venerdì 13 gennaio 2012

IL DIAVOLO DELLA TANZANIA

Ex post, lo scandalo dei fondi pubblici della Lega investiti in Tanzania acquista un valore strategico non indifferente nel recente ed improvviso riavvicinamento di vedute tra il senatùr ed il Cavaliere.
Al partito di Bossi quello scivolone dal peso di 10 milioni di euro sarebbe potuto costare ancora più caro, anche perché la stampa vicina al premier era già pronta a cavalcare l'inchiesta soffiando sul fuoco.
Poi tutto è cambiato e Lega e PDL sono tornati a ricompattarsi.
Tenendo un occhio fermo su questi fatti scomodi e scottanti, si può dare una nuova chiave di lettura al misterioso quanto repertino cambio di registro del senatùr sul "caso Cosentino".
Ripercorriamo brevemente i febbrili giorni che hanno preceduto le due votazioni.
Lunedì 9 Gennaio la notizia del sì della Lega all'arresto del deputato campano arriva come un fulmine a ciel sereno e sembra tracciare definitivamente il solco tra i due partiti: «Domani i nostri -diceva sicuro di sé Roberto Maroni ai cronisti - esprimeranno un voto favorevole in giunta alla richiesta di arresto». Una decisione presa dopo ore di vertice nella sede di via Bellerio, una strategia che già odorava di campagna elettorale ed andava a dar man forte al tentativo di Bossi & Co. di rinverdire il partito delle origini tornando a puntare su trasparenza e legalità.
Lo stesso giorno, dalle colonne del Secolo XIX, scoppia lo scandalo dei rimborsi elettorali distolti dalle casse leghiste ed investiti in Tanzania, Norvegia, Cipro, ecc...
Il 10 Gennaio, in Giunta per le Autorizzazioni, il "sì" passa per un solo voto di scarto: quello del leghista Paolini.
In serata, i figli del dio Po iniziano a battibeccare: mentre le testate di Berlusconi sparano a zero sullo scandalo dei rimborsi elettorali e Maroni continua a chiedere la testa di CosentinoNon c’è fumus persecutionis, i nostri voteranno per l’arresto»), Bossi incontra Berlusconi per un lungo summit notturno. Prima di entrare nella villa dell'ex premier un'unica dichiarazioneSu Cosentino non possiamo fare passi indietro. Soprattutto se il Pdl si ostina a sostenere il governo Monti».
Ma la notte, si sa, porta consiglio e l'indomani il druido maximo cambia linea: «Lascio libertà di coscienza, nelle carte sul deputato del Pdl non c'è nulla!».
Il dietrofront è tanto forte quanto inatteso. Anche e soprattutto perché arriva da Bossi. Anche e soprattutto perché rinsalda, improvvisamente, un'alleanza data ormai per spacciata e che alla Lega pareva d'intralcio, specie in vista di elezioni.
Cos'è successo nella notte tra il 10 e l'11 Gennaio? Sono state "le carte" prodotte dai PM a convincere Bossi dell'esistenza del fumus persecutionis, o qualcos'altro, sussurratogli all'orecchio durante l'incontro con il Cavaliere? Ma, soprattutto, quanto ha pesato il nascente scandalo sui fondi neri del partito? 
Se il senatùr ha infine ritenuto che fosse saggio inghiottire l'ennesimo rospo e salvare dalle manette l'ennesimo parlamentare del PDL ora che la Lega è all'opposizione e non ha più scranni di potere da condividere con Berlusconi, l'ipotetico vantaggio promessogli (o l'ipotetica minaccia fattagli), deve essere davvero considerevole.
Anche perché così facendo il capo-vichingo sapeva di dilaniare il partito. Infatti alla votazione dell'11 la Lega piomba nel caos: il leghista Paolini, che in giunta aveva votato per il "sì", alla Camera vota contro l'arresto di Cosentino; due onorevoli si prendono a pugni; il resto del partito vota a macchia di leopardo, seguendo le due fazioni. La base, furibonda, si scatena su internet e su Radio Padania (Bossi minimizza: «La nostra base mica è così amica dei magistrati!»).
Berlusconi incassa sornione il risultato: 11 voti di scarto -anche grazie ai franchi tiratori di PD e UDC- che testimoniano ancora una volta che la vecchia maggioranza perdura e segue i suoi ordini.
E se nel PDL si gongola, in via Bellerio si consuma il dramma: lo strappo tra il senatùr ed il nascente movimento di Maroni appare di ora in ora sempre più evidente e viene fotografato dalla climax di dichiarazioni di Bossi: dal sarcastico: «Maroni scontento? Non piangeremo» al più esplicito -ma non meno caustico "vaffa" indirizzato all'ex Ministro dell'Interno colpevole di «lavorare a logorare Berlusconi».
L'improvvisa retromarcia di Bossi ha scoperchiato il vaso di Pandora, ma questo nuovo polverone non ha comunque impedito al senatùr di continuare la manovra di riavvicinamento a Berlusconi e di tornare a parlare di alleanze e spallate al governo Monti...
Che il Cavaliere fosse un uomo assai persuasivo era noto, ma quale arma ha usato per riavvicinare a sé l'ex alleato? Mentre gli osservatori si interrogano, lo scandalo dei fondi neri leghisti sparisce frettolosamente dai giornali e, forse, qualche altro dossier scottante già pronto per la pubblicazione torna a riposare sul fondo di chissà quale cassetto...

______________


6 commenti:

  1. Qualcuno che ben conosce le dinamiche tutte italiane del potere, una volta ha dichiarato che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca! Credo che valga anche per questa triste vicenda. Questa volta però penso sia difficile che la Lega ne esca senza colpo ferire. Come ha giustamente affermato Maroni, sarà difficile che la base leghista capisca quest'ennesima "concessione" a berlusconi...

    RispondiElimina
  2. Mi pare che proprio tu Carlo hai scritto che Berlusconi non ha alleati, ma tiene attorno a sé gente che può comprare o minacciare. La Lega l'ha comprata anni fa, forse ora avrà anche iniziato a minacciarla!
    Paolo77

    RispondiElimina
  3. Una ipotesi assai plausibile.
    E' di oggi la notizia che Bossi ha impedito a Maroni di tenere incontri pubblici da solo. Sembra proprio che Berlusconi abbia fatto scuola e sia riuscito a trasformare il movimento leghista in un partito chiuso, unipersonale, carismatico e dittatoriale!
    Irene

    RispondiElimina
  4. Concordo... è una chiave di lettura molto veritiera perché in passato Berlusconi ha agito più volte così, spaventando alleati e rivali con i cannoni dei mass media... Boffo, il giudice Mesiano... non dimentichiamoli!

    RispondiElimina
  5. Quando manca un'idea politica che unisca le parti, l'"unione" la si cerca con altri mezzi....
    Solo che prima o poi i danni di questa logica vengono a galla....

    RispondiElimina
  6. @ Rear Window: proprio per questo viene naturale chiedersi quale sia stata la promessa, o quale la minaccia, del Cav...

    @ Irene: Già, anche se poi Bossi è tornato sui propri passi, emerge sempre più il fatto che la Lega non sia un partito che gode di democrazia interna.

    @ Tommaso: Quando arriverà la fase del 'poi'? :-)

    RispondiElimina

Saranno eliminate eventuali dichiarazioni calunniose, ingiuriose, diffamatorie e scurrili. Si prega di contribuire alla discussione in modo civile e corretto.