martedì 12 luglio 2011

BERLUSCONI ULTIMO ATTO: L'URLO SILENZIOSO DELL'EGOARCA ASSORDA L'ITALIA, ATTERRISCE I MERCATI

L'incapacità di Berlusconi di governare il Paese, passa anche da quel suo rumoroso silenzio in cui si è trincerato nelle ultime settantadue ore. Da quando, cioé, gli è piombata addosso la sentenza di condanna in sede civile nell'affare Mondadori. 
L'egoarca meneghino, colpito al patrimonio, cioé al cuore, non si è più ripreso. E non gli interessa se, nel frattempo, il Paese ha iniziato la sua corsa inesorabile verso il baratro, se i Btp sono facili preda degli speculatori, se le agenzie di rating sono già pronte a declassare la nostra capacità di saldare i debiti. Semplicemente non gli importa. Non gli è mai importato. Del resto, era entrato in politica per risollevare le sue aziende dal fallimento, per sfuggire alle condanne per corruzione e ora, dopo vent'anni, si è reso conto che neppure la corsa al potere politico ha impedito alla giustizia di fare il suo corso.
Di colpo si è scoperto fallibile e attaccabile. Di colpo ha scoperto che nemmeno lui può fare tutto quello che crede. C'è voluto un risarcimento record da 560 milioni di euro per riportarlo alla realtà. Lui stesso pare essere la prima vittima del crollo del mito che ha faticosamente costruito attorno alla sua persona in due decadi di balle, favole e menzogne. Tant'è che dalla pronuncia della sentenza non si è più sentito, non ha più avuto la forza, la lucidità di reagire, di battere un colpo per dimostrare che è ancora vivo. Possiamo immaginarcelo furibondo, in una delle sue tante ville, imprecare contro tutto e contro tutti: contro la magistratura di sinistra, contro De Benedetti, contro Repubblica, contro chi l'ha lasciato e chi l'ha tradito, chi non l'ha mai amato e chi l'ha sempre, fieramente, ostacolato.
Ancora una volta il premier non sa, non riesce e non vuole distinguere tra i suoi affari privati e la vita (la guida) della Nazione. Obnubilato dai suoi guai giudiziari non è in grado di curarsi della triste situazione economica italiana.
Del resto a cosa serve il potere politico, se non è nemmeno in grado di salvarlo dai tribunali? Perché usarlo per guidare il Paese?
Quel suo assurdo silenzio ha allertato i creditori, agitato l'Europa, affamato gli squali della speculazione. Quel suo assurdo silenzio, in un giorno, ha allargato il debito pubblico di oltre 20 miliardi di euro.
E' dovuta intervenire persino la Merkel, ieri, per chiedergli di tornare a pensare alla nazione, in quella che i telegiornali proni al regime hanno tradotto come una telefonata che ha attestato la stima e la fiducia nel nostro Governo di un importante leader europeo. Nella realtà si trattava di un serio invito (forse un comando) a reagire quanto prima, perché i mercati sono spietati e se l'Italia non dimostra di saper reagire, sarà travolta. L'Eurozona non può permettersi un'altra Grecia. Forse non si è nemmeno mai potuta permettere la prima, figuriamoci cosa vorrebbe dire fiaccare la debole economia del Vecchio Continente con un altro peso morto da trainare.
Non possiamo pretendere che gli altri Paesi capiscano l'incredibile situazione politica italiana, in cui malaffare, potere personale, soldi e istituzioni si mescolano di continuo, dando vita ad un cocktail mortale. Non possiamo delegare ad altre Cancellerie il compito di tranquillizzare i mercati, dare un volto, una firma e credibilità ad una manovra economica -la nostra- che, nei fatti, non porterà da nessuna parte. Non possiamo rimanere fermi, in religioso silenzio, nell'attesa che il Sovrano elabori il suo personalissimo lutto e riacquisti la capacità di reagire.
In quello che ormai pare essere l'ultimo atto della sua celere parabola discendente, Berlusconi dimostri di avere, nei profondi recessi della sua persona, un pizzico di amor patrio, un barlume di buon senso. Accantoni momentaneamente la rabbia, la frustrazione, la collera e si curi della ragion di Stato. Non ci faccia fallire assieme a lui. Non leghi indissolubilmente il destino del Paese al suo. Non ci trascini nel baratro.

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11 commenti:

  1. Nel momento peggiore che potessimo immaginare ci ritroviamo col leader peggiore che potessimo votare.
    Irene

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  2. Pensa un po' come siamo messi se per risollevarci dobbiamo fare affidamento a lui...
    Poveri noi!
    Ciao

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  3. Paradossale, vero? Forse persino tragicomico. Peccato che non ci sia proprio nulla da ridere...

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  4. Un articolo splendido che intercetta il mio attuale umore, caro Carlo.
    Ormai ti leggo da tempo e ho imparato a fidarmi del tuo fiuto e della tua esperienza, sebbene tu sia più giovane di me di diverse (molte, ahimè) decadi.
    Dunque non ti stupire se non aggiungerò altro a quanto scrivi: la pensiamo semplicemente allo stesso modo e ripetersi non è mai bello.
    Un caro saluto.
    Pierluigi.

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  5. Siamo in una crisi spaventosa che forse non ha eguali e Berlusconi che fa? Stramaledice i giudici e schiuma di rabbia!!? L'ennesima dimostrazione che del paese non gliè mai importato nulla.

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  6. Vi segnalo l'assurdo, delirante, diffamatorio articolo di Feltri secondo cui, se la Borsa è precipitata, la colpa è di De Benedetti, colpevole di aver scippato Berlusconi.
    Feltri chiude l'articolo invitando De Benedetti a nascondersi, invito che gli rigiro immediatamente.
    http://www.ilgiornale.it/interni/de_benedetti_affonda_stangata_piazza_affari/12-07-2011/articolo-id=534544-page=0-comments=1

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  7. Grazie mille a tutti per i complimenti e per aver preso parte alla discussione.
    Auguri di benvenuto ad Adriana.

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  8. Complimenti, ottimo pezzo.
    Sah

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  9. Davvero una bella analisi.
    Travolti dal fluire delle notizie, quasi verrebbe da sottovalutare quel silenzio, un evento nazionale che ha una portata quasi storica.
    Credo che sia il segnale della sconfitta, di chi la possibilità di sconfitta non ha mai messo in conto.
    Non ritengo che l'uomo sia capace di un sussulto di etica o anche solo di politica vera; penso semplicemente che gli abbiano fatto capire che non conta più niente, e che la realtà sia proprio quella.

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  10. Dici, Franz?
    Io non credo che il Cav. sia davvero capace di rassegnarsi e temo, piuttosto, che il suo silenzio (comunque poi interrotto da quella noticina di Palazzo Grazioli qualche ora dopo la pubblicazione di questo pezzo) fosse dovuto alla rabbia cieca per la condanna, rabbia che gli ha permesso di infischiarsene del Paese che si sfarinava sotto i colpi della speculazione... Forse sarò pessimista...

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