Il battesimo europeo di Mario Monti ha destato più curiosità, clamore e, se possibile, entusiasmo, altrove che non in Italia. L'Herald Tribune di oggi scrive che il nostro Paese è tornato finalmente tra le grandi d'Europa, dopo esser stato messo all'angolo dalle buffonate di Berlusconi, non mancando di sottolineare che Giovedì l'Italia siederà allo stesso tavolo di Francia e Germania, che fin'ora avevano trattato in solitaria (e senza trovarvi soluzioni) il problema della crisi.
Ma se all'estero l'esecutivo di Monti è stato accolto come una benedizione, entro i confini nazionali dovrà invece vedersela con quell'ultimo scampolo di Seconda Repubblica che ancora siede e sopravvive in Parlamento e che non ha intenzione di mercanteggiare i propri privilegi e avvallare manovre impopolari, specie in vista delle elezioni. Da sinistra a destra è tutta una levata di scudi. Persino le forze extraparlamentari tentano lo sgambetto. Sabato il presidente del Consiglio ha dovuto subire la forte stoccata di Nichi Vendola a Che Tempo che Fa, oggi i comunisti di Ferrero erano in piazza per manifestare contro il governo e la leadership tedesca dell'Unione europea.
Forti mal di pancia anche tra le fila del centro-destra: ieri a salire sulle barricate, in ordine sparso, Lega, Gasparri, Cicchitto e La Russa, in risposta all'invito del Presidente Napolitano ad estendere la cittadinanza ai figli nati in Italia degli immigrati. Più o meno tutti hanno nascosto le proprie ideologie xenofobe dietro la giustificazione che il Governo Monti può solo occuparsi di economia, non di altro, perché non gode della legittimazione popolare.
Ora questa tesi è ovviamente ridicola e campata in aria: il nostro attuale sistema prevede che sia il Parlamento e non l'esecutivo a dover godere di legittimazione popolare. Se le assemblee, sfiduciato un governo, riescono ad esprimerne un altro, il nuovo Consiglio dei Ministri sarà un esecutivo a tutti gli effetti, senza menomazioni e scadenze di sorta (non è uno yogurt), specie in quei casi in cui gli viene accordata una fiducia importante (ed è questo il caso, considerato che solo la Lega è formalmente all'opposizione).
Non sono configurabili millantati "tradimenti democratici", il vero tradimento, semmai, sarebbe proporre un esecutivo ostaggio delle Camere, che faccia finta di governare per tranquillizzare i mercati, salvo poi cadere in fretta e furia per aprire la via a nuove elezioni.
Mi chiedo, allora, se proprio questo Governo non abbia tutti i numeri e le carte in regola per andare oltre al tema economico, mettendo mano a quelle riforme (dalla Giustizia al lavoro, passando per i diritti delle minoranze) che il Paese attende da tempo e che nessuna forza politica, indipendentemente dall'estrazione ideologica, era riuscita a fare.
Non è dunque casuale l'invito di Napolitano a trattare ora temi che possono sembrare di secondo piano rispetto all'incalzare degli eventi: chi meglio di un Governo composto da personalità di alto profilo potrebbe riformare la vecchia e acciaccata Italia, soprattutto ora che destra e sinistra, appiattite dalla crisi, dalla mancanza di leaders credibili e di ideologie serie, sono costrette a lavorare assieme?
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Sebbene con i distinguo legati al permanere del putrido sottobosco parlamentare-partitico, continuo a leggere fra le tue righe una grande fiducia nelle capacità del nuovo governo.
RispondiEliminaVorrei che avessi ragione tu, caro amico; da parte mia lo considero una nuova calamità, che segue e non sostituisce il parossistico regime precedente, per la nostra popolazione, con un governo commissariato dalle banche, e una diffusa speranza di risollevamento, tutt'altro che certo anche solo sul piano strettamente finanziario; una popolazione che presto dovrà fare i conti con il commissariamento anche dello stato sociale, e della relativa trasformazione in una giungla, dove vige la legge del più forte, della nostra società.
Tu vedi "personalità di alto profilo"; anche trascurando per una volta i ruoli in commissioni internazionali antidemocratiche del primo ministro, io vedo per ministri i due pricipali banchieri italiani, pieni di conflitti di interesse, un inqualificabile ministro dell'ambiente, e (è notizia di oggi) "programmi di acquisto per armamenti militari del valore di 500 milioni all'ordine del giorno per essere votati e passare in giudicato in commissione difesa della Camera".
Un bell'inizio, non c'è dubbio!
Penso che Monti abbia già la strada stretta di suo, se iniziasse a trattare temi etici per lui sarebbe la fine.
RispondiEliminaFra
Carissimo Franz,
RispondiEliminain realtà non vedo Monti ed il suo team come la squadra dei miracoli, diciamo piuttosto che tento di interpretare le mosse di Napolitano, che giorno dopo giorno sta tracciando la strada che il governo dovrà seguire (ha iniziato con la nomina di Mario Monti a senatore a vita, per poi esporsi via-via sempre più).
Tu giustamente sei impensierito dal background di ciascun "tecnico", e tra Passera e il ministro dell'ambiente (illuminante il pezzo che hai citato sul tuo blog a proposito) c'è una buona dose di scheletri nell'armadio.
Ma -mi chiedo e ti chiedo- potevamo forse sperare in qualcosa meglio?
In una favola, forse, ci sarebbe capitato un uomo della Provvidenza, un cavaliere di bianco vestito senza macchie e onte, ma qui siamo nella realtà ed allo stato attuale, con la classe politica che ci ritroviamo, è probabilmente la soluzione migliore.
Siamo realisti: anche se fossimo riusciti ad andare alle elezioni, ad arrivarci prima che lo spread ci avesse spiumato vivi, con il buffo accrocchio PD+IdV+Sel+100mila partiti comunisti, cosa avremmo concluso?
Probabilmente sarebbero caduti ancora prima di terminare qualsiasi manovra economica. Molto probabilmente proprio sulle spese militari di cui parli oggi (il PD favorevole, IdV, Sel contrari).
Tenere in disparte questo assurdo, incapace, caravanserraglio politico, al momento, è l'unica cosa che può aiutarci e che mi consente di conservare un barlume di ottimismo.
Sulla carta Carlo ha ragione: un governo simile, ora che la politica è all'angolo, potrebbe fare riforme serie senza preoccuparsi dei voti e calcoli da bottega. Penso che l'invito di Napolitano regga su quelle stesse basi. Però c'è appunto quello scampolo di prima repubblica che copravvive in parlamento per usare le parole del nostro gentile ospite, e quello temo sia il collo di bottiglia.
RispondiEliminaBuonasera a tutti,
Pierluigi.
Probabilmente hai ragione e Napolitano vuole sfruttare il momento, non si sa mai che questo governo riesca a fare quello che gli altri non sono riusciti a fare in 20 anni, soprattutto considerando che, alle prossime elezioni, ci ritroveremo gli stessi individui.
RispondiEliminaAspetto però ad esprimermi sul governo Monti: è ancora presto per sperare che ce la farà, ha ancora fatto troppo poco e quel poco non mi è piaciuto.
Vorrei avere un po' del tuo ottimismo...
Barbara
Vedere Monti insieme a Merkel e Sarkozy oggi mi ha fatto uno strano effetto: sembravamo tornati al tempo di Prodi, quando l'Italia era il motore dell'Europa, non la ruota sgonfia.
RispondiEliminaGiovanna
Purtroppo l'Italia non è più il motore dell'Europa perlomeno da 40 anni, altro che Prodi e Monti... siamo talmente il motore dell'Europa che Germania e Francia praticamente hanno deciso i nostri governanti... tutto questo esprimendo massimo apprezzamento per Monti, anche Sbirulino sarebbe maggiormente credibile di Berlusconi...
RispondiEliminaCon Prodi l'Italia non sarà stata il motore economico dell'Ue, ma per lo meno era il motore dell'aggregazione, avendo avuto un ruolo di prim'ordine nella sua organizzazione, struttura, vertici, ecc...
RispondiEliminaQuesta buffa e maldestra destra italiana di Bossi-Berlusconi, con le sue forti idee antieuropeiste, negli anni ci ha via-via allontanati dalla vita comunitaria, che Berlusconi vedeva con fastidio, come la presenza di ulteriori legacci ai propri scopi personali, mentre Bossi non poteva accettare perché alla sua basa prometteva federalismi, secessioni, non l'aggregazione ad un agglomerato di Stati e ulteriori perdite di sovranità.
Ci hanno costretto al confino. E ora paghiamo le conseguenze anche di quel disinteresse maturato in più legislature, non solo della perdita di credibilità che si ha avuta nell'ultimo (?) periodo.