domenica 29 gennaio 2012

L'ULTIMO SCUDO DEL CAVALIERE: LA PRESCRIZIONE

Qualcuno, sul solito Corsera, ha scritto che Berlusconi ha accettato di sostenere il governo Monti nonostante " il serbatoio elettorale del Pdl è stato duramente intaccato. Colpiti i tassisti e i farmacisti, i commercianti, le libere professioni, gli autotrasportatori, il ceto medio asfissiato dall’imposizione fiscale, i milioni di proprietari della prima casa che avevano visto nell’abolizione dell’Ici una boccata d’ossigeno. Molti elettori del Pdl sono in rivolta". La realtà è ancora una volta diversa da quella dipinta da Battista e ruota, tanto per cambiare, attorno alle beghe giudiziarie dell'ex premier.
Dei suoi elettori, al Cavaliere, importa poco, soprattutto adesso che si profila, per lui, la stagione dei processi. Il vero dictat imposto da Berlusconi a Monti è quello di non riformare il settore Giustizia, in particolare non andare a scomodare i tempi, ormai fulminei, con cui incombe la prescrizione falcidiando 200mila processi ogni anno.
E dire che, in tempi in cui occorre stringere la cinghia, sarebbe normale iniziare a risparmiare proprio laddove gli sprechi di risorse pubbliche si fanno più ingenti. Pensiamo ai costi necessari alla fase delle indagini, specie quando queste richiedono intercettazioni ambientali e telefoniche ed impegnano le forze di polizia anche per un anno o un anno e mezzo. Pensiamo quindi ai costi necessari per la fase istruttoria: le spese per trasferire tutto su carta, per formare i faldoni, e poi del processo più ampiamente considerato. Dopo questo notevole esborso, lo Stato ed il cittadino non riescono ad ottenere giustizia: il più delle volte la prescrizione viene maturata ancora prima della sentenza di primo grado. Le volte in cui si arriva alla condanna, questa viene comunque subito stracciata dalla prescrizione. E quando questa arriva un po' più tardi, alle spese inutili di cui sopra bisogna aggiungere anche quelle dei successivi gradi di giudizio. Insomma, il sistema della prescrizione, così come è stato delineato -e continuamente corretto negli anni- dal legislatore, è "diabolico" ed assicura un alto grado di impunità. Dunque non solo la giustizia è una macchina guasta antieconomica, ma è pure uno strumento farraginoso che non tutela il cittadino onesto, tantomeno le vittime dei reati.
I motivi per intervenire in tal senso, insomma, ci sono tutti. E non è un caso se sia l'Europa, sia gli addetti del settore nostrani, abbiano approfittato del recente mutamento politico (e conseguente rasserenamento nel dialogo tra i poteri dello Stato) per chiedere a Monti di non concentrarsi solo sulle riforme di tipo economico, ma di prestare attenzione anche al settore Giustizia, che più di tanti altri avrebbe bisogno di rapidi interventi sia sotto il profilo penale, sia sotto quello civile (velocizzare i tempi dei processi attirerebbe gli investimenti esteri).
La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, con la storica sentenza del 29 Marzo 2011 Alikay contro Italia ha condannato il nostro Paese in quanto, con la prescrizione, così come è regolata dalla legge ex Cirielli (voluta dal Governo Berlusconi nel 2005 per salvare Previti) "viola l'art. 2 della Convenzione in quanto sottrae comunque l'imputato, riconosciuto colpevole, all'applicazione della pena".
Infatti l'attuale sistema presenta uno spartiacque assai poco equilibrato: per gli incensurati la prescrizione è fulminea ed è equiparata al massimo previsto dalla cornice edittale del reato per cui si procede (un reato con pena max. di 6 anni si prescriverà in 6 anni) mitigata ulteriormente dallo stratagemma delle attenuanti che riduce di molto la portata della pena, mentre per i recidivi, ai quali l'ex Cirielli nega il ricorso alle attenuanti, il tempo della prescrizione si allunga enormemente, ponendo peraltro in essere una disparità di trattamento tale da avere profili di incostituzionalità.
Si arriva così a sentenze abnormi come quella, datata 2009, che ha condannato a 3 anni di carcere un uomo che aveva rubato un pacco di wafer in un supermercato. Tutto questo mentre pene più gravi, per incensurati, sono addolcite dalle attenuanti che, con l'attuale sistema di calcolo della prescrizione, ne rendono più veloce la maturazione.
Cosa stiamo aspettando, allora, a cambiare un sistema tanto sbilanciato da apparire schizofrenico?
Alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, il Primo presidente della Corte di Cassazione, Lupo, ha detto: "Per molti reati spesso la notizia è acquisita in un tempo sensibilmente posteriore rispetto ai fatti-reato, con la conseguenza che il procedimento penale nasce con un handicap temporale, senza che possa imputarsi ad inerzia delle indagini l'anticipato consumarsi del tempo di prescrizione. Ciò costituisce una ulteriore anomalia negativa dell'ordinamento italiano - prosegue - che rende di fatto arduo accertare responsabilità penali con sentenza definitiva di condanna prima della maturazione della prescrizione per molti reati anche di rilevante gravità sociale. Senza indugiare sul costo che gli effetti di tale disciplina comportano per il bilancio dello Stato, ricordiamo che con un recente rapporto, l'OCSE ha raccomandato all'Italia di realizzare un adeguato prolungamento dei termini di prescrizione. Questa raccomandazione fa riferimento al tema della corruzione internazionale, ma sono ben evidenti le implicazioni che riguardano inevitabilmente tutte le fattispecie di reato, a partire da quelli di corruzione anche interna, su cui da più parti, istituzionale". Lo stesso giorno, Michele Vietti, presidente del CSM, ha dichiarato: "Il processo per sua natura deve arrivare a decisione nel merito. Non può essere un incentivo premiale per l'imputato più bravo a sfruttare le pieghe dei riti processuali, per evitare che si arrivi alla decisione. Questo determina l'abuso del processo". 
Naturalmente sullo sfondo della discussione rimangono i processi pendenti in cui Berlusconi risulta imputato. Ad iniziare dal caso Mills, che dovrebbe prescriversi a metà Febbraio (per i difensori del Cav. a fine Gennaio, per i PM nel mese di Aprile). Proprio la battaglia combattuta sul terreno della prescrizione nel caso Mills, indipendentemente dal merito della faccenda, rappresenta molto bene il fatto che questo sistema abbia perso di vista i suoi reali obiettivi ed i principi che dovrebbero muoverlo. La prescrizione, da diritto dell'imputato ad un "giusto processo" (dunque anche celere) è divenuta una facile scappatoia per garantirsi l'impunità.
Una impunità che, ora come ora, fa gola soprattutto a Berlusconi. Non è un caso, dunque, se in Commissione Giustizia il pidiellino Osvaldo Napoli ha avvertito la collega del PD Donatella Ferranti che aveva proposto di intervenire sulla prescrizione, con parole inequivocabili: "Toccatela e cadrà il Governo Monti".
Sarà dunque su quel terreno che si giocherà l'ultima, grande, battaglia politica del Cavaliere. Sarà dunque sotto il vessillo della prescrizione che il PDL, oggi malaticcio, si ritroverà unito e con uno scopo. Sarà dunque con quel ricatto che Monti dovrà fare i conti, se vuole arrivare alla fine della legislatura.

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5 commenti:

  1. Tutto vero e condivisibile. Per dovere di cronaca ricordiamo che la prescrizione scellerata ha salvato anche D'Alema.
    Silvio

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  2. Le solite porcate che ben conosciamo... continueranno anche dopo che sarà fuori dalla scena politica?
    ANTONELLA

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  3. Strano a dirsi, ma... stavolta condivido tutto! sarà per questo che nevica? :)
    Fosse per me, l'abolirei quasi del tutto, lasciandola forse per i reati di poco conto. Capisco che poteva essere un incentivo a sveltire i processi, ma visto che si è dimostrata in realtà un incentivo a delinquere perchè tanto i reati poi si prescrivono, tanto vale risolvere il problema alla fonte. Ma fa troppo comodo ai politici (e direi non solo a Berlusconi), per cui credo che nessuno agirà mai in tal senso.

    Barbara

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  4. @ Silvio: non sarai mica 'lui' che tiri in mezzo anche D'Alema? :-) Scherzi a parte, concordo.

    @ Barbara: Visto che mi combini? Ora ti metti pure a far nevicare? :-)
    Guarda, per come sta messa la giustizia in Italia, non la eliminerei, sennò correremmo il rischio di cadere nel problema opposto: non veder nemmeno iniziato il processo. Però la congelerei con il rinvio a giudizio e la farei ripartire, su istanza della parte civile e della vittima del reato, ogniqualvolta il tribunale dimostra una inerzia ingiustificata.

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  5. E' tutto finito! Ne uscirà pulito come un gatto anche questa volta. La giustizia è morta. LUI l'ha uccisa!

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