domenica 18 dicembre 2011

ANEMONE E IL PESCE PAGLIACCIO, PARTE II


E' finalmente sfociata in una inchiesta della magistratura l'imbarazzante, quanto grottesca e ridicola faccenda che ha visto l'ex ministro Claudio Scajola beneficiario di una casa regalatagli a propria insaputa.
Ne abbiamo parlato a lungo su questo blog, dal momento che era impossibile evitare di sfottere, anche pesantemente, chi aveva avuto la sfrontatezza di presentarsi davanti ai cittadini al solo fine di insultarne l'intelligenza (non bastasse l'insostenibile fatto che la Casta ci costa come un palmare d'ultima generazione al minuto, i suoi esponenti si divertono a farci bere le scuse più stupide).
Ad ogni modo, bisogna anche dar atto a Scajola di essere stato l'unico, tra i tanti "ministri vergogna" della passata legislatura, ad essersi dimesso, oltretutto senza nemmeno attendere il rinvio a giudizio (che è appunto arrivato, con notevole ritardo, soltanto in questi giorni). Ma ciò non basta, naturalmente, a ripulire l'immagine del politico imperiese.
Al centro dell'inchiesta la famosa casa con vista Colosseo che tanto piaceva all'ex Ministro dello Sviluppo Economico. Quella volpe di un ministro pensava di aver spuntato la trattativa di 200metri di appartamento con finestre sulla Storia al misero prezzo di 610mila Euro, contro un prezzo di mercato che si aggira attorno ai 2 milioni. Del resto quando c'è l'astuzia, quando c'è l'innata capacità affabulatoria, concludere simili affari è uno scherzo!
Peccato solo che la somma mancante, ovvero il milione e centomila Euro, ce la mise il famigerato imprenditore Anemone, già nell'occhio del ciclone per l'appaltopoli del G8 (di cui questa inchiesta romana costituisce uno stralcio importante).
Come dimenticare le parole di Scajola: "non posso accettare l'idea di vivere in una casa che potrebbe non essere stata pagata da me" e l'imbarazzante intervista a Bruno Vespa che precedettero le drammatiche ore della sua capitolazione ("inseguo le rassegne stampa per capire di cosa si parla")? 
Ad un anno e mezzo da quegli eventi, l'ex ministro deve finalmente aver capito, perché la memoria difensiva depositata in tribunale presenta adesso una tesi assai diversa da quella della prima ora. Non più un acquisto a sua insaputa, un raggiro ordito alle sue spalle, un trappolone massmediatico, ma semplicemente un "regalo di un amico".
Dunque, gli 80 assegni fatti transitare da Anemone alle alienanti dell'immobile tramite l'architetto Zampolini ("forse era presente alla firma del rogito, ma c'era tanta gente..."), la cui esistenza in un primo tempo pareva del tutto ignota a Scajola, costituirebbero ora un regalo. Un regalo da un milione e centomila euro, a cui aggiungere i 100 mila per la ristrutturazione dello stesso immobile i quali, assieme alla ben nota lista di regalucci (tra cui spiccava anche un "frullatore per il Ministro") configurano in modo serio e credibile l'esistenza di un rapporto di corruttela tra l'imprenditore e l'esponente dell'esecutivo Berlusconi.
All'ex ministro allo Sviluppo Economico, ora, l'onere della prova di essere totalmente estraneo all'accusa che gli viene mossa di finanziamento illecito, possibilmente senza giocare l'intera partita sul terreno della prescrizione: non dovrebbe essere difficile, per chi si è sempre detto "totalmente estraneo all'intera faccanda", essere prosciolto, magari anche a propria insaputa.

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3 commenti:

  1. Mi vergognavo per lui mentre Vespa gli faceva innocue domande alle quali però non riusciva a rispondere!

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  2. Se questo fantomatico "amico" già che c'è volesse regalare anche a me un appartamentino a Nervi (o Camogli a scelta) gli lascerei subito il codice IBAN... hai visto mai... ;)

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  3. Dipende, dirigi forse qualche gara di appalto? :)

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