lunedì 24 ottobre 2011

LA RISATA CHE CI SEPPELLIRA'

 

Quando Berlusconi esce dai confini nazionali riacquista la propria dimensione umana e politica e la realtà gli piomba sul muso ritoccato con la stessa delicatezza di un tram in corsa. 
Quando non può contare sull'appoggio di una opposizione sonnolenta e colpevolmente complice o sullo stuolo di Scilipoti che in patria ancora si prodigano per divinizzarlo, quando si trova insomma faccia a faccia con politici veri, leader carismatici seri e stimati, raccoglie ciò che ha seminato in anni di malgoverno, buffonate, infamanti scandali sessuali e famigerati reati di varia natura.
Così può accadere che alla domanda maliziosa "avete fiducia in Silvio Berlusconi?", l'amico Sarkò, che il Cavaliere presentava a destra e a manca come il proprio avvocato in Francia, scoppi a ridere come qui in Italia i corifeni presidenziali scoppiano a ridere alle battutine a sfondo sessuale da bettola del premier.
Succede che la cancelliera tedesca Angela Merkel, visibilmente imbarazzata e ancora stizzita per essere stata definita dall'egoarca meneghino "culona inchiavabile" (l'aspetto tragico della questione è che del commento non si hanno prove, ma conoscendo Berlusconi nessuno s'arrischia a negarlo con sicumera), sorrida imbarazzata, perdendo per qualche istante l'aspetto algido e serioso che da sempre la caratterizza.
Venir sbertucciati in mondovisione è più che uno sgarbo diplomatico: è un segnale politico. E' un messaggio a chiare lettere indirizzato agli italiani, affinché si sveglino. Rappresenta un voto di sfiducia genuino e sincero che arriva dall'esterno e non da un Parlamento in perenne situazione di compravendita.
Sarkozy conosceva bene le conseguenze di una simile uscita. Non tanto sul piano diplomatico (abbiamo bisogno di Francia e Germania: sono loro che ci devono salvare dalla crisi, dunque non siamo certo nella posizione per gelare i rapporti), ma soprattutto sul piano economico, con gli speculatori pronti a tornare alla carica al primo segno di incertezza e di instabilità. E una grassa risata non può che costituire un richiamo per sciacalli e avvoltoi, con l'amara ed inevitabile conseguenza che, se l'Italia torna sotto attacco, a farne le spese sarà l'intera zona Euro.
Se a questo aggiungiamo i rumors giornalistici secondo cui il leit-motiv del vertice di Bruxelles di ieri sia stato: "il problema non è l'Italia, ma Berlusconi", il quadro è bello che completo.
Impossibile, dunque, non cogliere in quelle eloquenti risate, un segnale cristallino indirizzato direttamente agli elettori. Anche perché, ormai da mesi, Francia e Germania dettano l'agenda di Governo, dunque la nostra cancelleria si è di fatto spostata a Parigi e a Berlino. E se il Cavaliere non ha intenzione di lasciare, vorrà dire che a costringerlo alla resa ci penserà il duo Merkel-Sarkozy.
Lo stesso Berlusconi, del resto, di fronte ad un allibito Van Rompuy, il 13 Settembre scorso aveva auspicato che l'Europa iniziasse a chiedere con forza all'Italia di attuare misure impopolari, perché lui da solo non aveva certo intenzione di prenderle, o avrebbe perso il suo altissimo consenso elettorale. Doveva però capire che non esistono forme di abdicazione parziale: nel momento che lascia agli altri l'onere del timone, si pone anche nella condizione di essere sfiduciato e costretto alle dimissioni.
Dopo anni trascorsi a fare cucù, corna e battutine, ora Berlusconi si sarà finalmente reso conto che gli altri leaders europei non hanno mai riso con lui, ma di lui...

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8 commenti:

  1. Ora noi paghiamo per le uscite cabarettistiche e la politica improvvisata di un uomo che ha sempre guardato ai propri interessi al posto di quelli del paese.
    Paolo77

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  2. Ha devastato la nostra immagine. Se vai all'estero e dici di essere italiano ti prendono per il culo per il solo fatto che devi aver votato uno come Berlusconi. Se dici che non lo hai mai votato, ti prendono per il culo perché continua a restare al suo posto con tutto ciò che combina.
    Frà

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  3. Abbiamo titolato allo stesso modo. Quanto accaduto a Bruxelles dà finalmente la misura esatta della considerazione che il nostro Governo ha all'estero. E' bastato un momento di debolezza umana e l'etichetta diplomatica è andata a farsi benedire, per rivelare la pochezza della nostra credibilità internazionale.

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  4. Non credo sia stata debolezza umana: due persone del calibro di Sarkozy e della Merkel hanno piena consapevolezza delle conseguenze che ogni loro gesto o frase possono avere in politica e anche in economia, per cui credo che dietro a quelle risatine ci fosse un chiaro disegno e, magari, un messaggio... a meno ché francesi e tedeschi abbiano degli sprovveduti al governo che ridono del nostro pagliaccio!

    Barbara

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  5. @ Barbara: esattamente, come ho scritto nel pezzo, quelle risata sono state da un lato un chiaro messaggio agli elettori, dall'altro un inequivocabile voto di sfiducia indirizzato a Berlusconi.

    @ Finestra sul Cortile: l'Europa si è finalmente accorta che per liberarci di B. doveva intervenire...

    @ Francesco B.: è meglio iniziare a ricostruire quanto prima, perché l'eredità di B. sarà assai pesante...

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  6. Come ho scritto in un commento al mio amico blogger Luca ( http://uncadunca.leonardo.it/blog )
    ieri sera, il "Microfono aperto" di Radio Popolare-network era dedicato proprio all'episodio.
    Mi ha meravigliato la quantità di interventi, tanto più in quanto provenienti da un pubblico solitamente smaliziato, che lamentavano l'onore in qualche modo infangato della nazione, riconoscendo all'anziano psicopatico comunque la funzione ufficiale di nostro rappresentante.
    A me il siparietto ha fatto solo piacere, nel suo evidenziare spietatamente la realtà di esasperata inadeguatezza del nostro primo ministro.
    E non mi interessa, in questo caso, la credibilità etica di quel pulpito.

    Vorrei aggiungere, infine, una scherzosa critica al tuo come sempre godibilissimo articolo: la prossima volta, 'stuolo di scilipoti', con la esse minuscola!

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  7. Caro Franz, come te, anche io trovo sterili ed insensate le polemiche di chi vuole spostare il punto focale da Berlusconi al Paese. La domanda della giornalista, del resto, era inequivocabile e riguardava le eventuali rassicurazioni date da Berlusconi sulle misure che intende prendere per arginare la crisi.
    In altri termini, una domanda sulla fiducia che gli altri leaders europei nutrono ancora nei suoi riguardi. Se vogliamo veniva chiesto un giudizio personale sul "Berlusconi politico".
    Il nostro Paese, insomma, non c'entra nulla e credo che Germania e Francia siano le prime a voler ritrovare una Italia competitiva e economicamente forte che la smetta di fare il peso morto capace di mandare l'intera zona Euro zampe all'aria.
    Riguardo l'appunto: lo terrò ben presente! :-D

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  8. Sono molto d'accordo anche con questa tua ultima risposta, caro il mio Carlo: la perdita di credibilità dell'Italia è dovuta a Berlusconi e la domanda del giornalista non poteva essere meno fraintendibile.
    Chi dice il contrario e si arrabbia perché comunque Berlusconi volente o nolente li dentro ci rappresentava è in malafede o non ha visto il documento televisivo.
    Se oggi siamo considerati come la Grecia, quando tutti gli economisti dicono che è una tesi folle in quanto non esistono i presupposti, la colpa è di Berlusconi.

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