Le decisioni sul futuro dell'unione monetaria saranno prese -se sarà possibile trovare un accordo tra i 27 leaders- dopo la malinconica cena di lavoro che si sta tenendo proprio in queste ore a Bruxelles. Una cena che rischia di rimanere sul gozzo a molti rappresentanti dei Paesi membri volati in tutta fretta nella capitale dell'Eurozona per tentare di salvare il destino dell'economia del Vecchio Continente. Del resto viene chiesto a 27 Paesi diversissimi tra loro di fare, in poche ore, ciò che non è mai stato fatto in sessant'anni: dare una dimensione politica all'Euro, che fin'ora ha solo avuto quella valutaria.
Il collo di bottiglia, fin dalla stipulazione del trattato istitutivo della Comunità europea, è sempre stato quello. I Paesi membri erano sì disposti a creare un mercato comune, ma niente di più, temendo limitazioni alla propria sovranità nazionale ed ingerenze nella propria sfera interna.
Quel libero mercato senza dazi e frontiere nato sotto il segno di Schengen negli anni si è evoluto parecchio, ma la dimensione politica è sempre rimasta in secondo piano, bocciata da più parti, nonostante l'Europa si fosse via via dotata di istituzioni quali un Parlamento che legiferasse, un Consiglio che la rappresentasse sulla scena globale ed una Corte che uniformasse i diritti vigenti di tutti i membri. E se da un lato queste istituzioni lavoravano, in silenzio, per rafforzare l'aspetto politico, dall'altro i governi nazionali continuavano ad agire al di fuori dell'ottica comunitaria, legiferando in aperto contrasto con i Trattati, prevedendo proibizionismi economici e nascondendo i propri deficit di bilancio alle autorità di Bruxelles.
L'Unione europea, così com'è attualmente, è un lento pachiderma che non può che inseguire strutture più agili e flessibili come quelle che reggono Cina, Russia e USA. Può legiferare solo in talune materie, molte delle quali di scarsa rilevanza, non riesce ad imporre le proprie direttive agli Stati membri e non può rivedere i trattati senza il nulla osta di tutti i suoi componenti.
Le spinte dei mercati, l'aggravarsi della crisi e la possibile morte anticipata della stessa unione monetaria ora chiedono a quei 27 Paesi di deglutire l'amaro calice e mettere nero su bianco il progetto di una nuova Unione europea. Già, ma quale Unione europea? Quella, naturalmente, voluta dai Paesi ricchi, dai membri virtuosi, che vantano un PIL invidiabile e un debito sovrano assai contenuto. I Paesi del Nord Europa, insomma, che non hanno intenzione di sprofondare per colpa di Grecia, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda e stanno già disegnando una unione monetaria elitaria che comprenda solo chi dicono loro. Tutti gli altri faranno parte della "serie B" del Vecchio Continente, destinata ad avere una moneta più debole ed una forte ingerenza sulle materie interne (in particolare sulle politiche economiche) da parte dei Paesi più ricchi. Formalmente le finanze di questi Paesi più sfortunati saranno sottoposte al controllo delle istituzioni comunitarie; di fatto verranno invece valutate da questo ristretto circolo un po' snob, ovviamente già pronto a modificare l'assetto istituzionale dell'Eurozona a proprio vantaggio.
Con la scusa della crisi, dietro lo spauracchio della fretta, questa sera la Germania e gli altri Paesi da lei selezionati per mettere assieme la ristretta cerchia che comporrà l'Eurozona ricca, potrebbero stracciare i vecchi trattati ed imporre all'intera Comunità soluzioni che, normalmente, richiederebbero un iter legislativo lungo e complesso, oltre che il nulla osta di tutti i 27. Sul fatto che non ci sia più il tempo per procedere secondo le vie tradizionali siamo d'accordo, così come sappiamo bene che sia impossibile rivedere l'assetto comunitario con il deleterio sistema in cui è sufficiente un singolo veto per mandare all'aria tutto. Questo però non si deve tradurre nell'accantonamento delle guarentigie democratiche per lasciare campo libero ad una Germania che pare voler approfittare del dramma contigente per dare sfogo alle proprie velleità egemoniche. La Merkel, in prossimità delle elezioni, mira infatti a risollevare la propria popolarità portando a casa un risultato insperato: non solo slegarsi dalle economie più deboli, lasciandole al destino di un "Euro leggero", ma anche ottenere formalmente il comando di quell'Europa che, nelle intenzioni dei padri costituenti, doveva essere di primus inter pares, senza comandanti e senza comandati...
____________

0 commenti:
Posta un commento
Saranno eliminate eventuali dichiarazioni calunniose, ingiuriose, diffamatorie e scurrili. Si prega di contribuire alla discussione in modo civile e corretto.