Marchionne procede così celermente nel suo piano di isolamento del gruppo imprenditoriale di Torino dai lacci e lacciuoli delle parti sociali, da far invidia persino alle stesse ammiraglie Fiat, che certe velocità di punta non le raggiungono nemmeno in autostrada! Lo scorso 3 Ottobre era stato ufficializzato l'addio a Confindustria, il sindacato degli industriali, le cui posizioni erano state in più occasioni ritenute troppo morbide dal numero 1 del Lingotto; ieri, l'imprenditore in golf blu ha fatto sapere ai propri operai che, a partire dal 2012, verranno stracciati i contratti collettivi nazionali. Vale a dire, la possibilità per Fiat di assumere e contrattare le posizioni lavorative dei propri dipendenti in deroga alla legge, infischiandosene di quelle condizioni minime previste appunto dalle contrattazioni collettive. A rischio, dunque, non solo il salario degli operai, che potrebbe scendere al di sotto delle quote minime, non solo la durata ed il numero dei turni e delle pause (essenziali per lavori meccanici particolarmente usuranti) ma anche la consistenza di diritti quali: ammortizzatori sociali (cassa integrazione), ferie, straordinari, maternità, malattia e giusto licenziamento.
Gli stessi giudici del lavoro, nei contenziosi tra dipendente e datore, avranno un campo d'azione particolarmente ridotto, non potendo più rifarsi al contratto nazionale di categoria, ma dovendo guardare invece al singolo contratto stipulato tra operaio ed azienda. Con la conseguenza che i vari stabilimenti dello stesso gruppo FIAT potranno prevedere tra loro diverse condizioni contrattuali, creando diseguaglianze tra i 70mila operai del gruppo e spaccature tra i sindacati, che perderanno la valenza nazionale per frantumarsi in mille realtà locali (anche più facilmente controllabili e, perché no, corruttibili). Da non sottovalutare, poi, il fatto che, con il passaggio dalle Rsu (Rappresentanze Sindacali Unitarie) alle Rsa (Rappresentanze Sindacali Aziendali) i lavoratori perderanno il diritto all'elezione dei propri rappresentanti, che saranno invece nominati dai sindacati.
Per certi versi, si potrebbe dire che il piano di Marchionne ha come fine quello di equiparare le condizioni dei lavoratori di Chrysler (negli USA i sindacati non hanno mai avuto il peso e la rilevanza storica che hanno invece avuto in Europa) con quelli di Fiat, però non nella direzione auspicabile, ovvero elevando i diritti dei primi a quelli dei secondi, ma nella direzione più invisa ai lavoratori, che ora rischiano di veder perduti tutti quei diritti faticosamente conquistati negli ultimi cinquant'anni...
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Ma è legale tutto questo? Può Marchionne farlo senza pagare dazio alla giustizia!?!
RispondiEliminaANTONELLA
quei referendum che aveva fatto fare lo scorso anno non slegavano già la Fiat dai contratti nazionali?
RispondiEliminaMarchionne porterà tutto negli stati uniti
Paolo77
@ Antonella: dubito fortemente che sia legale. Il piano di Marchionne rientra a tutti gli effetti nella condotta antisindacale prevista -e vietata- dalla legge.
RispondiElimina@ Paolo77: esatto, questa è la seconda parte di quel piano che mirava a calpestare i diritti degli operai che ha avuto inizio in Sicilia.