giovedì 29 dicembre 2011

2011: INCHIESTE, SCANDALI E PROCESSI DELL'ANNO AL QUALE SIAMO SCAMPATI


Come da tradizione, negli ultimi giorni dell'anno bisogna fare due cose: abbuffarsi di cotechino e lenticchie e tirare le somme di quanto visto, di quanto vissuto, di quanto subito nei dodici mesi che ci si lascia alle spalle.
Il Buonasera lo fa alla sua maniera, ripercorrendo il 2011 politico sul fronte delle inchieste giudiziare, inanellando le condanne di illustri esponenti dell'attuale classe dirigente e le richieste d'arresto fioccate nei due rami del Parlamento, senza dimenticare le inchieste più celebri che hanno tenuto banco per mesi prima di venir frettolosamente dimenticate con la celere capitolazione di Berlusconi.
Partiamo dunque dal Parlamento, che tra i suoi circa 1000 onorevoli ospita attualmente 88 (52 del solo PDL) inquisiti, tra condanne pendenti, condanne passate in giudicato e rinvii a giudizio.
Nell'arco del 2011 nove onorevoli sono stati raggiunti da avvisi di garanzia e le Assemblee hanno rifiutato per otto volte l'autorizzazione a procedere presentata dai magistrati.
Scartabellando tra gli 88 uomini d'oro della nostra classe dirigente si trovano nomi celebri:
Umberto Bossi, leader della Lega, condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito nell'ambito dell'inchiesta sulla maxi-tangente Enimont.
La Lega, riscopertasi recentissimamente giustizialista, annovera comunque tra le sue fila 4 deputati e 2 senatori inquisiti.
Segue naturalmente la primula rossa della politica italiana: Marcello Dell'Utri, ex braccio destro del Berlusconi imprenditore ai tempi di Publitalia ed attuale stretto consigliere del Berlusconi politico, nonché co-fondatore di Forza Italia. Il 2011 per lui è stato l'anno della sentenza di appello: sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ancora senza condanna ma con sei processi pendenti il leader maximo del "partito degli onesti", Silvio Berlusconi, che entro Gennaio dovrebbe comunque vedersi arrivare la sentenza del processo Mills (corruzione giudiziaria) pena la prescrizione dello stesso.
Non fa parte del PDL, ma è stato un ministro del passato Governo, il deputato campano Saverio Romano, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa (il suo numero di telefono è stato ritrovato nelle mani del boss Alberto Provenzano).
E' straordinariamente finito in galera (ma già ai domiciliari), in un incandescente giorno di metà Luglio che ha visto barcollare l'esecutivo, il magistrato-onorevole Alfonso Papa (inchiesta P4). Grazie ai voti della Lega in quell'occasione l'opposizione riuscì ad ottenere un insperato "si" alla richiesta d'arresto della Procura partenopea. Lo stesso giorno, però, il Senato salvava l'ex politico del PD Tedesco (corruzione).
Sul fronte delle inchieste, il 2011 è stato l'anno delle mignotte. Il processo Ruby da un lato e l'affaire Lavitola-Tarantini dall'altro, si sono infatti posizionati di diritto sotto i riflettori, contribuendo molto probabilmente a gettare quel discredito d'ampio respiro sull'immagine già indebolita di Berlusconi che, nella seconda metà dell'anno, ha poi causato la totale perdita di credibilità sulla scena internazionale del nostro esecutivo e la conseguente ondata speculativa.
Si potrebbe insomma dire che la nipotina di Mubarak ci ha quasi fatto fallire.
I fatti però risalgono a ben prima di quest'anno. Più precisamente alla notte del 25 Maggio del 2010,  notte in cui Ruby Rubacuori viene arrestata e portata in Questura per furto. La ragazza, senza documenti, viene trattenuta e sottoposta alle notoriamente lunghe procedure d'identificazione.
Quella stessa notte, alle 23:49, una telefonata fa sobbalzare il funzionario Piero Ostuni: dall'altro capo della cornetta c'è infatti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da Parigi per una missione diplomatica, il quale esercita notevoli pressioni affinché la ragazzina (nata il 1 Novembre del 1992) venga immediatamente rilasciata in quanto stretta parente di un capo di Stato estero. E' passata alla storia la risposta ironica del PM dei minori Fiorillo di turno in quella stramba sera di fine Maggio: "Se lei è la nipote di Mubarak, io sono Nefertiti!". Il magistrato vorrebbe trattenere la giovane per capire meglio in che razza di torbido giro sia finita, ma gli ordini dall'alto sono inequivocabili: bisogna rilasciarla alla svelta!
Quella stessa notte una vettura di grossa cilindrata, forse un'auto blu, arriva in Questura per prendere in consegna Ruby Rubacuori: sul sedile posteriore siede la "la consigliera ministeriale" (in realtà consigliera regionale) inviata dal premier in qualità di garante della giovane marocchina-egiziana: Nicole Minetti, ex cubista, ex igienista dentale, attualmente consigliera PDL della regione Lombardia. La donna, anziché prendere in consegna Ruby, la affiderà alle cure della brasiliana Michelle Coinceicao (che già conosceva la ragazzina magrebina: infatti nella rubrica telefonica la teneva sotto la dicitura "troia").
L'auto parte a tutta velocità e si perde nel buio della notte milanese. Ruby, le cui sorti sembrano destare un particolare quanto sospetto interesse del Cavaliere, ha evitato l'arresto ed il premier ha così modo di tirare un sospiro di sollievo.
Ma, pochi giorni dopo, il 5 Giugno, Ruby Rubacuori finisce nuovamente in Questura: a chiamar la polizia, questa volta, i vicini di casa della brasiliana che ospita la ragazza, allarmati dalle forti urla e dai rumori che, in piena notte, provengono dall'appartamento. Le due se la stanno infatti dando di santa ragione e Ruby denuncerà la propria ospite per percosse.
5 Giugno: ricordatevi questa data perché è quella dello scoperchiamento del vaso di Pandora. Molti fatti recenti sono dipesi da quella semplice baruffa tra ragazze extracomunitarie.
Questa volta la magistratura minorile gioca d'anticipo e vieta ogni contatto tra la magrebina e Nicole Minetti. L'entourage del premier è in subbuglio: qualcuno deve intervenire prima che Ruby venga sentita dai PM. Si muove Lele Mora, amico di vecchia data del presidente del Consiglio, il quale, con un colpo di scena degno di una telenovelas argentina, chiede di adottare la ragazza.
E' comunque troppo tardi: la nipotina di Mubarak ha ormai iniziato a vuotare il sacco. E' un fiume in piena ed i procuratori Forno e Sangermano non credono alle loro orecchie. La minorenne racconta dei festini di Arcore, rivela al mondo l'esistenza dei "bunga-bunga" presidenziali, delle "case gratis" in via Olgettina (soprannominata da qualche reporter smaliziato "orgettina"), e pronuncia ancora quel vezzeggiativo che era già uscito un anno prima, ai tempi dello scandalo Noemi: "papi".
Il quadro si fa via-via sempre più chiaro: Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora avrebbero reclutato prostitute per ravvivare i numerosi festini notturni del premier. E poco importava se, tra queste, ogni tanto ci finiva anche qualche minorenne.
La schiera di starnazzanti e procaci sgallettate veniva retribuita con vitto e alloggio gratis, nei quartieri residenziali di Milano Due e con lauti compensi che venivano elargiti dal ragionier Spinelli, collaboratore di vecchia data del premier, il cui ufficio di commercialista in Milano rientra stranamente sotto la tutela speciale degli uffici della presidenza del Consiglio e, per questo, impossibile da perquisire senza aver prima ottenuto il nulla osta del Parlamento. L'11 Febbraio la Camera dirà "no". Ha così inizio il lungo braccio di ferro tra la maggioranza e la Procura di Milano.
L'inchiesta, sotto il peso dei media, si infiamma e PM da un lato, Cavaliere dall'altro sembrano intenti a giocare una partita a scacchi che pare determinare le sorti della celebrazione del processo stesso. La Procura di Milano, infatti, si aspettava il diniego della Camera e sapeva che non avrebbe potuto mettere le mani sulle carte del commercialista Spinelli, ma non aveva perso tempo e aveva cercato le prove su cui montare il proprio teorema accusatorio altrove: tra le ragazze dell'Olgettina, le cui dimore, ancorché pagate dal premier, non godevano comunque di tutela istituzionale e potevano essere comodamente perquisite.
Il 17 Febbraio, sulla base delle testimonianze raccolte, il Gup Di Censo ritiene di avere materiale a sufficienza per rinviare a giudizio Silvio Berlusconi con l'accusa di prostituzione minorile e concussione («Silvio Berlusconi aveva l'evidente scopo di nascondere il reato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una minorenne e voleva assicurarsene l'impunità che la giovane e poco controllabile Karima El Mahroug ben avrebbe potuto porre a rischio, quando fece pressioni sulla Questura di Milano affinché la 17enne marocchina fosse affidata con una procedura macroscopicamente anomala alla consigliera regionale Nicole Minetti» ). Si procederà con la formula del rito immediato, che consente di approdare a pié pari in dibattimento saltando la fase filtro dell'udienza preliminare.
Intanto il premier non sa più cosa rispondere ai giornalisti: prima sostiene di non aver mai parlato di nipoti di Mubarak e di essere intervenuto per puro spirito caritatevole, poi si rimangia tutto e tenta di giustificare la sospetta dazione di 60mila euro alla ragazza parlando di fantasiose "macchine laser antidepilazione" il cui acquisto avrebbe permesso a Karima El Mahroug di mettere in piedi un'attività di estetista e non finire sul marciapiede. Tutte balle incapaci di restare in piedi a lungo. Lo scandalo dilaga e fa velocemente il giro del mondo. Le autorità estere prendono le distanze e persino la Chiesa inizia a chiedere le dimissioni di Berlusconi.
Il processo, insomma, sembra destinato ad essere celebrato ed il caso è ormai in mano alla stampa di tutto il mondo. Quello che non sarebbe mai dovuto accadere è solida realtà, ciò che non si sarebbe mai dovuto sapere è sotto gli occhi di tutti.
La difesa di Berlusconi gioca allora un'ultima, disperata, paradossale, tragicomica carta: non potendo annullare il processo, bisogna tentare di giocarlo in casa, in un tribunale più favorevole e, soprattutto, rallentarne la celebrazione. Trovare insomma un cavillo che permetta di dichiarare Milano incompetente a procedere. Si tenta di far passare il reato di prostituzione minorile quale "reato ministeriale", ovvero, secondo Costituzione, rientrante nelle funzioni della carica di presidente del Consiglio.
Via quegli sguardi sbigottiti: a parlare per me non è lo spumante tracannato nelle feste. Questo è ciò che è davvero accaduto durante l'anno.
Se si assumesse, infatti, che il presidente del Consiglio era genuinamente e candidamente convinto che Ruby fosse la nipotina di Mubarak, si potrebbe anche ammettere -con qualche forzatura di troppo- che Berlusconi agì nell'interesse del Paese, nel tentativo di evitare imbarazzo diplomatico tra Italia ed Egitto. Insomma, sarebbe bastato avvallare la tesi secondo cui il premier si beve ogni balla, financo le più assurde, ed è quindi ad un passo dall'interdizione giuridica, per poter rinviare il processo del tempo necessario per mettere in campo prescrizione breve e processo express elaborati dall'On. Paniz, già relatore in Parlamento della imbarazzante e delirante tesi di cui sopra.
Questo accadeva sul far dell'Estate. La lettera della BCE il 4 Agosto e gli attacchi speculativi dell'Autunno hanno invece legato le mani all'esecutivo, impedendogli di occuparsi ancora di Giustizia.
Il 12 Novembre, incalzato dagli eventi (e dal tracollo finanziario delle proprie aziende), Silvio Berlusconi è stato costretto alle dimissioni, rassegnate solo al termine di una giornata convulsa ed infuocata durante la quale Napolitano era dovuto intervenire per rassicurare i mercati che già temevano colpi di coda e ripensamenti dell'ultimo minuto. Il premier raggiunge il Quirinale e trova ad attenderlo migliaia di persone che gli lanciano monetine e lo insultano pesantemente.
Ora dovrà affrontare da "semplice" onorevole -con lo scudo del "legittimo impedimento" che spetta a ciascuno di noi- il processo Ruby e tutti gli altri (Mills, Mediaset e Mediatrade) che affollano la sua agenda.
Lui, forse, dopo questi eventi qui frettolosamente riepilogati ha smesso, in compenso l'Italia, proprio a causa degli stessi, ha continuato ad andare a puttane...

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5 commenti:

  1. Ammetto che letti tutti assieme, legati da filo logico, questi eventi sembrano uscire da un libro di fantapolitica.

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  2. Che delirio!
    Voglio solo dimenticare!
    Sah

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  3. Ci stiamo lasciando alle spalle questi tristi frangenti in cui il nostro Paese è stato messo alla berlina da un consumato venditore di fumo il cui unico interesse era quello di arricchire le proprie aziende e farsi le nostre figlie.
    Marmonero

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  4. Mamma di turchi...
    Piotr

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  5. Ne siamo scampati e al momento tanto mi basta!
    AUGURI SPERIAMO CHE STO 2012 SIA MEGLIO!!!!
    ANTONELLA

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