Non poteva andarsene tra i fischi e gli insulti della gente. Non lui, che dell'immagine, delle scenografie e delle coreografie ha fatto il perno della propria carriera politica.
Deve averci pensato tutta la notte, girandosi e rigirandosi nei lettoni del bunga-bunga ormai tristemente vuoti, febbricitante più per la rabbia che non per la brutta influenza che lo ha colpito.
Quella massa urlante ha reso ancora più dolorosa ed umiliante la sua uscita di scena, che ora sarà ricordata, in Italia e nel mondo, come "la cacciata del dittatore".
La piazza è esposa, inaspettatamente, spontaneamente. Gli è esplosa in faccia, rendendo il suo volto ancora più terreo, gli occhi ancora più vitrei. Una folla considerevole incazzata ma non pericolosa, festante ma ordinata, con le orchestrine che suonavano, le persone che ballavano, si abbracciavano e si baciavano, caroselli di auto... Scene di isteria collettiva tipiche delle vittorie dei mondiali. Qualcuno ha persino azzardato: pareva la fine di una guerra. No! Un momento: in Italia sarebbe comunque più sentita la vittoria ai mondiali che non la fine di un conflitto -come del resto diceva, stizzito, Churchill, che certo non ci ha mai amato-, dunque penso che il paragone con le vittorie calcistiche sia già più che sufficiente a rendere l'idea.
La piazza è esposa, inaspettatamente, spontaneamente. Gli è esplosa in faccia, rendendo il suo volto ancora più terreo, gli occhi ancora più vitrei. Una folla considerevole incazzata ma non pericolosa, festante ma ordinata, con le orchestrine che suonavano, le persone che ballavano, si abbracciavano e si baciavano, caroselli di auto... Scene di isteria collettiva tipiche delle vittorie dei mondiali. Qualcuno ha persino azzardato: pareva la fine di una guerra. No! Un momento: in Italia sarebbe comunque più sentita la vittoria ai mondiali che non la fine di un conflitto -come del resto diceva, stizzito, Churchill, che certo non ci ha mai amato-, dunque penso che il paragone con le vittorie calcistiche sia già più che sufficiente a rendere l'idea.
Scene di giubilo e liberazione pericolosamente simili a quelle della primavera araba. Scene destinate ad adombrare i numerosi bagni di folla che hanno costellato gli anni del suo regno, le masse di casalinghe ululanti come coyote innamorati che lo accoglievano ovunque andasse, e persino il giorno trionfale del predellino, icona dell'ormai passata legislatura.
Allora è partito al contrattacco: "se devo uscire di scena, sceglierò io il modo", deve aver pensato mentre alzava la cornetta nel cuore della notte per radunare gli ultimi fedelissimi, a partire dalla biondissima Biancofiore.
Due semplici mosse, un po' scontate, un po' inflazionate: un videomessaggio (ahinoi, l'ennesima "videocassetta" della Cavaliere Productions) e l'inscenamento di una folla adorante nel vano tentativo di far dimenticare quella, più autentica, della sera prima.
Quanto al videomessaggio, stupisce notare che abbia deciso di registrarlo a Palazzo Chigi, ormai peraltro da inquilino sfrattato. Il suo governo è stato caratterizzato anche e soprattutto dal fatto di aver trasformato la propria residenza privata di Palazzo Grazioli in una sorta di dimora istituzionale nella quale incontrava delegazioni estere e ambascerie. L'ultimo suo messaggio, però, è stato registrato nella vera sede di rappresentanza del presidente del Consiglio, quasi a voler dire: Monti sarà solo di facciata, per tenere buono lo spread, ma siccome dovrà vedersela con la mia maggioranza, il vero primo ministro sono e resto io!
Quanto alla folla che lo festeggiava, e che lui è sceso appositamente a salutare per darvi ulteriore rilievo mediatico, pareva un set cinematogrico, con poche decine di manifestanti (a guardare bene le immagini si nota che erano molti di più i cronisti e i fotografi) e tante bandiere a coprire i "vuoti". Pazienza: in così poco tempo la perfetta macchina mediatica-marketing del Cavaliere ha organizzato ciò che ha potuto.
Così, mentre a nemmeno un chilometro di distanza, il Paese vero incoronava Mario Monti quale suo successore, tra mille dubbi e perplessità dovute al futuro prossimo che ci attende, davanti a Palazzo Grazioli andava in onda l'ultima televendita di Berlusconi, che al solito raccontava una nazione ben diversa, che pareva quasi un giulivo mondo dei balocchi. Del resto in questi quasi vent'anni abbiamo imparato che Sua Emittenza, quando non gradisce la realtà, è pronta a mettere mano al portafogli per comprarsene un'altra versione...
_____________


Era veramente nel suo sitle...
RispondiEliminaSah
Il solito venditore di fumo allucinogeno
RispondiEliminaBerlusconi non perde capelli e nemmeno vizi
RispondiEliminaL'immancabile buffonata finale!
RispondiEliminaSono convinto che quella folla festosa che gli cantava "bella ciao" e lo sbeffeggiava, a lui che ama sopra ogni altra cosa essere amato, è la cosa che più gli ha dato fastidio. Avrebbe dovuto essere contento di trovarsi in Italia piuttosto che in Libia, dove, invece di gettargli le monetine lo avrebbero sicuramente salutato in ben altro modo! Finisce (lo si spera) la sua avventura politica nello stesso modo in cui l'ha finita il suo mentore Craxi. In mancanza di eventuali future condanne dei processi ancora pendenti è quello che si merita!
RispondiEliminaConcordo con tutti voi, specie con Finestra sul Cortile: l'onta per lui sarà indimenticabile ma dovrebbe baciare i gomiti di non essere stato nel Paese -e al posto- dell'amico Gheddafi
RispondiEliminaIrene
Anche io ho pensato che fosse tutto fasullo! Mi rincuora sapere che non sono stata l'unica malfidente
RispondiEliminaCarlo, il 2 dicembre c'è Genoa-Milan al Ferraris...
RispondiElimina@ Finestra: vero, è un anello che si chiude. Corsi e ricorsi storici, diceva quello.
RispondiElimina@ Irene: commenti simili prestano il fianco a facili critiche dei berlusconisti, ma bisogna comunque comprendere l'esasperazione di un popolo...
@ Antonella: ma quale malfidenza! C'è solo da guadagnarci ad esserlo con Berlusconi! :)
@ Bruno: e qui casca l'asino...