giovedì 30 dicembre 2010

IL SIGNOR 15(MILA) PALLE


Sono andato sul sito del quotidiano Libero alla ricerca di un trafiletto, anche piccino-picciò, dedicato alle novità appena emerse sul falso attentato che Belpietro ha subito  lo scorso 1° Ottobre. Ora che persino Il Giornale di Sallusti è intervenuto per dire che potrebbe trattarsi di una colossale panzana, mi aspettavo  infatti due righe nelle quali non dico la redazione arrivasse a scusarsi con i propri lettori per una presa in giro durata settimane, ma almeno fosse presa in considerazione l'ipotesi che è stato montato un gran polverone sulla base delle sole allucinazioni avute dal caposcorta di Belpietro (ma se in quel quotidiano dovessero rettificare per ogni pezzo scritto senza avere in mano lo straccio di una prova, sarebbero più le scuse degli articoli!). Avrebbe mostrato una certa onestà intellettuale l'algido Belpietro se, 48 ore dopo aver smascherato (con qualche semestre d'anticipo sulla commissione) il falso attentato a Fini, se ne fosse uscito con un editoriale zeppo di dubbi riguardanti proprio l'atto terroristico che ha subito in prima persona.
"Non so che cosa ho fatto per meritare una condanna a morte" aveva dichiarato il direttore di Libero, ostentando una invidiabile sicurezza nonostante il rischio appena corso, al suo stesso giornale, dopo aver fatto una lunga tournée televisiva per rivendicare il diritto alla propria libertà di espressione e, soprattutto, per attaccare quella sinistra dell'odio e della violenza che, a suo dire, aveva armato la mano del folle. 
Il giornalista che si era occupato di redigere l'articolo -e che aveva raccolto la testimonianza del suo direttore la notte stessa, per telefono- aveva abbondato con la fantasia: "Alle 22.35 di giovedì la scorta del direttore di Libero è stata coinvolta in uno scontro a fuoco in pieno centro a Milano, dentro la casa." Peccato che il misterioso e malevolo attentatore altri non fosse che il povero corrimano delle scale, l'unica vittima della fantomatica aggressione, l'unico ad essere stato crivellato dai proiettili (tre) esplosi dal caposcorta. 
Il povero giornalista di Libero non poteva certo immaginare che la balla sarebbe stata scoperta in meno di due mesi (ma era stata orchestrata tanto male che gli inquirenti avevano iniziato ad avanzare dubbi dopo sole 48h), e così aveva infarcito il suo zibaldone di particolari carichi di suspense: "il caposcorta, con un cambio di abitudini insolito che si rivela probabilmente provvidenziale, per il percorso verso l’auto sceglie le scale anziché l’ascensore. Mentre scende, appena girato l’angolo per imboccare la prima rampa, si imbatte in un uomo che indossava scarpe da ginnastica,  pantaloni bianchi, una lunga camicia grigio verde con delle tasche e delle mostrine sulle spalle, una camicia simile a quelle usate dall’esercito. Quasi volesse farsi “riconoscere” da uno spioncino. Con buona probabilità, quello della casa del direttore, anche se ovviamente ogni ipotesi resta aperta. Alla vista dell’agente della scorta, l’uomo estrae all’improvviso un’arma, secondo le prime e disordinate testimonianze una pistola simile alle Beretta. Tenta di aprire il fuoco. Mira alla testa, per uccidere. L’arma però si inceppa mentre la scorta risponde al fuoco lanciando subito l’allarme."
Carabinieri, magistrati e polizia alla ricerca, per giorni e giorni, di un killer spietato più carismatico e stereotipato dei cattivi dei fumetti. Mandato forse dalla Spectre, forse da Pietro Gambadilegno, agghindato con mostrine paramilitari che fa tanto "appartenenzaanonsobenequale-organizzazioneterroristicacheusaaddiritturadivise" e dall'improbabile capigliatura à la Malgioglio, questo brutto ceffo ha monopolizzato l'attenzione di quotidiani, tiggì, talk-show e via andare, terrorizzando la penisola intera. Se qualcuno stesse ancora cercando l'omino dell'identikit, si rassegni: adesso si scopre che è un parto della fantasia del caposcorta di Belpietro. Ma, giusto per seguire il modus-operandi che il mio Maestro ha tracciato nel famoso editoriale sul falso attentato a Fini ("Girano strane voci a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se mi limito a riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti."), azzarderò allora che potrebbe anche essere un parto della fantasia dello stesso Belpietro, che ha convinto il suo caposcorta ad inscenare quella patetica pantomima per poi avere la possibilità di dare addosso alla sinistra violenta e giacobina ("Quel che mi è accaduto lo collego certamente ad un clima di odio che c'è in questo Paese" Belpietrò ad Agorà di RaiTre; mentre il fantasioso giornalista di Libero aveva scritto: "molti danno la colpa al clima di tensione e violenza che si sta instaurando nel Paese e ricordano il discorso acceso di Antonio Di Pietro alla Camera di qualche giorno fa"). E' una ipotesi. Non so se abbia fondamento, se si tratti di una invenzione oppure, peggio, di una trappola per trarci tutti in inganno. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti
Chissà se ho imparato bene il mestiere. Chissà se Belpietro sarà fiero di me e vorrà assumermi nel suo prestigioso giornale. Chissà se sparo balle bene come le spara lui!
Quel che è certo è che non ne riuscirò mai a dire tante quante ne vengono scritte, quotidianamente, sulla testata che dirige con tanta professionalità. La strada che mi porterà alla redazione di Libero, dunque, è ancora lunga ed io ho ancora così tanto da imparare...

Dalla contestazione in piazza Duomo a Silvio Berlusconi, quando un pazzo sfregiò il volto del premier, ad oggi è passato troppo poco tempo per non mettere insieme tutti gli episodi, come il fumogeno sparato a Torino contro il sindacalista Raffaele Bonanni, l’assedio a Marcello Dell’Utri a Como e ancora mille violenze che si legano a queste contestazioni nel linguaggio violento di certi giornali, di certi politici. L’odio determina solo odio e porta alla violenza...

  • Misterioso episodio nella notte: Attentato a Belpietro 01/10
  • Il Cdr di Libero: non è il gesto di un folle! 01/10
  • Su Facebook gruppi contro il direttore! Minacce sul social network! 01/10
  • Non ci faremo intimidire! 01/10
  • Un colpo non ci ferma! Belpietro: vi racconto l'agguato a casa! 02/10
  • Attentato a Belpietro: Maroni: temo che non sarà l'ultimo! 02/10
  • Presupposti per un ritorno agli anni di piombo! 02/10
  • Bersaglio Libero! Chi ci vuole male! 03/10
  • Belpietro come Saviano: vivo da recluso per quello che scrivo! 03/10

Curiosità dell'ultim'ora: l'articolo de Il Giornale che metteva in dubbio la veridicità del racconto del caposcorta di Belpietro non è più presente nell'archivio del sito on line del quotidiano. Ecco l'unica prova della sua esistenza.
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martedì 28 dicembre 2010

LA RISPOSTA DI ANTONIO DI PIETRO


Come promesso, pubblico di seguito la risposta dell'On. Antonio Di Pietro alla missiva che gli avevo spedito il 16 Dicembre scorso. Prima di lasciarvi alle vostre personali valutazioni su quanto scritto dal leader dell'Italia dei Valori, desidero semplicemente puntualizzare che non tutti i segretari di partito avrebbero forse risposto alla mail indispettita di un cittadino qualunque come può essere il sottoscritto. Il che non è poco.

Gentile Amico,
Scilipoti e Razzi erano nel nostro partito da tanti anni. Con noi, avevano condiviso le battaglie del partito partecipandovi attivamente. Sapere del loro cambio di casacca, è stata veramente una doccia fredda per tutti noi. Non credo avranno molta strada politica davanti. Chi tradisce una volta, si sa bene che tradirà di nuovo.

Qualcuno - e nell’esposto presentato alla Procura di Roma ho già evidenziato diversi elementi validi in tal senso – avrà fatto vedere loro la luna nel pozzo, avrà promesso loro una lauta ricompensa a cui, ahimè, non hanno saputo dire di no. Sia il corrotto che il corruttore hanno avuto un comportamento  fortemente deprecabile, ma quello del corruttore lo è ancora di più. Sia chiaro, non sto sminuendo la responsabilità di Razzi e Scilipoti, due kamikaze della politica che, dopo anni di antiberlusconismo, si sono rivelati essere due voltagabbana.

Nonostante questo, sento e mi assumo la responsabilità politica di quanto avvenuto; è grave il loro gesto, come lo è quello di chi ha offerto prebende a personalità deboli, create da un sistema che permette a qualcuno di sentirsi padreterno per un giorno.
Da parte dell’Italia dei Valori, continueremo  tutto il nostro impegno più fattivo. Anche questa volta non molleremo, tenendo gli occhi sempre più aperti e mettendo alla porta le mele marce che infangano il buon nome del nostro partito che tanto fa, ogni giorno, per l’interesse del Paese.
Quel “tanto” che, oggi, rischia di essere oscurato dall’operato di due mele marce che, solo a distanza di tanti anni di militanza attiva, si sono rivelate tali.

Cordialmente,
                                                                            
          Antonio Di Pietro

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lunedì 27 dicembre 2010

LE PALLE (DI NATALE) DEL DUO COMICO FELTRI-BELPIETRO


Bisognava attendere che due giornalisti della caratura di Feltri e Belpietro lavorassero gomito a gomito nello stesso quotidiano per avere pezzi tanto esilaranti (o preoccupanti, a seconda della luce con la quale li si guarda) come quello che apre oggi Libero.
L'editoriale cui faccio riferimento (Su Gianfranco iniziano a girare strane storie) è infatti un miscuglio in piena regola dello stile malevolo dei due direttori, amalgamato dal comune odio per il traditore, shakerato ben bene in modo da creare un caso che vada oltre a quelli montati nel recente passato su personaggi scomodi al Governo.
Belpietro rivela infatti di essere stato avvicinato da "un tizio con tutti i venerdì" che gli ha rivelato nientemeno la volontà, da parte di un ignoto malfattore, di organizzare un attentato ai danni di Gianfranco Fini non più tardi della prossima primavera. Una notizia, insomma, allarmante, che ci butta dritti-dritti nei terribili anni del terrorismo. Ma c'è di più. Il misterioso mandante, disposto ad ingolosire il killer che dovrebbe agire in Puglia con 200 mila euro in contanti, ha imposto una condizione ben precisa: mettere gli inquirenti su tracce che portino "ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul Presidente del Consiglio". E lì il dramma si tinge di farsa.
Possiamo immaginarci infatti due distinti scenari:
1- Il mandante ha in odio Berlusconi a tal punto che sarebbe disposto a commettere un attentato ai danni di una personalità politica di spicco -quale può essere la terza carica dello Stato- pur di levarselo dai piedi una volta per tutte. Ma questo significherebbe anzitutto rendere credibile il fatto che Berlusconi sia arrivato al punto di eliminare fisicamente i suoi oppositori, come nemmeno i peggiori dittatori del pianeta saprebbero fare;
2- Si tratterebbe di un falso attentato, pianificato da Fini o, nella migliore delle ipotesi, dal suo entourage, così da seppellire definitivamente Berlusconi in vista delle elezioni di Primavera, o addirittura per agevolare eventuali "colpi di mano" e passaggi di potere  poco democratici.
Belpietro, che di attentati dal sapore teatrale se ne intende (vedi Un attentato tutto inventato?), sembra disposto a mettere le mani sul fuoco in merito l'attendibilità della gola profonda che gli ha rivelato l'esistenza di questo progetto criminale. Ma perché  questo figuro, ansioso di confessare, si è rivolto proprio al direttore di Libero e non, chessò (sparo un nome a caso) ai Carabinieri? La risposta ce la fornisce l'editorialista stesso, basta andare avanti di qualche riga: "mister x" aveva bisogno di mettere in pace la propria coscienza e così, anziché denunciare tutto agli organi competenti, anziché rivolgersi ad un prete per la confessioncina di rito, si è ripulito di tutti i suoi peccati svuotando il sacco nell'ufficio di Belpietro.
Quale, delle due possibili chiavi di lettura sopra elencate, sia quella corretta, è impossibile saperlo, ma qualche dettaglio ci viene suggerito nella parte finale dell'editoriale, che introduce un nuovo scandalo.
Il direttore di Libero è infatti anche venuto a sapere che Fini va a puttane. Per lo meno sarebbe andato con una, tra l'altro "nipote di un camerata famoso" (il chè ha reso impossibile titolare a piena pagina "Fini va con puttane comuniste") che per la sua prestazione ha ricevuto 1000 euro. La donna, intascati i soldi, ha però sentito il bisogno di ripulire la propria coscienza e indovinate quindi da chi è andata? Ovviamente da Padre Belpietro, che l'ha accolta a braccia aperte e registratore acceso. Una registrazione, rivela lo stesso confessore, "piena di particolari piccanti".
Secondo Belpietro, che sostiene di girarci le storie così come gli sono state vendute (anzi, no: caso strano nessuno dei due ha voluto un centesimo per l'esclusiva, nonostante sia materiale in grado di far traballare la terza carica dello Stato e quindi con un mercato sicuro), attentato e prostituta sarebbero due storie di pari livello, tanto che si sono meritate lo stesso posticino all'interno del medesimo editoriale.
Illuminanti le sue conclusioni finali: "[Fini ndCarlo] dopo aver fatto il moralista con Berlusconi sarebbe ora inciampato in una vicenza a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere".  In merito ci sarebbe però da discutere: andare con una puttana è peggio che andare con una minorenne e telefonare poi in questura chiedendone il rilascio inventandosi a tal fine false e ridicole generalità? Perché? Belpietro non lo dice, ma, in cambio, regala un'ultima perla del suo lavoro: "se invece è tutto falso c'è da chiedersi perché le due storie spuntino in prossimità dello scontro finale tra Fini e il capo del Governo. C'è qualcuno che ha interesse ad intorbidire le acque, diffamando il Presidente della Camera?" Già: si potrebbe mai ipotizzare l'esistenza di simili figuri, caro Maurizio?
"Oppure" continua il direttore "si tratta di polpette avvelenate che hanno come obbiettivo quello di intaccare la credibilità di Libero?". In questo passaggio, con un salto mortale all'indietro carpiato, quel volpone di un giornalista prova a ribaltare la situazione e a porsi, al termine di un editoriale in cui ha sputtanato da cima a fondo Gianfranco Fini, nei ridicoli panni della 'povera vittima'.
Che vuoi che ti risponda, caro Maurizio: premesso che non credo ci sia ancora molta credibilità residua da intaccare nella testata che dirigi con tanta enfasi, se hai davvero questi timori non dovresti dedicare interi editoriali al primo folle che ti arriva in redazione millantando attentati e alla prima puttana che passa giurando di aver ricevuto contanti dal Presidente della Camera...
Poi vedi tu: sei tu il giornalista noto e famoso che deve insegnare agli altri in che modo va fatto questo mestiere... il mestiere del giornalista 'libero'...

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giovedì 23 dicembre 2010

IL NATALE DELLE LIBERTA' NEL PARTITO DELL'AMORE


Voglio augurare buon Natale a tutti i lettori in modo un po' particolare. Anziché snocciolare le solite melensaggini, infatti, ho preferito usare le esternazioni recenti di diversi esponenti del PDL, della Lega e del FLI, cariche di amore e buoni sentimenti...

Nel PDL ci sono troppe piante parassite, serve un decespugliatore
Deborah Bergamini, deputata PDL, 3 Ottobre 2010

Non ti avvicinare o ti prendo a calci in culo!
Giulio Tremonti a Renato Brunetta in Consiglio dei Ministri il 13 Novembre 2009

Futuro e Libertà somiglia sempre più ad un albergo a ore!
Francesco Storace, La Destra, 20 Novembre 2010

Giulio, smettila di dire cretinate!
Stefania Prestigiacomo a Giulio Tremonti in Consiglio dei Ministri il 5 Novembre 2010

Lombardo è un uomo perseguitato da sè stesso in un delirio di vittimismo e onnipotenza. Avrebbe bisogno di un buon medico, ce ne sono di ottimi in Sicilia.
Stefania Prestigiacomo, 21 Ottobre 2010

Fini ha sottratto dal patrimonio di AN beni che non erano i suoi: solo i drogati rubano in casa!
Daniela Santanchè, 13 Agosto 2010

La Russa è volgare e violento. Un autentico fascista!
Gianfranco Miccichè, 18 Settembre 2010

I 35 rinnegati finiani hanno già ordinato le kippah!
Giuseppe Ciarrapico, senatore PDL, 13 Agosto 2010

Verdini è uno astuto, che ha fatto strada... uno che ha banche tutte sue. Insomma: è un democristiano di merda!
Umberto Bossi il 17 Agosto 2010

C'è qualche stronzo che con voi usa parole di troppo? Se qualcuno dice che siete diversi si merita che io lo chiami così!
Gianfranco Fini, parlando con bambini immigrati, il 21 Novembre 2010

I fautori della cittadinanza breve dovrebbero darsi pubbicamente, usando il lessico di Fini-dicitore: degli emeriti stronzi!
Giancarlo Lehner, deputato PDL, 8 Gennaio 2010

I finiani sono pusillanimi e codardi: si potrebbero definire purissimi stronzi, ma sono soltanto bulletti politici.
Sempre Giancarlo Lehner, 11 luglio 2010

Dopo i post-fascisti e i post-comunisti, l'album di famiglia della politica si arricchisce di una nuova categoria: i post-stronzi!
Osvaldo Napoli, parlamentare PDL, 21 Novembre 2010

Ci sono dei frocetti a Roma che pensano di poter determinare i destini della Campania!
Nicola Cosentino, coordinatore regionale PDL Campania, 26 Settembre 2009

In Campania c'è una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l'arroganza!
Mara Carfagna, 21 Novembre 2010

La cosa più grave  è che la Carfagna trovi il coraggio di lagnarsi. A volte bisogna avere il pudore di tacere: se si sente discriminata lei che dai Telegatti è diventata ministro, la cosa assume dimensioni ancora più grottesche! Vedere certe signorine girare in auto blu non fa bene all’immagine del Paese, perchè davvero si fatica a coglierne i meriti!
Barbara Berlusconi il 22 Dicembre 2010

Visti gli imbarazzi ed i guai scaturitigli da entrambe le mogli, Fini potrebbe dimettersi da etero per fare futuro nella diversità. Meglio frocio che fascista.
Giancarlo Lehner, deputato PDL, 8 Agosto 2010

Fini? Non può fare "gnente": Fini è "gnente!"
Giuseppe Ciarrapico, senatore PDL, 21 Marzo 2009

L'On. Bocchino si esalta in un ruolo che si addice alla sua figura: il ricatto politico. Ha un grande futuro come cabarettista: cabaret e libertà!
Osvaldo Napoli, deputato PDL, 4 Ottobre 2010

Fini è un uomo freddo, anaffettivo, spietato... mi fa davvero tristezza. Vuole che glielo dica senza giri di parole? Umanamente è una merda!
Daniela Santanchè, 13 Agosto 2010

L'On. Bocchino ritiene che il PDL sia morto e sepolto, ma resta affezionato al suo simbolo. Curiosa e bizzarra necrofilia...
Osvaldo Napoli, deputato PDL, 22 Novembre 2010

La Mussolini è una "vajassa"!
Mara Carfagna intervistata a Il Mattino, 21 Novembre 2010


T'insulto e i tuoi occhi si sgraneranno ancora di più!
Alessandra Mussolini a Mara Carfagna, 22 Novembre 2010

Non c'è una cazzo di ragione per votarvi!
Berlusconi a Viespoli di FLI, il 20 Dicembre 2010

'Fanculo!
Umberto Bossi rispondendo a FLI sulla Mafia al Nord, il 19 Novembre 2010

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martedì 21 dicembre 2010

PENSIONATE QUEST'UOMO!!

 ▲ Cosa direbbe mai Lombroso osservando questa foto?

Dopo la lettera aperta ad Antonio Di Pietro della scorsa settimana, con il post di oggi mi rivolgo nuovamente ad un soggetto ben definito. Il destinatario di quest'accorato appello è la Sig.ra Gasparri. Mi rivolgo cioè a colei che ha avuto l'ardire di trascorrere tutta la vita assieme a questo bello ed intelligente esemplare di italico destrorso.
Perché quella dell'arresto preventivo è una esternazione triste e stigmatizzante. Salvo che gli occhi dell'On. Gasparri non siano orientati verso il prossimo futuro e non arrivino laddove i nostri non possono, dubito, infatti, che si possa predire chi commetterà una azione criminosa e metterlo qiuindi in galera bruciandolo sul tempo. Forse il Maurizione nostro l'altra sera ha guardato Minority Report, il famoso film di Spielberg con Tom Cruise e Colin Farrell che tratta un tema fantascientifico molto simile. Forse non ha capito che si trattava di finzione ed ha iniziato a credere che gli americani, in quanto a giustizia,  siano molto più avanti di noi. Così l'indomani, arrivato in Senato, ha proposto, senza perdere troppo tempo, di introdurre anche in Italia questa geniale trovata di Spielberg, erronamente confuso dal capogruppo del PDL con il Guardasigilli statunitense... Su quali basi si potrebbero effettuare gli arresti preventivi Gasparri, però, ce lo deve ancora spiegare. Magari potremmo spolverare nuovamente le teorie di Cesare Lombroso ed iniziare a sbattere in galera chi ha la faccia del criminale, lo sguardo dell'assassino, l'arcata sopraccigliare dello stupratore seriale, il ghigno del borseggiatore da fiera... Oppure si andrà per estrazione, una specie di lotteria Italia alla rovescia, che manda al fresco una cinquantina di persone scelte a caso alla vigilia di ogni manifestazione.
Una cosa è certa: se è impossibile prevedere chi sta per commettere un reato (a parte che per farlo basterebbe usare lo strumento delle intercettazioni il quale chissà perché, è però inviso da tutto il PDL) è invece facilissimo sapere che Gasparri continuerà a sparare cazzate. Le ha sempre dette, ne starà probabilmente dicendo in questi minuti e continuerà a imperterrito a farlo.
Ecco quindi perché avevo intenzione di rivolgermi alla sua Signora: gentilissima Sig.ra Gasparri, posso solo immaginare l'entità del suo fardello, ma la prego: tenga in casa suo marito. Lo chiuda a chiave, se necessario. Lo tenga lontano dai giornalisti e dai microfoni: eviteremo altre cazzate. Io lo dico anzitutto per suo marito, che di certo non ne esce bene per aver partorito simili dichiarazioni, ma non nascondo che lo dico anche pensando al bene di noi tutti, suo e del Paese.
Capisco che tenerlo in casa non sarà facile, perché sarà allora lei a dover sopportare le sue esternazioni, ma si sacrifichi per il bene della nazione!
Lei è la mia eroina!
Grazie,

lunedì 20 dicembre 2010

TUTTI PAZZI PER B.


Atterrisce notare come, ancora una volta, siano gli avversari a creare il mito attorno a Berlusconi. Quei miseri tre voti che il Cavaliere è riuscito ad acquistare in oltre due mesi di sfrenata campagna acquisti, anziché indebolirlo, ne hanno ristrutturato l'immagine. Berlusconi sembra non conoscere sconfitta. Ma, soprattutto, sembra vincere sempre ad un passo dalla disfatta. Quando tutti lo danno già per spacciato.
La prima crisi era stata allontanata dal terremoto aquilano e dalle vane promesse di una ricostruzione particolarmente celere. Dalla seconda, grande crisi, era invece resuscitato grazie ad un nuovo, insperato, aiuto: quello di Massimo Tartaglia, che aveva deciso di renderlo un martire anzitempo scagliandogli una miniatura del Duomo in pieno viso... 
A nemmeno un anno di distanza da quell'evento, i nodi della sua pessima politica erano tornati ad intasare il pettine e Berlusconi rischiava di scomparire, una volta per tutte, sotto la monnezza di Napoli, le menzogne dell'Aquila, l'indebitamento del Paese, una maggioranza sempre più esigua, un Parlamento sempre più ostlie ed ultima, ma non per importanza, una montagna di scandali a luci rosse (solo un mese fa l'Italia scopriva che il suo Premier telefonava nottetempo in questura chiedendo di rilasciare Ruby Rubacuori, la sua pupilla, spacciandola per la "nipote di Mubarak"...). Insomma, la fine del Presidente del Consiglio appariva dietro l'angolo: le forze di opposizione credevano di poter mangiare la foglia, si sono alleate per la spallata finale, hanno probabilmente sottovalutato il conto in banca di Berlusconi e la portata delle sue promesse, e così, per tre voti, il Cavaliere è rimasto in sella.
Oggi tutti pronosticano un Berlusconi finito/sfinito, indebolito e morente. Se fossimo in un Paese serio il Presidente del Consiglio si sarebbe dimesso subito dopo, riconoscendo l'impossibilità di governare. Berlusconi invece rilancia con gli slogan che i pubblicitari di Mediaset avevano redatto per lui nel 1994. Se fossimo in un Paese normale, l'opposizione conterebbe i giorni che ci separano dalle -futuribili- elezioni perché sicura di papparselo in un sol boccone.
Invece i variegati leaders dei partiti che dovrebbero contrastare l'azione di governo cadono nel panico e, ancora una volta, contribuiscono al consolidarsi di quel solito evento, fortuito ed inaspettato, che sul filo del rasoio leva Berlusconi dagli impicci.
Gianfranco Fini ha fatto la cosa peggiore: non si è dimesso e non ha nemmeno riconosciuto la sconfitta politica. In questo modo, agli occhi dell'elettorato, è passato da carica istituzionale neutrale a capo di un partito incollato ad una poltrona di prestigio.
Pierluigi Bersani è riuscito, comunque, a non essere da meno: se ne è difatti uscito con l'idea di una improbabile alleanza che vada dall'area democristiana di Casini e Rutelli fino alla destra di FLI, passando naturalmente per IdV e PD. Il messaggio che giunge all'elettore, in questo caso, è di pura paura. Berlusconi è identificato come inaffondabile, insidioso, invincibile e l'unica strategia per provare a scalzarlo sembra un incomprensibile caravanserraglio che comprenda cattolici, fascisti e comunisti.
Antonio Di Pietro avrebbe dovuto fare meglio i calcoli. Non sono un politico, non ho mai fatto un giorno di politica, ma non ci vuole tanto per capire che le alleanze non si fanno in televisione, davanti a milioni di persone. Invece di chiedere, pubblicamente, al PD e da Vendola di "sposarlo," avrebbe dovuto alzare la cornetta e chiamare i due segretari in privata sede. Risultato: si è beccato due "no" secchi in diretta. Complimenti!
Nichi Vendola continua a fare l'opposizione all'opposizione (deve, del resto, incarnare la cd. 'sinistra antagonista', cioé antagonista di sè stessa). Condivido le sue mille battaglie, però fare scempio del cadavere del PD in questo modo, come fece ai tempi Bertinotti con l'Ulivo di Prodi, mi pare oltremodo dannoso. La porta per lui è chiusa, dovrebbe averlo capito, ma anziché mendicare un posto al caldo dovrebbe preparare il proprio partito alle prossime elezioni e alla possibilità di confluire nuovamente nell'emiciclo parlamentare.

Insomma, il caos è totale, Berlusconi è acciaccato, qualsiasi politico un minimo credibile non dovrebbe avere difficoltà nel batterlo alla prossima tornata elettorale, eppure gli avversari continuano a temerlo, contribuendo a costruire, così, quell'alone di invincibilità che nemmeno lui stesso avrebbe potuto rendere tanto realistico... Complimenti!

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domenica 19 dicembre 2010

BERLUSCONI UNO, BIS E TRINO


I tre voti acquistati a caro prezzo il 14 non hanno certo allontanato lo spettro delle elezioni. Lo sa bene il Cavaliere, che ha prontamente dato mandato ai pubblicitari di Mediaset di studiare il contenuto di un nuovo, spettacolare contratto con gli italiani che sarà sottoscritto a velocità record, in caso di caduta del Governo, sulla scrivania di ciliegio di Vespa a Porta a Porta.
Qui troverete i punti salienti del programma elettorale 2011 di Silvio Berlusconi:

1) Svolta verso il liberismo "duro e puro". Questo il cuore del programma con cui il leader del PDL intende irretire nuovamente gli elettori. Comprende l'abolizione di tutte le tasse esistenti, del corpo della guardia di finanza, della CONSOB, dell'ADUSBEF e di ogni altro legaccio con cui lo Stato possa vincolare la libera iniziativa economica privata. Gli imprenditori delle grandi aziende potranno affiggere accanto al proprio simbolo il Jolly Roger, partecipare ai CDA in costume piratesco con tanto di benda sull'occhio e pappagallo sulla spalla e fare allegramente scempio delle piccole aziende e dei consumatori al grido: "è il gioco del libero mercato che lo vuole!".

2) Una giustizia che piaccia a tutti, per davvero. All'interno delle controversie civili e penali sarà possibile nominare un giudice di fiducia che, alla stregua di un avvocato o di un medico di famiglia, seguirà passo dopo passo la vita di ciascun cittadino, il quale in cambio dovrà però pagargli lo stipendio, anche quando non ha processi in corso. Questa novella precederà la vera riforma della giustizia che si dipanerà in due passaggi: a) la riapertura momentanea dei manicomi, ma solo per rinchiuderci definitivamente i PM; 2) la abolizione del contenzioso penale, sostituito da una bonaria pacca sulla spalla dietro promessa del reo di non cadere più in tentazione, o quantomeno di non farsi più beccare. Il codice penale che farà da ponte tra questi due eventi sarà scritto da Dell'Utri, che giura però che la sua opera sia stata scritta da Mussolini sulla base dei lavori preparatori al saggio Dei delitti e delle pene di Beccaria. Alfano già esulta, anticipando a qualche giornalista che questa soluzione risolverà definitivamente il problema del sovraffollamento delle carceri.

3) Una Costituzione a misura di cittadino telespettatore. La nuova Assemblea Costituente, composta da Confalonieri, Tiraboschi, Emilio Fede e Piersilvio Berlusconi, rottamerà l'attuale Carta sostituendola con lo Statuto di Mediaset, che sarà inviato, dietro pagamento, a tutti i cittadini che NON pagano il canone RAI. Per soli dieci euro in più sarà possibile avere anche il preambolo, costituito non dai diritti inviolabili del cittadino, bensì dalla guida ai programmi TV redatta a quattro mani da Carlo Rossella e da Alfonso Signorini.

4) Un clima più simpatico. Questo punto del programma verrà presentato da Berlusconi con un effetto a sorpresa, la sera prima delle elezioni. Il Premier prometterà meno giorni di siccità in Sicilia, più giorni di sole a Ladispoli, una bora meno fastidiosa a Trieste e, per Venezia, una variante del Mose che non impedirà l'acqua alta ma la riscalderà  ad una temperatura di almeno 25°, così i turisti potranno andare in giro scalzi e godersi il pediluvio.

5) Infrastrutture a muzzo. Agli italiani piacciono sostanzialmente due cose: i monumenti al nulla e gli sprechi di denaro. Berlusconi intende sfruttare questo nostro innato punto debole annunciando le seguenti opere, con l'avvertimento che non verranno mai completate: aeroporto internazionale di Bombonina Soprana; la terza corsia della Salerno-Reggio Calabria taglierà trasversalmente Montegrosso D'Asti; porto turistico di gran classe a Bastia Umbra (si prevede di portarci il mare entro il 2084); la costruzione di un complesso di grattacieli chiamato Pompei 2 sull'attuale Pompei (sovraintenderà il Ministro Bondi che avrà le infrastrutture ad interim ed ha in gran segreto avviato gli scavi per le fondamenta, dando la colpa dei crolli alle piogge...).

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giovedì 16 dicembre 2010

LETTERA APERTA AD ANTONIO DI PIETRO


Spett.le On. Antonio Di Pietro,
mi chiamo Carlo T., ho 25 anni e sono, forse ero, un elettore del Suo partito.
Le scrivo infatti perché non riesco a capacitarmi del fatto che, lo schieramento politico che ho votato in quanto, più degli altri, sembrava capire la portata distruttiva dell'azione politica (se così si può chiamarla) di Silvio Berlusconi, nel momento decisivo abbia invece funto da stampella dell'esecutivo, rimandandone la caduta.
Lei, alle passate elezioni, ha beneficiato più di altri leaders della lotta populista del comico genovese Beppe Grillo, facendone il proprio vessillo. Si è battuto per avere un Parlamento scevro di gente condannata o dai mille e più procedimenti pendenti, ed ha sempre posto in primo piano il bisogno di rendere più trasparenti i meccanismi di nomina all'interno dei partiti.
Io credo ancora nella serietà Sua e dei Suoi intenti, eppure, quando mi vengono in mente nomi come: Razzi, Scilipoti e Porfidia o, tornando un po' più indietro,  Carrara e De Gregorio, non posso che dubitare. Il meccanismo di selezione non è stato impeccabile. Per usare un eufemismo... Troppi dei suoi hanno favorito Berlusconi alla prima occasione. Mi chiedo se sia mai possibile, dunque, che proprio il principale oppositore del Presidente del Consiglio continui a fornirgli foraggio non appena questi lo chiede. Sarà il destino ad essere stato beffardo, oppure l'Italia dei Valori ha mandato in Parlamento gente poco meritevole, che non ha mai condiviso lo statuto, lo spirito e gli ideali del proprio partito?
Spero in una Sua risposta sincera e chiarificatrice, perché non ho intenzione di continuare a dare il mio voto, per interposta persona, a Silvio Berlusconi.
Per dovere di correttezza la informo che pubblicherò questa lettera (e, se vorrà rispondermi, anche la Sua) all'interno del mio blog: http://ilbuonaseradicarlo.blogspot.com/
Voglia accettare l'espressione dei miei più sinceri saluti.
Carlo T.


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AZIONE DI GOVERNO

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mercoledì 15 dicembre 2010

ORA EUTANASIA!


La fiducia alla quale ieri il Presidente del Consiglio si è voluto caparbiamente sottoporre è servita anzitutto da analisi medica che ha decretato non che il Governo stia benissimo, o sia persino più forte di prima, come gridano vittoriosi stamani gli ultimi servi di Berlusconi (sperando forse di convincere davvero qualcuno), ma che il Governo è in coma irreversibile. E non potrà certo uscirne. Semmai peggiorerà soltanto. Il Giornale di Sallusti balla la giga (o forse il bunga-bunga): "Cribbio, che botta! Ha vinto Berlusconi, come al solito. Fini è stato ridicolizzato: dovrebbe andare in esilio!" e propone un'intervista sul tema nientemeno che a... Vittorio Feltri Una cosa fatta in casa, insomma, à la Toto e Peppino per convincersi della vittoria del Cavaliere. Quale vittoria? Degli oltre trenta parlamentari di vantaggio sull'opposizione ne ha riacquistati appena tre, oltretutto traditori dell'ultim'ora, quindi di una caratura sulla quale è impossibile fare reale affidamento per il futuro. Perché se c'è qualcosa di più infamante dei topi che scappano dalla nave quando questa affonda, è vedere dei topi che, contro ogni legge di natura, corrono ad imbarcarsi, allettati da chissà quale promessa, impauriti da chissà quale minaccia.
Questa, dunque, la vittoria di Berlusconi: essere riuscito, in tre mesi di campagna acquisti, a vivacchiare per soli tre voti. Tre voti di differenza che dovranno risultare in ogni votazione futura, o il Governo andrà ripetutamente sotto (come già avvenuto quattro o forse cinque volte in quest'ultimo periodo). Salvo che non intenda chiudere nuovamente la Camera fino a Gennaio...
Belpietro, sotto l'effetto di qualche sostanza (sennò non si spiega) apre Libero con un TIE' a caratteri cubitali, giusto per incarnare quei "moderati" cui ieri Berlusconi faceva riferimento nel suo discorso alle Camere (prima che dai banchi del PDL si levassero i soliti fischi, i soliti insulti e finissero alle mani con gli esponenti del FLI) e sotto: Scrivete a Fini per mandarlo a Montecarlo: finicasa@libero-news.it .
Che grande idea che ha avuto questo novello Montanelli del giornalismo! Sarebbe da chiedersi se sia riuscito a partorirla tutto solo nell'arco della scorsa notte o se l'abbia cullata in questi mesi nei quali non si è fatto altro che parlare della sfiducia del 14...
La realtà è ben altra: il Governo non camperà a sufficienza per vedere questi giorni rinnovati. Non solo: con ieri la destra italiana si è definitivamente spaccata e, con ogni probabilità, continuerà a scindersi e perdere cocci.
Si è spaccato il PDL con la scissione del FLI, ed è stato dimostrato ieri che ora non ha più la forza di governare. Si è spaccato il FLI, che conta esponenti che non hanno votato la sfiducia ed altri che l'hanno votata a malincuore e subito dopo hanno chiesto le dimissioni di Bocchino, visto come l'ostacolo principale per una ricucitura con Berlusconi. Si è spaccata ogni alleanza (salvo telefonate del cardinal Bertone dell'ultim'ora...) tra l'UDC -che continua a chiedere le dimissioni del Premier- ed il PDL, che oltretutto dovrebbe prima ottenere il nulla osta della Lega, contraria all'immissione nel Governo dei cattolici di Casini.
Si è spaccata la destra nel momento in cui tutto, alla Camera, è finito in zuffa e dai banchi di una sola parte dell'emiciclo si sono levati i peggiori insulti. Si è spaccata la destra, paradossalmente, nel momento in cui c'era solo da festeggiare perché Berlusconi aveva ottenuto la fiducia: gli uomini del PDL hanno infatti tirato fuori una moltitudine di bandiere tricolore ed hanno iniziato ad intonare l'inno di Mameli, indispettendo però i parlamentari Leghisti che hanno allora urlato a squarciagola il Va Pensiero...

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martedì 14 dicembre 2010

IL VIALE DEL TRAMONTO



Vedere Berlusconi in silenzio, irrequieto, digrignare i denti, acconsentire con tono di sfotto, sfoggiare sorrisetti maliziosi, muovere le mani per chiamare i fischi e gli insulti dei suoi (i "moderati"), mentre in aula parla Bersani, è l'ultima (di una lunga, lunga serie) figura emblematica che testimonia l'incompatibilità di un simile soggetto con la vita democratica e repubblicana del Paese. Avrebbe voluto prendere la parola, ribattere colpo su colpo, magari uscirsene con qualche battuta al vetriolo sull'aspetto estetico di questo o quel deputato dell'opposizione. 
Berlusconi non può stare in aula a subire le critiche dell'altra metà dell'emiciclo, o di quella parte che ancora non è riuscito a comprarsi. Non ci può stare lui e non può starci la figura che ha faticosamente costruito agli occhi del popolino. Quella del super-uomo che è sempre dalla parte della ragione, quella del super-uomo che diffonde amore e lotta contro l'odio che riceve in cambio, quel super-uomo che non ha bisogno di un Governo per tradurre l'Italia in un acque sicure, ma obbedisce alla sola legge del "ghe pensi mi"; quel super-uomo che meno che mai ha bisogno di una istituzione pleonastica e farraginosa come il Parlamento per legiferare, e preferisce la risorsa dei decreti leggi. Quando chi sta al potere ha la malsana idea di costruirsi attorno il "mito" si eleva automaticamente al di sopra di tutti gli altri. E' bello, è potente, sa far tutto (come non hanno certo mancato di documentare i libercoli che ha spedito nelle case degli italiani in questi anni) e può far tutto. Ha lasciato la dimensione umana per abbracciare quella divina. Non può subire critiche, solo tradimenti. Chi è con lui non è un suo pari, è un proselito adorante. Chi è contro di lui non è un suo pari, è un demone rancoroso animato dall'invidia e dall'odio. Non può, men che meno, essere giudicato, qualunque sia il giudice (il Parlamento o la magistratura) perché questo vorrebbe dire ridimensionarlo ad una portata umana, distruggere il suo primato su qualsiasi essere vivente o istituzione.
Oggi, alla fine di tutto, alla fine di quella che è stata una era parsa interminabile, Re Silvio deve fare i conti con l'ultimo baluardo di una flebile democrazia. Ad un'ora dal voto, tutto verrà deciso in base alla "libera" scelta di sette persone. Impossibile sapere come andrà, ma almeno il Sultano di Arcore ha dovuto scontrarsi con la realtà: c'è ancora qualcosa che non può comprare, ci sono ancora eventi che si muoveranno indipendentemente dalla sua volontà, e sarà inutile ricorrere alla forza del ricatto, della minaccia o del portafogli. Potrà sopravvivere penosamente ma sarà costretto comunque alle elezioni; oppure correrà incontro all'onta della sfiducia. Di colpo il Paese scoprirà che il Re di danari è solo, che il mago ha perso ogni potere, che la divinità non può far molto senza proseliti disposti a credere nei suoi miracoli.
Ben svegliata, Italia!

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domenica 12 dicembre 2010

IL PDL IN PIAZZA

Berlusconi è in piazza da parecchio tempo, come dimostra, impietosamente, lo scatto a tradimento. Arrivato forse con troppo anticipo sugli altri, se ne è tornato a casa.

L'obiettivo odierno, per i giornalisti sottomessi al potere presidenziale, è stato far dimenticare al popolo la sollevazione di piazza programmata per oggi, a Roma e Milano (e in molte altre città italiane) da Silvio Berlusconi. Gli italiani se ne sono rimasti a casa, o hanno preferito lo shopping natalizio. Hanno dimostrato che delle sorti di questo Governo non gliene importa proprio nulla, perché erano stati chiamati per difenderlo, ma se ne sono ben guardati di prendere parte al solito siparietto organizzato dai pubblicitari Mediaset.
Persino la pidiellissima Milano ha tradito il Cav, ed alla riunione dei 'seniores' del partito c'erano quattro gatti, di cui uno si leggeva persino Repubblica (vedi foto), dunque o era un infiltrato di Bersani, o aveva capito che in quella sala proiettassero il cinepanettone di Boldi. Mariastella Gelmini, attesa all'evento, è stata richiamata in fretta e furia mentre era probabilmente già in autostrada: inutile andare per  parlare ad una sala deserta, e dare così modo a certa stampa di diffondere le solite, infamanti notizie... Berlusconi, che ha trascorso la Domenica in quel di Arcore, avrebbe dovuto telefonare, ma all'ultimo ha rinunciato, causa un non ben specificato "impegno". E' sospetto che per chiamare Santoro e Floris trovi sempre tempo e modo...
Così, per non essere costretti a fare lo scomodo paragone tra la piazza del PD/IdV di ieri, gremita di gente che ha fatto 400-500 km per urlare 'vergogna' al Premier, e la desolazione del PDL di oggi, Il Giornale, Libero e molti altri quotidiani hanno preferito evitare di ricordare l'avvenuta (e fallita) chiamata del popolo azzurro. Sui loro siti è impossibile trovare il benché minimo riferimento all'evento. Il giornale di Sallusti, anzi, nella home page titola vittorioso: Gli ultimi sondaggi: il Cav risale, il Fli si sgonfia, mentre l'unico riferimento ad una manifestazione politica sul quotidiano di Belpietro è questo: Il Pd in piazza, Bersani critica ma non ha futuro... La parola d'ordine, insomma, è censurare l'evento fallito. Non se ne deve far parola. Come se non fosse mai esistito.
Ecco spiegato perché il Cavaliere non ha chiamato: la voce che oggi ci sarebbe stata una sollevazione di piazza indetta dal PDL era stata messa in giro dai soliti comunisti...

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giovedì 9 dicembre 2010

IL TACCHINO DEL RINGRAZIAMENTO


Il clima che si respira in questi giorni alla Camera è reso molto bene dalla frase dell'On. Pionati (gruppo misto): "Ai tacchini dico: vuoi morì' a Natale?". I tacchini sono i deputati che, se cadesse Berlusconi, non verrebbero più rieletti. Sono consci di essere lì per grazia ricevuta e, soprattutto, che per maturare la pensione dell'onorevole occorre, per colpa di Prodi, completare la legislatura.
Goglottano impauriti, questi tacchini all'ingrasso nell'aia di Montecitorio. Sia che stiano con, sia che stiano contro Berlusconi, se il Cavaliere venisse sfiduciato hanno solo da perderci. Adesso si scopre la lungimiranza del Presidente del Consiglio, che in un colpo solo, con l'attuale legge elettorale, si è assicurato oltre al premio di maggioranza in grado di garantirgli la governabilità delle Camere con appena il 25% dei suffragi, persino la fedeltà degli esponenti dell'opposizione,  spaventati dal possibile ritorno al caro, vecchio, sistema delle preferenze. Insomma, due piccioni, pardon, tacchini, con un'unica fava!
Scilipoti (ex IdV), Catone (FLI), Grassano (PdL), Scelli (PdL), Sardelli (Io Sud), Musso (PdL), Cesario (ex Api), Bernini (Pdl) sono alcuni dei gallinacei che, in queste ore, razzolano da una sponda all'altra dell'emiciclo parlamentare. Di colpo sono divenuti importanti, finiscono persino sui giornali, e decideranno le sorti della legislatura. Tra questi, chi denuncia le promesse fattegli dal Cavaliere (Razzi, ex IdV, oggi Noi Sud: "vieni con noi e ti paghiamo il mutuo"), chi le minacce (Di Pietro parla di falsi dossier già in procinto di essere pubblicati sugli indecisi), chi arruffa minaccioso il piumaggio ricordando a questo o quel capogruppo quanti voti ha portato al partito (Germanà, PdL: "valgo 14 mila voti", Tanoni, misto: "valgo 250 mila voti!"), chi la butta in metafore calcistiche (De Angelis, PdL: ""Sono in campo con una maglietta e anche se l'allenatore è un po' stronzo non la cambio"), chi non ha ancora capito cosa vuole fare da grande (Scipoliti, ex IdV: "So cos'ho votato ieri, so cosa voterò oggi, domani vedremo!"; Pisacane, UdC: "Resto UdC, tratto con il PD, forse voterò la fiducia al PdL"), chi si propone, senza nemmeno attendere di essere cercato (Calearo, PD: "Saprei farei il ministro, ma lo farei solo per fare il bene degli operai..."), chi se ne frega e pensa ai fattacci propri (Sardelli, ex Noi Sud, ora PdL: "Più della carriera adesso mi impegna il lancio del romanzo. Ho impiegato quattro anni per chiuderlo!" ed al giornalista che gli chiede come possa, in un momento simile, pensare al suo libro, risponde: "Per favore, diciamo il titolo!"), chi scopre tardivamente -persino in ritardo su Fini!- l'assenza di democrazia all'interno del proprio schieramento (Musso, PdL: "La questione è semplice e perfettamente comprensibile. Se a un tizio che aveva un lavoro e degli interessi lo mandi a Roma ma lo tieni nella nullafacenza, possono accadere due cose: o è abbelinato, e dunque si pappa la vacanza romana, l'indennità di riguardo e dorme o passeggia. Quando lo chiamano pigia il pulsante. Oppure il tizio non è totalmente abbelinato e impiega il tempo a leggere le leggi che dovrebbe votare. Io purtroppo le leggo e se fanno schifo lo dico. Un po' belìn ci sono"), e chi gira da così tanto tempo che è stato colto da labirintite fulminante (l'On. Cesario, in meno di cinque anni, è passato dalla Margherita al PD, per approdare all'Api di Rutelli, abbandonato oggi per fondare il minipartitino "Movimento di Responsabilità Nazionale").
Goglottano spazientiti ed impauriti, questi tacchini all'ingrasso. Sanno che, per loro, il giorno del ringraziamento è vicino, e sanno anche chi ringraziare.
Ma anche noi, a sorpresa, dobbiamo ringraziare loro. Sì, perché comportandosi così sono i primi parlamentari al mondo ad essere riusciti nel mirabile tentativo di far rimpiangere al popolo i regimi dittatoriali...

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Gli stralci delle interviste provengono dal quotidiano Repubblica.

lunedì 6 dicembre 2010

IL BUONASERA DI CARLO COME WIKILEAKS


Per non essere da meno di Assange e del suo impertinente Wikileaks, anche Il Buonasera si è messo alla ricerca di documenti da trafugare. L'estenuante e minuziosa ricerca ha prodotto ben più dei risultati sperati dal momento che sono entrato in possesso di un importante cablogramma che Berlusconi ha inviato (non telematicamente, dal momento che è drammaticamente nota la sua incapacità ad accendere persino il proprio computer) ai suoi uomini più fidati tramite le figure di Bondi e Bonaiuti, usati alla stregua di corrieri appiedati. I due novelli maratoneti, nel farsi la penisola italica su e giù, hanno  infatti perso parte del proprio prezioso carico, arraffato prontamente dal sottoscritto.
Sono così venuto a conoscenza dei piani segreti del Cavaliere in vista del voto di sfiducia del 14! Come ventilato da più parti, il Presidente del Consiglio ha intenzione di affondare il PDL per rilanciare un nuovo partito, il cui nome, e la cui composizione, saranno svelati in anteprima nazionale da questo blog:

- La Famiglia delle Libertà. Questo il nome del nuovo soggetto politico capeggiato da Berlusconi, che si autoproclamerà Capofamiglia delle Libertà, Nonno delle Libertà e Figlio delle Libertà e presiederà il sacro collegio: la Trinità delle Libertà. La vera novità, però, sta nel fatto che  questo partito avrà una struttura ben diversa dal solito e si comporrà di molteplici sezioni, anch'esse rese note dai documenti in possesso del Buonasera:

- I Figli di Arcore. Il sottogruppo più importante tra quelli elencati nel cablogramma perso da Bondi e Bonaiuti, che comprende i possibili successori al Capofamiglia delle Libertà, che regna solitario  sul Partito, sul Governo e persino sul Parlamento. Sarà costituito da: La Russa, Gasparri, Formigoni e Cicchitto, che tra loro si chiameranno "Fratellini delle Libertà".

- Nipoti di Mubarak. Questo raggruppamento sarà costituito da sole donne, scelte personalmente da Berlusconi dopo lunghi colloqui che si terranno preferibilmente in orari notturni (di giorno, si sa, deve portare avanti i propri impegni istutuzionali). L'appartenenza a questa sezione non da accesso alla possibilità di essere nominati eredi del Capofamiglia delle Libertà, partito notorialmente maschilista e patriarcale, ma garantisce una buona-uscita bonus dai commissariati di polizia in caso di commissione di qualsiasi reato, ad eccezione del furto di paramenti religiosi.

- Figliastri delle Libertà. Nonostante Mara Carfagna si sia stoicamente battuta per l'equiparazione di figli naturali e figli legittimi, questa sezione sarà destinata a raccogliere tutti i politici entrati non si sa bene come all'interno del partito. Segni particolari dei partecipanti: calvizie ridicolmente camuffata con un toupet sintetico e sorriso a 56 denti widescreen.

- Maggiordomi delle Libertà. Come ogni famiglia che si rispetti, anche la Famiglia delle Libertà conta sull'aiuto manuale che viene offerto da validi collaboratori domestici del calibro di Bondi, Bonaiuti e Capezzone. Nessuna possibilità di fare carriera, ma vitto e alloggio gratis nelle residenze di Berlusconi. Sono però richieste reperibilità continua, faccia di bronzo per difendere il Premier anche nei casi più improbabili, e saper maneggiare i piumini per le pulizie.

- Badanti delle Libertà. Essendo il Capofamiglia delle Libertà un po' anziano, questo sottogruppo è stato previsto, dietro suggerimento dell'amico Gheddafi, per dare al Presidente del Consiglio tutto l'aiuto di cui può avere bisogno in ogni momento. Se siete bionde, prosperose e possibilmente dell'Est Europa, chiamare Palazzo Grazioli e chiedere di Sandro.

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domenica 5 dicembre 2010

IL MITO DI ASSANGE


Anche il XXI secolo avrà il suo eroe, un eroe che poggia i piedi su di una linea molto sottile, che separa il lecito dall'illecito, il crimine dall'atto eroico, la ricerca della verità dal mero terrorismo. Mi riferisco, ovviamente, a Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, l'uomo più chiacchierato di queste ultime settimane. Australiano, trentanovenne, belloccio, attualmente in fuga, braccato sia dall'Interpol sia dagli agenti segreti di mezzo mondo. A dargli la caccia c'è la CIA, che vorrebbe agguantarlo prima che faccia altri danni, ma anche le spie dei nemici dell'America, che sperano di potere mettere le mani su tutto il suo sterminato know-how.
Personalmente ho avuto da subito simpatia per questo bizzarro e particolare figuro. Sarà che mi ha ricordato l'eroe nato, centocinque anni fa, dalla penna di Maurice Leblanc: Arsène Lupin. Assange Julian come Arsène Lupin: non è solo la fonetica a tracciare il parallelo. Oltre all'assonanza del nome, è lo stile ad accomunarli. Entrambi sicuri di sé, spavaldi, affascinanti e un po' dandy, hanno un modus operandi unico ed inimitabile: prima di colpire avvertono. Lupin inviava alle sue ignare prede i famosi "avvisi di furto", Assange si fa beffe degli avversari avendo cura di comunicare per tempo che pubblicherà notizie che faranno tremare le cancellerie del mondo intero, e poi, come Lupin, lo fa. Piani studiati fin nel dettaglio, volti non solo a ridicolizzare gli inseguitori, ma anche ad assicurare alle proprie azioni un successo che vada oltre la portata effettiva delle stesse. Perché che Berlusconi sia un leader inetto e vanitoso, che ammiri Putin e che in gran segreto faccia affari privati con lui; che Gheddafi sia un pagliaccio che si circonda di belle donne (ma no?), che la Merkel non abbia spirito creativo e che Sarkozy sia collerico come Paperino non sono certo notizie. Nessun telegiornale avrebbe mai aperto con "eccovi una esclusiva della nostra testata: a Berlusconi piacciono le donne!" dal momento che il Premier non ne ha mai fatto mistero. Anzi, ha condotto una vita così manifestamente dissoluta che alla fine qualcosa è emerso nonostante la quasi totalità dei media sia sulla sua busta paga!
Eppure, il modo di annunciare pubblicamente lo scoop, reso già di per sé goloso dal fatto di essere frutto di documenti trafugati, e di irridere la più grande potenza mondiale mettendo a segno colpi bellamente sbandierati, ha trasformato un insieme di ovvietà in un atto eroico/terroristico che ha entusiasmato i più (la quasi totalità degli internauti) e costretto all'angolo Obama, che ha addirittura rivoluzionato la propria agenda per porgere le scuse ufficiali ai capi di governo di mezzo mondo.
Lupin se la prendeva sempre e solo con avidi taccagni che si erano arricchiti in maniera disonesta, Assange ridicolizza la potenza principe, dimostrando al mondo intero che l'intelligence statunitense ha più buchi di un acquedotto siciliano. Lupin, almeno il "primo Lupin" (quindi nei romanzi che precedono lo scoppio della Prima Guerra Mondiale) non è patriottico ma è spesso guidato dall'amore di giustizia. Si definisce un "riequilibratore sociale" dato che ruba ai disonesti togliendo loro ciò che non dovrebbero possedere. Assange non ha bandiera: pubblica documenti cablati delle varie ambasciate senza operare censure di sorta, e lo fa perseguendo il fine ultimo della verità. Entrambi anarchici, si prendono gioco delle regole derivanti dallo stato sociale, e deridono chi, invece, le rispetta ossequiosamente.
Entrambi sono eroi, spavaldi e affascinanti, anche perché, come dicevo poco sopra, sono  perennemente sospesi in bilico tra il lecito e l'illecito. Camminano sulla lama di un rasoio: è facile sbagliare ed essere colti dalle vertigini. Se Lupin uccidesse, il mito avrebbe fine e si trasformerebbe in un volgare assassino; se Assange pubblicasse documenti sbagliati, che potrebbero magari portare all'individuazione di agenti segreti in missione all'estero, perderebbe l'aurea del paladino della verità e diverrebbe una spia al servizio del nemico.
Entrambi sono inseguiti dalle polizie di tutto il mondo, aspetto che alimenta la fiamma del mito e che porta inevitabilmente chiunque a patteggiare per loro. Due comuni mortali schiacciati dai super mezzi messi in campo dall'inseguitore, che sembra non avere interesse a giocare con lealtà questa partita. Ma più gli sforzi per acciuffarli aumentano, più le figuracce crescono, quasi a voler dimostrare che certe lotte debbono essere giocate con l'intelligenza e non con la forza.
Poco importa se i documenti trafugati, le storie di spionaggio e controspionaggio, sembrino più adattarsi alla sceneggiatura di uno 007 che al genere romantico e decadente del feuilleton.
"Lupin è nel cuore di ogni sartina, e nel cuore di ogni donna di Francia batte il cuore di una sartina" ammetteva, sconsolato, il suo rivale Ganimard, riconoscendo che l'immagine del ladro-gentiluomo fosse ormai entrata di diritto nel mito.
Chissà come si chiamerà, il rivale di Julian Assange, la sua nemesi, l'uomo che spenderà le proprie energie al fine di riuscire ad ammanettarlo. Di certo anche questo "mister X", come l'ispettore Ganimard, l'ispettore Bechoux, Herlock Sholmes, o l'ispettore Zenigata, avrà perso il sonno per questo damerino irriverente che, da solo, continua a mettere in ridicolo le forze di polizia dell'Interpol e le spie di mezzo mondo...

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mercoledì 1 dicembre 2010

LA RIVALSA SULL'UNIVERSITA'


Berlusconi ha commentato in modo lapidario le proteste degli universitari di ieri: "I veri studenti sono a casa a studiare. In piazza ci sono solo i fuoricorso!".
Come avranno reagito alla sua inattesa invettiva contro gli studenti con qualche capello bianco sulla testa, i Ministri Bossi e Gelmini?
La carriera universitaria di Umberto Bossi è oramai leggenda, dato che il senatur è rimasto su quei banchi fino alla tenera età di quaranta anni. Dopodiché non si è certo laureato: preferì mentire spudoratamente e raccontare a genitori, amici e fidanzata di essere diventato finalmente medico, millantando un diploma mai conseguito. La sorpresa fu (comprensibilmente) tale che gli amici gli organizzarono non una ma ben due feste. Gigliola Guidali, che diverrà la sua prima moglie, gli regalò persino la tradizionale valigetta da dottore e tutte le mattine l'Umbertone indossava il camice medico e usciva di casa dicendo di andare in ospedale a svolgere il periodo di tirocinio. Voltato l'angolo, però, correva alla sede della nascente Lega ad attaccare manifesti politici. Scoperta la balla la Guidali, furibonda, chiese il divorzio.
La veridicità della storia è certificata dalla stessa Guidali che, al settimanale Oggi, dichiarò: "Mi sposò anche se non aveva un lavoro. Mi aveva mentito dicendomi di essersi laureato."
Tranquillizzo i lettori puntualizzando che, almeno alla data in cui scrivo, Umberto Bossi ha sempre e solo un diploma alla Radio Elettra conseguito per corrispondenza...*
Ma la stessa Maria Stella Gelmini non avrà certo preso bene le parole del Cavaliere. Il suo relatore, il prof. Antonio D'Andrea, docente di diritto costituzionale, al Corriere della Sera l'aveva ricordata così: "Si è laureata almeno tre anni fuori corso. Aveva scelto una tesi con un titolo accattivante 'Referendum di iniziativa regionale'. L'argomento era bello, ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta. Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più della media voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma sopratutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione."
Per diventare Avvocato, l'ormai trentenne Ministro della Pubblica Istruzione, si era poi trasferita a Reggio Calabria giustificando così questa sospetta gita fuori porta dalla sua Brescia: "La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi. Avevo bisogno di lavorare subito".
Insomma, Bossi e Gelmini non possono certo essere presi come esempio dagli universitari in piazza. Forse è anche per quello che tra i due c'è stato da subito feeling: "Se c'è uno che si merita una laurea, è proprio Bossi" aveva infatti dichiarato qualche tempo fa il Ministro Gelmini, sollevando un comprensibile vespaio di polemiche. Dal canto suo il senatùr aveva risposto: "stupidaggini!".
Come dargli torto?

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* A chi volesse approfondire l'argomento consiglio il libro: Lo spaccone. L’incredibile storia di Bossi, il padrone della Lega, Editori Riuniti 2004, scritto dai giornalisti Giampiero Rossi e Simone Spina