sabato 12 novembre 2011

LA CADUTA


"Buffone! In galera! Faccia di merda!" Canti di giubilo, bandiere tricolore, urla di liberazione sotto i palazzi del potere. La Seconda Repubblica muore così, con la folla che inveisce contro il premier che fugge all'interno della propria auto blindata. L'Hotel Raphael è stato sostituito da Palazzo Grazioli (una "camera a ore" privata, questa volta) ma la scena delle monetine contro Craxi si ripete, tragicamente uguale a sé stessa, diciotto anni anni dopo. Le analogie che collegano e legano, come una ragnatela, Berlusconi al leader socialista, del resto, sono molte e vanno ben oltre a quei famosi 10 miliardi in conti svizzeri sui quali la Procura di Milano indagò a lungo: due figure carismatiche, due figure controverse, due governi che col loro agire si sono esposti alla facile critica dei detrattori di aver distrutto la finanza del Paese, due esecutivi uccisi da fattori extraparlamentari (Mani Pulite nel primo caso, la crisi mondiale in questo).
Silvio Berlusconi, "figlio" di quegli anni, che ha potuto farsi largo sulla scena dirigenziale proprio perché la magistratura aveva fatto il vuoto nel mondo politico, ha ripetuto i medesimi errori del suo predecessore. Se possibile, anzi, è riuscito a fare peggio. Ed ora ne paga le più amare conseguenze con una capitolazione lenta ed agonizzante, eppure al tempo stesso così improvvisa da aver colto di sorpresa un po' tutti. Opposizioni incluse.
In questi giorni i quotidiani si sono sbizzarriti a ripercorrere il suo ventennio (che ventennio, per fortuna, non è stato), focalizzandosi soprattutto sul video della discesa in campo (quello di Villa Macherio, con libreria finta presa in prestito dal set di Casa Vianello e la calza sulla telecamera per scaldare i colori e coprire le prime, incipienti, rughe). La prima televendita di Berlusconi è passata alla storia. Il dirigente della Standa aveva messo in vetrina i sogni degli italiani come se fossero stati prodotti esposti in un centro commerciale. Il palazzinaro di Milano 2 aveva decantato le proprie qualità con la stessa bravura e l'innata capacità di persuadere il prossimo che sfoderava per solleticare i finanziatori.
Berlusconi è sempre stato un bluff: a leggere le cronache dell'epoca sorprende notare che lo sapessero già tutti. "E' un semplificatore" - dicevano di lui i detrattori - "non risolve i problemi, ma sa ricondurli ad una dimensione piccola, piccola!". Ci ha sempre illuso di lavorare per l'Italia, in realtà ha solo fatto gli affaracci suoi. Però l'ha fatto con gusto, con intelligenza, mascherando le brutturure con lustrini, gnocche, cartonati da set cinetagrofico, inni di partito, sorrisi come se piovesse, finzioni, barzellette, demagogie anticomuniste e strategie populiste. 
Solo negli ultimi tempi, incalzato forse dai numerosi procedimenti giudiziari, reso forse meno agile dall'età, divenuto forse più spavaldo e arrogante per via del potere stretto saldamente in mano per decadi, le sue mosse sono divenute via via più evidenti e goffe. Le leggi ad personam e ad aziendam via via più riconoscibili ed intollerabili.
L'uomo del conflitto di interessi perpetuo ad un certo punto è imploso e non ha saputo più mascherare la realtà dietro chili di cerone, lifting, toupet incatramati e ore di trucco e parrucco.
Eppure, ci aveva incantato così bene, che si è potuto permettere di tutto: figuracce sulla scena internazionale, procedimenti giudiziari a ripetizione, baciamani a dittatori sanguinari e persino una vagonata di scandali sessuali. Mi chiedo in quale altro Paese i cittadini avrebbero resistito così a lungo. In Spagna gli Indignatos hanno occupato le piazze ad oltranza per molto meno. E qui è bene ricordarsi che se oggi è capitolato, lo dobbiamo all'Europa e agli USA. Lo dobbiamo alla crisi e alla spaventevole situazione finanziaria in cui versa l'Italia. Dunque, di fronte alla Storia, di fronte ai posteri, dovremo comunque abbassare la testa, perché non siamo stati capaci di staccargli la spina, di spedirlo a Sant'Elena con le nostre sole forze.
Fanno sorridere quei giornali (in primis il Corriere della Sera), da sempre morbidi col regime di paillettes di Sua Catodicità, che oggi salutano Monti come un salvatore della patria, denunciando contemporaneamente l'incapacità acclarata di questo esecutivo. Sono segno, anche loro, di un'epoca che tramonta. Quando anche i più fedeli, atterriti dalla paura, resi mansueti dalla convenienza economica, passano dall'altra parte e si permettono il lusso della critica, della libertà di pensiero, vuol dire che è proprio finita.
Nemmeno Mediaset è scesa in campo in favore del Cavaliere morente: nessuno speciale ad oltranza del TG4, nessuna gragnuolata esplosa dai cannoni informativi di TG5 e Studio Aperto, peraltro ai minimi storici dello share con il TG1 di Minzolini. Del resto i retroscena raccontano che Berlusconi abbia deciso di dimettersi solo dopo il colloquio telefonico con Confalonieri, il quale lo avrebbe supplicato di lasciare, di andarsene, perché l'azienda non avrebbe retto ad altri Mercoledì neri come il 9 Novembre appena trascorso. Sarebbe nel suo stile: l'ultima, grande, commistione tra pubblico e privato, tra Stato ed interessi di bottega, di un capo di Governo che è sempre stato, anzitutto, un dirigente d'azienda.
Alle 21:42 di un Sabato di metà Novembre anomalo per la bontà del clima, ma incredibilmente teso perché nemmeno i consiglieri più fidati sembravano conoscere le reali intenzioni del Cavaliere, Silvio Berlusconi si è finalmente dimesso.
Caroselli di auto in festa, gli stessi che nel '94 festeggiarono il suo trionfo elettorale, oggi intasano Roma per partecipare con giubilo alla notizia del suo addio.
Le televisioni di tutto il mondo -giunte più per la preoccupazione che Berlusconi non lasciasse che per documentare un fatto di rilevanza comunque nazionale- hanno potuto immortalare scene tardive di primavera araba: il popolo festante che si è riversato in piazza, bandiere sventolate con rinnovato orgoglio, gente arrampicata un po' ovunque sbracciarsi dalla gioia e persino un'allegra orchestrina che suonava l'Hallelujah.
L'Euro sarà anche stato il vero artefice della caduta di Berlusconi, ma gli italiani hanno comunque voluto dimostrare al mondo di aver preso coscienza di un imbroglio durato quasi vent'anni. La televendita è finita, la televisione ormai è chiusa, il sogno svanito. Ora dobbiamo ricostruire.
I più lungimiranti obietteranno che Berlusconi resterà in cabina di regia, proverà a condizionare il futuro Governo Super Mario con la minaccia di fargli mancare i voti in Senato, ma in questa sera di festa, in questa magica notte di liberazione, non c'è spazio per i cattivi pensieri. Davanti a noi abbiamo periodi di lacrime e sangue, riforme draconiane e diete ferree: dunque lasciateci ridere, lasciateci cantare, lasciateci ballare e abbracciare il prossimo, lasciateci folleggiare come a Capodanno, con tanto di spumante e patatine. Da Lunedì torneremo ad incupirci...

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9 commenti:

  1. E' FINITAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!

    Scusami Carlo, ma la felicità parla per me!

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  2. Ciao Carlo mi sono collegato appositamente su internet sperando che avessi scritto qualcosa e non mi hai deluso! Articolo eccellente, complimenti!! Concordo ora dobbiamo festeggiare e urlare!!
    Paolo77

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  3. Io ho esposto il tricolore, ho urlato come una matta dalla finestra e ho stappato la.... cedrata... non avevo altro in casa!!
    Ho le lacrime agli occhi dalla gioia!

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  4. In trentacinque anni è la prima volta che sento di vivere la Storia, di voltare pagina e di sapere che ricorderò questi momenti con la stessa felicità di mio nonno quando raccontava della liberazione!

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  5. Se ne è andato... ancora non ci credo... ora, chi verrà o non verrà sarà almeno un politico normale, un politico spendibile internazionalmente, un politico serio e meno esuberante.
    Un politico e non un pagliaccio, insomma.
    Antozzio

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  6. Sic transit SCORIA mundi
    Pierluigi

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  7. Purtroppo c'è ben poco da festeggiare: ancora una volta la sovranità nazionale italiana è stata calpestata da entità estere che hanno deciso a chi toccasse il trono. Siamo sempre la torta da spartire tra le nazioni che contano...
    Docile P.

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  8. E' finito uno dei periodi più tragici della storia repubblicana. Ora potremo di nuovo respirare l'aria libera.

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  9. Ciao a tutti, grazie per aver deciso di portare su queste pagine un po' di sana festa democratica. Passare il giorno della Liberazione con i miei lettori rende l'evento ancora più piacevole!

    @ Docile P.: Quello che dici è giustissimo, spero che sia la prima (?) e ultima volta che ingerenze estere decidano così pesantemente il futuro dell'Italia, stabilendo persino quando finisce una legislatura e chi mettere in quella immediatamente successiva. C'è pero da dire che la situazione, dal pdv finanziario, era così eccezionale da poter essere paragonata ad una guerra... e in guerra, lo sappiamo, non ci si può permettere il lusso del voto. In più, se l'emergenza per il 50% era costituita dalla drammaticità della situazione italiana, per il restante 50% era dovuta all'incancrenirsi del governo Berlusconi... insomma: bisognava far saltare il "tappo" con scrolloni decisi, o l'ingorgo decisionale di esecutivo e parlamento ci sarebbe stato fatale!

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