"Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni"
Ascolti quelle parole e rimani inebetito. Non capisci dove finisca la menzogna e dove inizi l'idiozia. Non capisci se se le crede perché le dice, o se se le crede a prescindere, tanto è abituato a mentire, a considerare la verità una sola, la sua, come peraltro diceva di lui Indro Montanelli.
Poi dimentichi i filosofeggiamenti vari, perché di colpo ti ritorna prepotente in mente il particolare che il teleimbonitore di Arcore sta dicendo queste cose non ai soliti giornalisti compiacenti, quelli sul suo libro paga, ma ad una platea mondiale, del G20, e ti rimane solo da ringraziare il fatto che domani sia Sabato e che la borsa non riapra fino a Lunedì.
Ora nel mondo sanno che il presidente Berlusconi, per sondare la crisi, non chiede rapporti, non istituisce commissioni di studio e non parla con Tremonti, col quale peraltro è ai ferri corti, ma butta ogni tanto un occhio alla finestra e controlla se il ristorante sotto Palazzo Grazioli sia pieno o meno. Quello è il termometro della crisi, per lui, che dopo la fugace occhiata è libero di tornarsene ai bunga-bunga.
L'altra, clamorosa, balla che ci ha umiliato in mondovisione riguarda invece il commissariamento de facto di Washington, che gli economisti dicono si attui solo quando un Paese chiede al FMI un prestito, ipotesi comunque smentita, per quel che vale, da Berlusconi. Sul punto il Cav. ha dichiarato: "L'Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di monitorare i suoi impegni". Certo, come no: è come se un evasore fiscale chiedesse, di propria iniziativa, alla Guardia di Finanza di aprire un'indagine sui propri conti o come se un bancarottiere portasse sua sponte i libri contabili in tribunale.
E' chiaro che quella di Washington è stata un'imposizione che il Cavaliere ha dovuto accettare, dopo esser stato messo all'angolo dai leaders europei e da Obama, che certo non vogliono finir trascinati nel baratro per colpa della sua incapacità genetica di accettare la realtà. La platea internzazionale dei 20 Grandi ha messo infine da parte le ambascerie e gli ha detto in faccia che nessuno, ormai, è disposto a dar credito a ciò che dice, a ciò che millanta e a ciò che va promettendo, e che è disposta a salvare l'Italia solo a patto di mandarci a casa i propri ispettori.
La rabbia, la frustrazione e forse l'umiliazione potevano essergli lette in faccia e sono ben documentate dalle numerose foto di rito in cui è apparso col volto trasfigurato: sguardo torvo, sopracciglia all'altezza degli stinchi, mascelle serrate in un sorriso jokeriano mutato in un ghigno irritato.
La rabbia, la frustrazione e forse l'umiliazione potevano essergli lette in faccia e sono ben documentate dalle numerose foto di rito in cui è apparso col volto trasfigurato: sguardo torvo, sopracciglia all'altezza degli stinchi, mascelle serrate in un sorriso jokeriano mutato in un ghigno irritato.
Ma lo si legge anche negli atteggiamenti degli altri premier o capi di Stato: tutti intenti nei soliti convenevoli ma ancora di più a non apparire mai soli con Berlusconi al proprio fianco, che dal canto suo ha provato invece a imbucarsi qui e là, suscitando quasi pena...
Sorvegliato ed appestato speciale, una scoria radioattiva che causa tracolli di credibilità in chiunque abbia la malaugurata idea di rivolgergli la parola...
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Per inciso, controllando il momenti in cui lo spread ha toccato il nuovo record (460 pt, ovvero un interesse al 6,5%) si nota che coincide col momento in cui Berlusconi nega l'esistenza della crisi. Controllare per credere.
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