Sono andato sul sito del quotidiano Libero alla ricerca di un trafiletto, anche piccino-picciò, dedicato alle novità appena emerse sul falso attentato che Belpietro ha subito lo scorso 1° Ottobre. Ora che persino Il Giornale di Sallusti è intervenuto per dire che potrebbe trattarsi di una colossale panzana, mi aspettavo infatti due righe nelle quali non dico la redazione arrivasse a scusarsi con i propri lettori per una presa in giro durata settimane, ma almeno fosse presa in considerazione l'ipotesi che è stato montato un gran polverone sulla base delle sole allucinazioni avute dal caposcorta di Belpietro (ma se in quel quotidiano dovessero rettificare per ogni pezzo scritto senza avere in mano lo straccio di una prova, sarebbero più le scuse degli articoli!). Avrebbe mostrato una certa onestà intellettuale l'algido Belpietro se, 48 ore dopo aver smascherato (con qualche semestre d'anticipo sulla commissione) il falso attentato a Fini, se ne fosse uscito con un editoriale zeppo di dubbi riguardanti proprio l'atto terroristico che ha subito in prima persona.
"Non so che cosa ho fatto per meritare una condanna a morte" aveva dichiarato il direttore di Libero, ostentando una invidiabile sicurezza nonostante il rischio appena corso, al suo stesso giornale, dopo aver fatto una lunga tournée televisiva per rivendicare il diritto alla propria libertà di espressione e, soprattutto, per attaccare quella sinistra dell'odio e della violenza che, a suo dire, aveva armato la mano del folle.
"Non so che cosa ho fatto per meritare una condanna a morte" aveva dichiarato il direttore di Libero, ostentando una invidiabile sicurezza nonostante il rischio appena corso, al suo stesso giornale, dopo aver fatto una lunga tournée televisiva per rivendicare il diritto alla propria libertà di espressione e, soprattutto, per attaccare quella sinistra dell'odio e della violenza che, a suo dire, aveva armato la mano del folle.
Il giornalista che si era occupato di redigere l'articolo -e che aveva raccolto la testimonianza del suo direttore la notte stessa, per telefono- aveva abbondato con la fantasia: "Alle 22.35 di giovedì la scorta del direttore di Libero è stata coinvolta in uno scontro a fuoco in pieno centro a Milano, dentro la casa." Peccato che il misterioso e malevolo attentatore altri non fosse che il povero corrimano delle scale, l'unica vittima della fantomatica aggressione, l'unico ad essere stato crivellato dai proiettili (tre) esplosi dal caposcorta.
Il povero giornalista di Libero non poteva certo immaginare che la balla sarebbe stata scoperta in meno di due mesi (ma era stata orchestrata tanto male che gli inquirenti avevano iniziato ad avanzare dubbi dopo sole 48h), e così aveva infarcito il suo zibaldone di particolari carichi di suspense: "il caposcorta, con un cambio di abitudini insolito che si rivela probabilmente provvidenziale, per il percorso verso l’auto sceglie le scale anziché l’ascensore. Mentre scende, appena girato l’angolo per imboccare la prima rampa, si imbatte in un uomo che indossava scarpe da ginnastica, pantaloni bianchi, una lunga camicia grigio verde con delle tasche e delle mostrine sulle spalle, una camicia simile a quelle usate dall’esercito. Quasi volesse farsi “riconoscere” da uno spioncino. Con buona probabilità, quello della casa del direttore, anche se ovviamente ogni ipotesi resta aperta. Alla vista dell’agente della scorta, l’uomo estrae all’improvviso un’arma, secondo le prime e disordinate testimonianze una pistola simile alle Beretta. Tenta di aprire il fuoco. Mira alla testa, per uccidere. L’arma però si inceppa mentre la scorta risponde al fuoco lanciando subito l’allarme."
Carabinieri, magistrati e polizia alla ricerca, per giorni e giorni, di un killer spietato più carismatico e stereotipato dei cattivi dei fumetti. Mandato forse dalla Spectre, forse da Pietro Gambadilegno, agghindato con mostrine paramilitari che fa tanto "appartenenzaanonsobenequale-organizzazioneterroristicacheusaaddiritturadivise" e dall'improbabile capigliatura à la Malgioglio, questo brutto ceffo ha monopolizzato l'attenzione di quotidiani, tiggì, talk-show e via andare, terrorizzando la penisola intera. Se qualcuno stesse ancora cercando l'omino dell'identikit, si rassegni: adesso si scopre che è un parto della fantasia del caposcorta di Belpietro. Ma, giusto per seguire il modus-operandi che il mio Maestro ha tracciato nel famoso editoriale sul falso attentato a Fini ("Girano strane voci a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se mi limito a riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti."), azzarderò allora che potrebbe anche essere un parto della fantasia dello stesso Belpietro, che ha convinto il suo caposcorta ad inscenare quella patetica pantomima per poi avere la possibilità di dare addosso alla sinistra violenta e giacobina ("Quel che mi è accaduto lo collego certamente ad un clima di odio che c'è in questo Paese" Belpietrò ad Agorà di RaiTre; mentre il fantasioso giornalista di Libero aveva scritto: "molti danno la colpa al clima di tensione e violenza che si sta instaurando nel Paese e ricordano il discorso acceso
di Antonio Di Pietro alla Camera di qualche giorno fa"). E' una ipotesi. Non so se abbia fondamento, se si tratti di una invenzione oppure, peggio, di una trappola per trarci tutti in inganno. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti.
Chissà se ho imparato bene il mestiere. Chissà se Belpietro sarà fiero di me e vorrà assumermi nel suo prestigioso giornale. Chissà se sparo balle bene come le spara lui!
Quel che è certo è che non ne riuscirò mai a dire tante quante ne vengono scritte, quotidianamente, sulla testata che dirige con tanta professionalità. La strada che mi porterà alla redazione di Libero, dunque, è ancora lunga ed io ho ancora così tanto da imparare...
Quel che è certo è che non ne riuscirò mai a dire tante quante ne vengono scritte, quotidianamente, sulla testata che dirige con tanta professionalità. La strada che mi porterà alla redazione di Libero, dunque, è ancora lunga ed io ho ancora così tanto da imparare...
Dalla contestazione in piazza Duomo a Silvio Berlusconi, quando un pazzo sfregiò il volto del premier, ad oggi è passato troppo poco tempo per non mettere insieme tutti gli episodi, come il fumogeno sparato a Torino contro il sindacalista Raffaele Bonanni, l’assedio a Marcello Dell’Utri a Como e ancora mille violenze che si legano a queste contestazioni nel linguaggio violento di certi giornali, di certi politici. L’odio determina solo odio e porta alla violenza...
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Curiosità dell'ultim'ora: l'articolo de Il Giornale che metteva in dubbio la veridicità del racconto del caposcorta di Belpietro non è più presente nell'archivio del sito on line del quotidiano. Ecco l'unica prova della sua esistenza.
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