mercoledì 11 gennaio 2012

BUDAPEST SCIVOLA NELLA DITTATURA, L'UE GUARDA DALL'ALTRA PARTE

Quasi una decina di anni fa, o poco più, l'Austria ed una improvvisa deriva conservatrice e xenofoba cavalcata da un politico di nome Jörg Haider misero in agitazione l'Europa. Il partito ultranazionalista austriaco, che certo non nascondeva le proprie simpatie per il nazismo, pareva destinato a diventare la forza di maggioranza del Paese, quando la Comunità europea intervenne con decisione costringendo Haider ad un passo indietro. L'ingerenza dell'Unione, forse, in quel caso fu persino eccessiva. Di certo valicava i confini dei Trattati. Però evitò al Vecchio Continente di ripiombare nell'incubo del "nazionalpopulismo" e della dittatura.
Oggigiorno, Bruxelles, purtroppo, non ha mostrato la medesima lungimiranza. Gli occhi del Consiglio, forse troppo occupati a seguire le oscillazioni dei mercati e l'aggravarsi della morsa della crisi tra i 27, non si sono posati per tempo sulla dittatura strisciante di Budapest, permettendole in pochi mesi di compiere passi da gigante.
Lesto, Victor Orban, leader del partito social-liberale al governo del Paese, ha già predisposto il terreno: ha infatti rivoluzionato la vecchia Costituzione democratica post-sovietica, varando una serie di leggi fondamentali che sembrano avere, come unico scopo, quello di eliminare una corretta distribuzione dei poteri e dei controlli ed ha iniziato ad incarcerare oppositori e giornalisti troppo zelanti. A finire in gabbia persino i parlamentari dell'opposizione e l'ex premier Ferenc Gyurcsány.  
Tutto questo non accade in Africa, ma nel cuore dell'Europa. Non accade nei Paesi satelliti dell'URSS degli anni '50, ma in uno stato considerato fino a pochi mesi fa democratico ed in via di sviluppo (sebbene proprio l'Ungheria sia, economicamente, la maglia nera dell'Europa orientale).
Accusata da Bruxelles di aver falsificato i propri bilanci negli ultimi anni, l'Ungheria ora dovrà anche provare di rispettare ancora i "criteri di Copenaghen" sottoscritti ai tempi della sua adesione all'Eurozona.
E non le sarà facile dato che la prima mossa di Victor Orban è stata quella, assai classica per una dittatura nascente, di imbavagliare la stampa. Con la legge varata in fretta e furia il 20 Dicembre scorso non esiste più la segretezza della fonte, tutti i media debbono sottoporsi al rigido controllo di una preposta autorità governativa e le notizie dovranno superare il vaglio del regime. Chi si oppone finisce in galera con l'accusa di terrorismo e di mettere in pericolo l'intelaiatura costituzionale dell'Ungheria.
Orban si è mosso poi in modo da blindare le leggi fiscali: su queste la Corte Costituzionale non potrà più intervenire né tramite controlli a monte, né in via incidentale, richiederanno l'approvazione di due terzi del Parlamento e, in tema di finanziaria, se non verrà promulgata ogni anno entro il 31 Marzo il Presidente della Repubblica avrà il potere di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Uno stratagemma mascherato da norma apparentemente solo troppo rigorosa che potrebbe però garantire ad Orban il potere di controllare il Governo e l'emiciclo anche in caso di sconfitta elettorale (almeno fino a quando il Presidente della Repubblica sarà l'appena eletto Pál Schmitt, che proviene dal medesimo partito del premier).
Purtroppo, le prime, serie, proteste dell'Ue le abbiamo avute non in risposta alle leggi liberticide, ma solo dopo le sollecitazioni dei vicini di casa dell'Ungheria, preoccupati per alcune dichiarazioni del premier Orban sulla "Grande Ungheria" (si farebbe riferimento allo stato così come era prima della I Guerra Mondiale), ma anche e soprattutto per il contenuto del preambolo della nuova Costituzione, in cui vengono rivendicate le parti del territorio magiaro oggi di competenza austriaca, romena e slovacca.
Alle proteste comunitarie il neo-dittatore ungherese ha risposto con fermezza: "il vociare occidentale non mi fa certo tremare le ginocchia!".

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9 commenti:

  1. Vorrei che la grande attenzione e precisione che mostri, ancora una volta, nel portare alla ribalta fenomeni di importanza sottovalutata, fosse rivolta ad eventi positivi e incoraggianti.
    E invece, purtroppo, il convento sembra passarci solo l'avanzare del degrado, nel livello di civiltà e di democrazia del nostro continente e del mondo intero.
    Comunque meritoria la tua segnalazione: fra i tanti allarmi presenti non dobbiamo distrarci da quanto sta avvenendo in terra magiara.

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  2. Speriamo che non inizino a sparare sulla folla...
    Sah

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  3. un'ulteriore aggravante è che dall'episodio di Haider, l'UE si è dotata di strumenti giuridici per prevenire e sanzionare simili derive autoritarie e lesive dei diritti fondamentali da parte degli Stati membri.
    nessuno fino ad oggi ha pensato di applicare tali strumenti...
    troppo impegnati a cercare di salvarsi dalla crisi economica?
    come se una cosa escludesse l'altra! anzi, dimostrando di garantire la democrazia negli stati membri, l'UE potrebbe acquistare un pò di credibilità ed appassionare i cittadini...
    (l'esatto contrario che sponsorizzando governi tecnici)

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  4. @ Redpoz: forse avranno paura di interferire troppo con decisioni di politica interna. Mi sembra che l'Europa tenti sempre di muoversi in punta di piedi, e sia incapace di dettare linee comuni...
    Irene

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  5. Ai tempi di Haider, l'Europa dovette fare marcia indietro sulle sanzioni imposte all'Austria perchè, se non ricordo male, furono giudicate eccessive. Forse per questo, ora, sta più attenta prima di intervenire nelle questioni interne degli stati membri.
    Inoltre, le posizioni di Haider erano marcatamente razziste e xenofobe e, se si considera che è perseguibile chi nega un genocidio come quello ebreo o armeno, è facile intuire che ideologie razziste provochino un immediato sdegno ed un'altrettanta immediata reazione.
    Orban, invece, per il momento fa le prove di dittatura in casa sua senza però toccare quei temi che, dopo l'olocausto ebreo, non sono neanche più pronunciabili e forse per questo l'Europa tarda ad intervenire. Qualcosa, comunque, credo che farà, perchè se fa tante storie alla Turchia proprio perchè non osserva quei principi di democrazia considerati indispensabili in uno stato europeo, non può far finta di non vedere ciò che accade in Ungheria.

    Barbara

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  6. @ Franz: forse, scartabellando, ci saranno anche gli eventi positivi, le "notizie balenghe" (come dice la Littizzetto), ma in fondo trovo che per quelle ci sia già il TG1 (si, anche quello post-Minzolini).

    @ Sah: segnerebbe il classico passo del non ritorno. Speriamo che non accada.

    @ redpoz - Irene: trovo che abbiate ragione entrambi. Gli strumenti, su carta, ci sono, ma quando si parla di limitazioni di sovranità nazionale l'Ue deve giocare indossando i guanti. Talvolta far rispettar le regole crea notevoli imbarazzi diplomatici. Comunque spero che chiudano i rubinetti alle eurosovvenzioni, così da far ritornare Orban nell'alveo della pseudonormalità...

    @ Barbara: sinceramente non ricordo il passaggio che tu citi. L'equilibrio comunque tra stati e comunità è sempre piuttosto precario anche perché ad oggi tutti i membri si sono guardati bene dal sottoscrivere trattati che permettessero a Bruxelles di ficcanasare troppo in casa propria.
    E' particolarmente interessante il parallelo con la Turchia, anche perché sappiamo bene che dietro quella candidatura ci sono gli USA che premono affinché entri.
    Nonostante questo, fin'ora le porte dell'Ue sono rimaste chiuse proprio perché lo stato di Tayyip Erdoğan non rispetta i più basilari diritti civili. E questo fa onore al Vecchio Continente.
    Ad ogni modo, benché la situazione si sia tragicamente aggravata nelle ultime ore, credo che, dal pdv democratico, la Turchia versi in una situazione ancora peggiore di quella ungherese, anche perché non è in grado di dividere il potere religioso da quello temporale. In più, occorre tenere a mente che entrare nell'Europa non è facile (se fossimo stati più selettivi, però, forse oggi avremmo una Eurozona più forte), ma uscirne pare impossibile, persino a fronte di non rispettare gli impegni presi...

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  7. Piccola precisazione: non era un'accusa, la mia, e "il convento" a cui alludevo non era il tuo blog, ma la realtà quotidiana, che purtroppo ci passa molte brutture e troppo rare ragioni di speranza.
    Delle notizie belenghe, comunque, facciamo volentieri a meno...! :-)

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  8. @ Franz: tranquillo, lo avevo inteso! Anche perché avevo letto il tuo ultimo post che, per tema, era proprio collegato a questa straordinaria convergenza di eventi negativi che ci stanno funestando!

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  9. in fondo, è il costante problema dell'Europa: fronteggiare le sovranità nazionali... non è facile improvvisamente sentire di essere tutti "europei" prima che italiani, cechi, ungheresi. è una questione non solo politica, ma di mentalità.
    non a caso, proprio Jacques Delors rispondeva a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto diversamente nella costruzione dell'Europa "avrei cominciato dalla cultura"

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