso di 'Servizio pubblico' di Michele Santoro di ieri sera, ha causato la mancata trasmissione da parte di un gruppo importante di tv locali che di solito la diffondono.
    Anche Radio Capital, l'unica radio che manda in onda Santoro & co., ieri sera trasmetteva musica, e mi ha impedito di ascoltare, a bordo del mio taxi, la sempre interessante trasmissione.

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  7. Carissimo Franz, quanto ci riporti segna senz'altro la misura di quanto sia malata l'informazione in Italia.
    Abbiamo ormai editori terrorizzati di mandare in onda trasmissioni televisive o radiofoniche, di stampare volumi o articoli giornalistici. Siamo arrivati alla censura preventiva, dettata appunto dal timore di incorrere in gravi sanzioni (ovvero i risarcimenti in sede civile).
    Le piccole emittenti, che certo non sono la RAI, hanno preferito rinunciare agli introiti pubblicitari di quella serata pur di non correre il rischio di essere chiamati a risponderne, e mi pare che abbiamo superato il segno.
    Se la giustizia viene utilizzata per spaventare, qualcosa non va, il sistema è impazzito e malato.
    Allo stesso modo, un editore deve dare a tutti l'opportunità di esprimersi, altrimenti si chiamerebbe 'controllore' e non editore.

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  8. @ Carlo: attenzione però a non cadere nel trappolone giudiziario in stile Berlusconi: i giudici non creano le leggi, le applicano. ed esistendo diversi gradi di giudizio, se qualcuno diverge troppo dal dettato normativo, la sua sentenza verrà modificata e smentita.
    quindi non parlerei di "bavaglio dato da un precedente giudiziario": se il giudice ha ritenuto di poter-dovere decidere così significa che aveva fondati motivi di fatto e diritto....

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  9. @ Redpoz: Senza trasformarmi in un massacratore di toghe à la Berlusconi, voglio comunque dire che io non ho mai creduto nell'infallibilità dei giudici. :-)
    I diversi gradi di giudizio, del resto, come tu stesso dici, servono anche per cassare sentenze un po' bislacche.
    Ad ogni modo, continuo a trovare folle e spropositata la cifra determinata dal giudice e comminata all'editore. Anche a prescindere dal merito della questione, e della fondatezza della domanda attorea, avrà comunque esiti dirompenti nell'intimidire in futuro altri nelle medesime situazioni. Mi chiedo e ti chiedo: ci sarà spazio per trasmissioni in stile Report e Presa Diretta, o la RAI se ne laverà le mani?
    E i giornalisti che lavorano comunque per piccoli editori?
    Ad ogni modo, attendiamo di conoscere la sentenza: magari è tutta questione di mala fede di Formigli, forse ha detto cose talmente aberranti e spropositate da ridimensionare la portata della condanna... Lo spero, perché solo così non diverrebbe un precedente ed una prassi.

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