mercoledì 30 dicembre 2009

FINE ANNO

NEL RIGOGLIO DI INTIMI AFFETTI SUSCITATO DA QUESTA TRASMISSIONE MI È CARO INTERPRETARE CON LA MIA PAROLA IL FERVORE DI SENTIMENTI CHE, COME SULLA SOGLIA DI OGNI ANNO, COSI NELL'ATTUALE VIGILIA TUTTI CI ACCOMUNA IN UN PALPITO DI MUTUA COMPRENSIONE E DI FRATERNA SOLIDARIETÀ.

SE ANCOR ASPRO È STATO PER MOLTI IL CAMMINO PERCORSO NELL'ANNO, SE I RIFLESSI DELLA TRAGEDIA VISSUTA DALLA PATRIA NON SONO STATI ANCOR TUTTI RIMOSSI E SE GRAVI PROBLEMI TUTTORA ATTENDONO SOLUZIONE, GIOVA RICONOSCERE CHE, ANCHE NEL 1949, IL POPOLO ITALIANO HA PERSEGUITO CONCORDE E TENACE L'OPERA DELLA RICOSTRUZIONE; SICCHÈ È LECITO GUARDARE CON FIDUCIA ALL'AVVENIRE, CHE SARÀ QUALE NOI STESSI LO AVREMO MATURATO E MERITATO.

POSSA L'ANNO CHE SORGE, CON L'AIUTO DI DIO, ESSERE PER TUTTI FORIERO ALMENO DI TALUNE FRA LE SODDISFAZIONI DESIDERATE E POSSA IL SUO VOLGERE CONFORTARSI DI UNA ATMOSFERA DI PACE IN CUI SIA A TUTTI DATO DI REALIZZARE NUOVE TAPPE SULLE VIE DEL CIVILE PROGRESSO.

TALE SONO SICURO È IL COMUNE VOTO E TALE È IL MIO PERSONALE AUGURIO CHE SI RIVOLGE FERVIDO E AFFETTUOSO IN QUEST'ORA AD OGNI ITALIANO ENTRO E FUORI DEI CONFINI DELLA PATRIA.


LUIGI EINAUDI


Palazzo del Quirinale 31 dicembre 1949


fonte: Quirinale.it> I Presidenti> Luigi Einaudi> Messaggio di fine anno

domenica 27 dicembre 2009

COSI' DIALOGA LA DESTRA: LE BASTA UNO SPECCHIO

Neppure il Natale è riuscito a smussare gli spigoli dei due schieramenti politici, nemmeno la duomata in pieno volto presidenziale ed i conseguenti deliri zuccorosi e caramellosi hanno potuto rasserenare il clima.
E dire che il Governo vorrebbe il dialogo più di ogni altro, qua in Italia. Teme infatti che fare le riforme da solo, magari esautorando il Parlamento, possa poi fungere da pretesto perché i soliti maligni gridino alla morte della democrazia.
E dire che il PdL si è dimostrato aperto e disponibile a sedersi al tavolo delle trattative.
E' questa sinistra cocciuta e comunista che proprio non vuol capire. Si ostina a rimanere sulle proprie, stupide, posizioni.
E' questa sinistra fatta di dalemiani pronti a siglare inciuci, di casiniani disposti a firmare per la costituzionalizzazione del lodo Alfano, di bersaniani che telefonano in gran segreto al premier (salvo poi ritrattare) per accordarsi sulla posizione in cui farsi trovare alla riapertura dei lavori: magari i 90 gradi non vanno più, meglio allora provare i 95...
Poi c'è Franceschini che fomenta l'odio e a tratti sembra più testardo di quel mulo di Di Pietro. Ha ribadito che non si possono fare le riforme se queste in realtà sono le ennesime leggi ad personam a favore di Berlusconi.
E giù le comprensibili critiche del PdL:

Franceschini e una parte Dell'opposizione la smettano con questa storia delle leggi ad personam. E' una balla


Gianfranco Rotondi - Ministro per l'attuazione del programma di governo

Franceschini ci addolora ma noi diciamo no alla rissa


Sandro Bondi

Chi pone pregiudiziali vuol bloccare le riforme


Fabrizio Chicchitto

venerdì 25 dicembre 2009

LA SVIZZERA CHE HA FREGATO LE GUARDIE SVIZZERE

Vi avevo promesso niente più interventi fino alla fine dell'anno, ma mai avrei potuto immaginare il verificarsi di un evento tanto ghiotto.
Potremmo quasi scherzarci su, dato che per fortuna tutto è finito per il meglio, dicendo che il Papa, per non essere da meno rispetto al Papi, s'è organizzato il suo attentato personale, in modo da ritagliarsi quei quindici minuti di notorietà di cui tanto ha parlato l'artista Andy Warhol.
Del resto per il Papi l'aggressione è stata quasi salutare, riabilitando la sua immagine agli occhi dell'opinione pubblica e trasformandolo in un profeta di pace e amore, quindi perché non creare un po' di scompiglio anche all'interno della Chiesa, soprattutto ora che è così lontana dai giovani?
Viene da chiedersi se anche Susanna Maiolo, al pari di Tartaglia, sia stata incoraggiata in qualche modo dal clima d'odio creato dalla triade diabolica: Di Pietro-Santoro-Travaglio.
Naturalmente stiamo scherzando: passasse mai di qua Cicchitto ci potrebbe anche credere...

domenica 20 dicembre 2009

L'EUROPA ASSOLVE I GIUDICI ITALIANI E SVELA LE MENZOGNE DI BERLUSCONI

Secondo il nostro Presidente del Consiglio, i giudici italiani sarebbero eccessivamente stipendiati, lavorerebbero molto poco, incredibilmente politicizzati e, naturalmente, pure comunisti.
L'ultimo rapporto del Cepej, però, dipinge una situazione ben diversa:

Stipendio
Secondo l'organismo europeo, i magistrati italiani si collocherebbero, per busta paga, tra i redditi medio-bassi della classifica e la loro retribuzione sfigurerebbe se confrontata con quella di molti altri Paesi dell'Unione.

Carico di lavoro
Questo Governo non ha esitato a definire, ripetutamente, la categoria dei magistrati "fannullona", additando all'intero corpo le responsabilità di processi interminabili e farraginosi.
Anche in questo caso, il rapporto del Cepej, smentisce le critiche della maggioranza. Specie in sede civile, i giudici italiani sono tra i più laboriosi d'Europa, dovendo affrontare una mole di lavoro che nel Vecchio Continente (ma nemmeno nella vicina e sterminata Russia) non ha pari. Insomma, la litigiosità è così elevata che, se i nostri magistrati lavorassero "tanto" come i loro colleghi di altre nazionalità, i procedimenti civili sarebbero tutti paralizzati. I magistrati francesi, spagnoli e tedeschi, per fare un esempio, debbono vedersela con la metà delle cause annue che vengono aperte qua in Italia. Celeri e solerti, sempre secondo il Cepej, anche in campo penale.

Professionalità o corporativismo?
Cade anche l'ultima menzogna del Governo Berlusconi, che vorrebbe i magistrati come un quarto potere che non controlla ciò che accade al proprio interno, preoccupandosi solo di attaccare gli esponenti della politica.
Il sistema italiano, che prevede ogni quattro anni un test sulla professionalità del giudice per poter avanzare di carriera (mentre se si viene bocciati per due volte di seguito, si viene espulsi dall'ordine), viene premiato proprio perché basato essenzialmente sulla meritocrazia.
Il sistema disciplinare della magistratura è tra i più severi e attenti in Europa.

giovedì 17 dicembre 2009

LEGGI AD TELEVISIONEM

E' curioso notare come il tempo sia veramente eterno quando si aspetta. Si aspetta cosa? La fine della pubblicità! Sei lì, sintonizzato su uno dei tre canali della Mediaset che ti godi un bel film (sì, insomma, l'ennesima replica di Don Camillo o di Die Hard, le poche novità ora passano su Premium) ed ecco che appare uno stacco pubblicitario. Niente di male, del resto è una tv commerciale, non si paga alcun canone.
Uno, due, tre minuti.
Riprende Don Camillo, riprende Die Hard.
Stacco pubblicitario. Uno, due, tre minuti.
Riprendiamo con il film.
Intervallo.
Uno, due, tre minuti.
TGCom, previsioni del tempo.
Uno, due, tre minuti.
Ecco nuovamente Don Camillo, o Die Hard. Con tutti sti stacchi non sappiamo nemmeno più se stavamo guardando l'uno o l'altro.
Fine Secondo tempo.
Uno, due, tre minuti.
Inizia il terzo tempo. E' mezzanotte e quindici, la prima serata è finalmente finita.
Un momento... mezzanotte e quindici?! Ma allora non è vero che è il tempo a scorrere lentamente quando si attende, parrebbe piuttosto che sia Mediaset ad aver aumentato i blocchi pubblicitari! Non bastassero già i fastidiosi banner che appaiono di tanto in tanto in sovraimpressione.

E se qualcuno guadagna di più, intasando i palinsesti con continui spot, altri rischiano di vedersi tagliati fuori dalla réclame. E' quanto emerge dal Consiglio dei Ministri di oggi: il tetto massimo di pubblicità per le pay tv potrebbe presto scendere dal 18 al 12%. In soldoni questo si traduce in minor spazio pubblicitario per Sky, la vera rivale di Mediaset e, soprattutto, di Mediaset Premium. Una disciplina ad hoc cucita addosso alla emittente di Rupert Murdoch, dato che la norma italiana riguarderà unicamente le reti a pagamento, quelle commerciali seguiranno la direttiva europea, che impone nel massimo il 20% all'ora (contro il 12% ventilato oggi per le sole pay).
Tutto questo può forse essere collegato a quel famoso "conflitto di interessi" di cui tanto si è parlato negli anni scorsi? Meglio non essere troppo cattivi, siamo sotto Natale.
E il regalo di Natale, a Mediaset, qualcuno l'ha già fatto...




Girovagando per i siti istituzionali è possibile imbattersi nella normativa europea: ho evidenziato i passi salienti, provate a verificare, orologio alla mano, se le maggiori emittenti, pubbliche e private, la rispettano. A naso parrebbe di no, ma meglio non fidarsi dell'istinto, del resto si sa: il tempo, quando si aspetta, sembra eterno...

Direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 dicembre 2007 che modifica la direttiva 89/552/CE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive.

Maggiore flessibilità delle norme che disciplinano la pubblicità

La direttiva semplifica e rende più flessibili le norme per l'inserimento della pubblicità; essa incoraggia altresì l'autoregolamentazione e la coregolamentazione nel settore.

Il tetto pubblicitario attuale di tre ore al giorno è abolito. La Commissione ha mantenuto il limite di 12 minuti all'ora per qualsiasi forma di pubblicità, al fine d'impedire un aumento della quantità complessiva di pubblicità.

In secondo luogo, anziché mantenere l'obbligo di prevedere intervalli di almeno 20 minuti tra le interruzioni pubblicitarie, la nuova direttiva concede alle emittenti la possibilità di scegliere il momento più adeguato per l'inserimento di messaggi pubblicitari all'interno delle trasmissioni.

La direttiva prevede, tuttavia, che le opere cinematografiche, le trasmissioni destinate ai bambini, i programmi d'attualità e i notiziari possano essere interrotti una sola volta ogni 35 minuti.

La direttiva sostiene le nuove forme di pubblicità (), come la pubblicità a schermo diviso (split screen), la pubblicità virtuale e la pubblicità interattiva.


LA SINISTRA NEI CASINI

Solo ventiquattro ore prima dell'attentato al Presidente del Consiglio, Pierferdinando Casini aveva annunciato che l'opposizione era stanca di restare a guardare i soprusi posti in essere da Silvio Berlusconi e che stava tessendo un vasto giro di alleanze per mettere insieme un gruppo unico, dal nome altisonante e un po' preoccupante: "Fronte di liberazione popolare". Qualcosa che non si sente nemmeno in tempi di guerra. Poi gli eventi sono precipitati, Berlusconi è finito in ospedale, e mentre la maggioranza si ricompattava, l'opposizione tornava a dividersi.
D'accordo, una forza politica che vada da Casini a Di Pietro passando per Bersani e la possibile partecipazione di Fini è l'ennesima riprova che, per trovare una valida alternativa a Berlusconi, occorre mettere in ombra ideali e ideologie e votare a naso tappato una accozzaglia informe di politici e bandiere, ma dato che la situazione si presentava come eccezionale, una simile armata Brancaleone poteva essere accettata. Alla stregua di una pillola amara, s'intende.
Poi è successo quel che è successo e naturalmente, per non alzare i toni, non s'è più saputo nulla di questo fantomatico gruppo di liberazione. Anzi, il PdL se ne è uscito fuori con il "patto per la democrazia": un documento con cui si mette nero su bianco la possibilità di percorrere la strada delle riforme ascoltando PD e UDC, con il fine ultimo di stringere all'angolo il partito di Antonio Di Pietro, che in queste ore continua ad essere attaccato biecamente (assieme al gruppo Repubblica-Espresso, a Santoro, Travaglio e al Fatto Quotidiano), senza che nessuno abbia mosso un dito per difenderlo.
Il neonato Fronte per la Liberazione si è prontamente sciolto. Il suo ideatore, nonché possibile leader, Pierferdy, sta persino valutando se correre col centrodestra alle prossime Regionali, mentre Bersani s'è dimostrato disponibile a sottoscrivere il patto con la destra purché spariscano le leggi ad personam. Casini ci va più morbido: no al processo breve, si alla costituzionalizzazione del lodo Alfano e alla legge sul legittimo impedimento, per allontanare una volta per tutte l'ombra dei processi pendenti sulla tumefatta figura del premier...

mercoledì 16 dicembre 2009

PORGI L'ALTRA GUANCIA

Sono certo che a breve su tutti i giornali e telegiornali comparirà la notizia, a caratteri cubitali, "Silvio Berlusconi perdona il suo aggressore e decide di incontrarlo".
Così il passo da martire a santo sarà completato.
Berlusconi è l'uomo degli spot. Non penso che possa esistere teleimbonitore più abile. E quest'assurda vicenda ben si presta ad essere ritoccata per pubblicizzare la sua figura. Figura che ultimamente aveva iniziato a brillare meno e a perdere consensi. Non sarà più così dopo tutto questo sfoggio di carità cristiana.
Notare tra l'altro il parallelo (indegno) che si creerà tra Silvio Berlusconi e il povero papa Giovanni Paolo II, tra Massimo Tartaglia e Mehmet Ali Ağca. Le prime prove per accedere alla Santa carica sono già arrivate l'altro ieri, quando il premier, sconsolato, avrebbe chiesto al fido Bonaiuti: "Io voglio bene a tutti, perché alcuni mi odiano?", e il percorso s'è completato ieri, quando le agenzie hanno battuto: "Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio".
Ma se il premier, dopo la botta, pare esser stato fulminato sulla via di Damasco e ritrovare nei sentimenti più puri la giusta chiave di lettura per vivere la politica, i suoi discepoli gettano la maschera e continuano a comportarsi da veri briganti, attaccando tutto e tutti.
Santoro, Travaglio, Repubblica, L'Espresso e persino internet. Nulla sembra sfuggire alla nuova caccia alle streghe, perché lo scagliatore di Duomo può nascondersi sempre dietro l'angolo.
E a nulla sembrano essere servite le indagini condotte su Massimo Tartaglia, che hanno svelato quel che già si sapeva a poche ore dall'attentato: si tratta di un folle, in cura addirittura da un decennio, che ha agito in preda alla pazzia, slegato da qualsivoglia disegno politico o gruppo sovversivo. Ma questo, ad alcuni, sembra proprio non andar bene: ecco infatti che diverse trasmissioni si sono già riempite di sciacalli pronti a testimoniare che quel duomo sarebbe arrivato da altre mani, ammettendo quindi l'ipotesi del gruppo armato deciso a far fuori Berlusconi.
Un gruppo di autentici pazzi sfuggiti alla Neurodeliri, allora, dato che tutti erano convinti di poterlo uccidere con il lancio di una statuetta...
Da segnalare tra l'altro che, nella notte, un altro squilibrato ha tentato di accedere al reparto dove riposa sofferente il Presidente del Consiglio. Nella sua auto sono state rinvenute delle mazze da hockey.
Chissà se prima o poi Berlusconi non pronuncerà la fatidica frase: "Lasciate che i pargoli vengano a me..."

martedì 15 dicembre 2009

DELIRI E SCEMPIAGGINI

Ho riso di gusto quando ho sentito Cota definirsi preoccupato per il clima d'odio che una parte della politica ha creato. No, dico: stiamo parlando di un leghista. Loro che inneggiano 365 giorni l'anno (366 nei bisestili) alla violenza, alle marce sulla capitale brandendo fucili, al respingimento armato dei clandestini, oggi sono improvvisamente diventati degli sbarbatelli impauriti, pronti a spaventarsi appena viene alzato il tono della voce.

Ho riso meno quando Bondi ha svelato la nuova strategia del PdL. Il modo vergognoso con il quale maggioranza e Governo nei prossimi mesi strumentalizzeranno l'aggressione di Domenica sera.
Il poeta di corte, infatti, stizzito, ha detto che anche il Presidente della Camera, nel momento in cui definisce "deprecabile" l'uso della fiducia per far passare la finanziaria, contribuisce a mantenere quel clima che ha portato all'aggressione del premier.
Prepariamoci, perché nel prossimo futuro chiunque oserà contraddire l'operato del Governo verrà tacciato di eversione. Il povero Di Pietro ne sta pagando fin d'ora le conseguenze. E guardate se un solo Telegiornale gli ha dato lo spazio per replicare al fango che gli è arrivato addosso un po' da ogni parte dell'emiciclo.

Mi ha fatto rabbrividire, invece, la folle dichiarazione di Cicchito che, non contento, intende sfruttare l'attacco al Presidente del Consiglio come la più potente arma politica per mettere il silenziatore ai nemici storici di questo Governo.
Il suo discorso, zeppo d'odio, ma di quello consentito, ha infatti attaccato frontalmente il gruppo Repubblica ed Espresso, i giornalisti Travaglio e Santoro e l'intera redazione de Il Fatto Quotidiano. Chissà se saranno oscurati come i famosi gruppi di Facebook...

Infine, state pur certi che a breve sarà riproposto quel progetto di legge che vuole paragonare la posizione di siti internet e blog a quella dei giornali registrati per ciò che concerne il regime di responsabilità civile e penale. In questo modo si trancerà nettamente la libertà d'espressione sul web.

MARONI L'ACCHIAPPAFANTASMI

Se avessi del tempo da perdere, con il mio computer potrei collegarmi a Facebook, a qualsiasi altro forum o social network e creare 50 mila utenti fittizi. Falsi. 50 mila account fatti da un'unica persona. Uno si chiamerebbe "Mario Pierotti", l'altro "Luigi Sghembi", un altro ancora "Giuseppe Scarcamarella"... E tutti loro, tutti questi miei nuovi amici, potrebbero iscriversi nel gruppo che si augura la morte di Berlusconi o che vuole quel povero folle di Massimo Tartaglia santo subito.
Nessuno, però, ha ancora preso in considerazione questa ipotesi. Possibile che i Ministri non usino Internet? Possibile che proprio il Governo che vuole trasferire nell'etere i rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadino sia così poco ferrato in materia?
Oppure si preferisce utilizzare quell'argomento come ennesima arma contro l'opposizione?
Perché se anche quei 50 mila cretini esistessero realmente, sarebbero solo un boomerang per l'opposizione, per il popolo viola, per tutti coloro che vogliono sentirsi ancora liberi di dissentire dalle scelte e dall'operato di questo Governo.
Quei 50 mila cretini potrebbero servire sul piatto d'argento il pretesto di regolamentare ad hoc la libertà d'espressione, magari con decreto d'urgenza, visto che ora il pericolo di "nuovi attentati" è assai alto.
E infatti l'esecutivo non ha perso tempo. Ecco cosa ha dichiarato oggi il Ministro dell'Interno Maroni:

Sono allo studio misure ma non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei Ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici.


Per l'opera di un autentico pazzo, in cura da un decennio e per la stupidità di 50 mila persone, che magari manco esistono o se esistono non sanno nemmeno a cosa si sono iscritte, dato che su internet navigano bambini, anziani, esperti e meno esperti e non tutti hanno ancora capito che "non è un videogioco", tutti i cittadini italiani ora rischiano di rimetterci sacrificando uno dei diritti più importanti sanciti dalla nostra Costituzione.
Anziché perdere tempo con questi attentati alla Democrazia, che potrebbero veramente surriscaldare gli animi, Ministro Maroni, faccia partire delle indagini accurate per verificare chi sono questi 50 mila, se ci sono dei fatti penalmente rilevanti e si proceda dunque nei loro confronti. Non sia mai che, indagando, indagando, si possa scoprire che la maggior parte degli account è stata creata da qualche giovane simpatizzante del PdL...
Il solito malpensante...

lunedì 14 dicembre 2009

IL MARTIRE DELLA LIBERTA'?

Quello che è stato il gesto di un malato di mente dovrebbe restare il gesto di un malato di mente. Senza strumentalizzazioni.
Perché Massimo Tartaglia è uno psicolabile, in cura, che non ha agito a mente lucida. Che non ha agito sicuramente perché mosso da finalità politiche.
Dunque l'opera di quello che brutalmente può essere definito "pazzo" non può essere trasfigurata e rimaneggiata a dovere per essere trasformata in "terrorismo".
No. Al Presidente del Consiglio è capitato quello che potrebbe capitare a tutti. Finire nelle mire di uno squilibrato senza controllo. Può capitare e capita quotidianamente. Le cronache sono piene di gente aggredita e uccisa da malati di mente. Lui aveva forse più probabilità, dato che è un personaggio esposto sotto il profilo mediatico ed ha saputo creare un clima politico aspro e ostile, ma a dirla tutta ha anche una scorta che lo protegge, dunque quando è in strada ritengo che corra sempre meno pericoli di tutti noi.
Non fa bene quindi a nessuno, né all'opposizione, né alla verità, né agli italiani, né allo stesso Silvio Berlusconi, tessere attorno ad un fatto privo di qualsivoglia motivo e lucidità, una ragnatela di menzogne.
Sono fortunatamente lontani i tempi delle BR, anche se quest'oggi sembriamo all'improvviso precipitati negli anni di piombo.
Da buon cittadino italiano, dunque, esprimo la mia solidarietà al premier, che è stato offeso gravemente. E' inconcepibile che in un Paese normale una carica pubblica venga aggredita e ferita. Ma bisogna anche pensare che in tutto il mondo i leader viaggiano blindati e circondati dalla scorta. Il pericolo del mitomane è sempre presente.
Spero dunque che questo increscioso incidente non venga manipolato ad hoc e trasformato come arma per zittire l'opposizione e ogni forma di protesta.
Non vorrei che in ogni critica all'operato del Premier e del suo governo si leggesse un invito ad armare le mani dei militanti. Non vorrei che l'intelligenza dell'elettorato venisse presa in giro ed insultata dipingendo una sinistra che incita all'odio e alla violenza.
Perché noi abbiamo bisogno di un premier, non di un martire.

domenica 13 dicembre 2009

POTEVA ESSERE UNA STRAGE...

Così diceva Beppe Braida quando si prendeva gioco del modo in cui TG4 e TG5 davano agli spettatori le notizie su Silvio Berlusconi.
E oggi Emilio Fede non è stato da meno. Naturalmente ha voluto evidenziare il proprio disprezzo per il folle (Massimo Tartaglia) che, in serata, ha aggredito il Presidente del Consiglio ferendolo al volto. E ancora più naturalmente l'ha fatto a modo suo, nel modo che gli riesce meglio: mettendo in scena uno spettacolo indecente e pietoso.
L'arzillo e arguto direttore del TG4 non ci ha messo molto nell'individuazione del mandante: Di Pietro e tutta quella sinistra, oggi addirittura appellata come "estremista comunista", che a suo dire fomenterebbero l'odio. Di Pietro non sarà mai più ospite della testata. La vendetta di Fede è stata rapida quanto... indolore, per il leader dell'IdV. Ma Fede è andato ancora oltre, dichiarando che sarebbe stato meglio se l'attentatore fosse stato lasciato alla folla inferocita, perché senz'altro qualche giudice politicizzato anziché condannarlo lo tratterà da eroe, spedendolo in vacanza.
Ancora, il direttore ha esortato il proprio pubblico a ricordarsi il volto del ragazzo... non si sa mai: se qualcuno dovesse incontrarlo potrebbe dargli ciò che merita.
L'empatia con il Presidente del Consiglio sofferente era tale che a tratti sembrava che anche il volto di Emilio Fede presentasse le escoriazioni dell'attentato.

Questo gesto deprecabile, però, è frutto di una politica dell'odio che sarebbe meglio abbandonare quanto prima. Ecco cosa succede quando non si ascoltano le parole di Napolitano. Ecco cosa succede quando i moniti del Colle, anziché preoccupare, allietano il sonno.
Il Presidente l'aveva detto solo pochi giorni fa, ricordando quanto sia brutta e pericolosa la china in cui ci troviamo.

La strage di Piazza Fontana ci ha consegnato una lezione che non dobbiamo mai dimenticare, ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile.


Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - 07/12


sabato 12 dicembre 2009

MAFIOSO BUONO, MAFIOSO CATTIVO

E' indicativo vedere come le sorti di un esecutivo siano, nel bene o nel male, legate alla mafia. Certe cose ho idea che possano accadere soltanto in Italia.
Ma penso che se le dichiarazioni del pentito Spatuzza si rivelassero farneticazioni, siano comunque servite per farci capire il vero pensiero di Berlusconi e dei suoi seguaci.
Mi spiego meglio. Abbiamo un assassino che coinvolge nei loschi affari di Cosa nostra Berlusconi e Dell'Utri e le reazioni sono:

Così si sputtana il Paese! Assurdo dar credito a chi ha sulla coscienza un bambino sciolto nell'acido! Quella di Spatuzza è una macchinazione assurda, le sue accuse fanno ridere tutti. Io mi chiedo se questo non sia un castello montato ad arte per destabilizzare il governo. Qui sicuramente non c'è solo una regia mafiosa. Intravedo l'azione di poteri occulti!


Silvio Berlusconi

E' una cosa assurda, una cosa fuori dal mondo!
Spatuzza è un pentito della mafia, non dell'antimafia, perchè la mafia ha tutto l'interesse a buttare giù un governo che sta lottando contro la criminalità organizzata come mai nel passato!


Marcello Dell'Utri

Spatuzza? è solo un refuso della parola spazzatura. Ma non riusciranno nel loro intento di far tornare la sinistra alla quale, ai tempi del governo D'Alema, ho impedito la cancellazione del 41 bis. Rimaniamo noi al governo e continueremo a spedire altri mafiosi in galera. Anche la sinistra giudiziaria si rassegni.


Maurizio Gasparri

Sono balle, sono storie , se Spatuzza doveva parlare, doveva farlo anni fa. Questo governo ha legnato pesantemente la mafia e la mafia non sta con le mani in tasca, ma si ribella!


Umberto Bossi

Spatuzza? Un peto!


Roberto Calderoli

Solo il 4 Dicembre la Mafia è brutta e cattiva. Nessuno, nella maggioranza, si sognerebbe di dar credito alle parole di un pentito e quando qualcuno provava a ricordare che senza le preziose testimonianze dei collaboratori di giustizia oggi non saremmo nemmeno a conoscenza della struttura di Cosa Nostra, la risposta era sempre quella: "come dar credito ad un pluriassassino?".

L'11 dicembre, ovvero una settimana esatta dopo, il PDL cambia registro. La Mafia è attendibile! Dai pentiti fuoriesce solo oro colato!
Cos'è successo? A Palermo sono stati interrogati i boss Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro che hanno smentito le dichiarazioni di Spatuzza. I due capomafia hanno sostenuto di non aver mai conosciuto né Dell'Utri (che ha già una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), né Silvio Berlusconi.

Un vero pentito, cioè una persona che sa di dover espiare e vuole espiare le proprie colpe. Mi sembra una persona seria!


Marcello Dell'Utri

Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità!


Silvio Berlusconi

Insomma, le accuse sono state prontamente tacciate di falsità per il solo fatto di provenire da un mafioso, le dichiarazioni favorevoli, invece, fanno prontamente luce sulla verità e per qualcuno da sole potrebbero bastare a chiudere il caso!
E se chi accusa è spazzatura, un peto, chi aiuta diventa all'improvviso una persona seria, nonostante condivida con il primo una fedina penale da far venire i brividi!

Ecco, dicevo, indipendentemente dalla veridicità delle dichiarazioni di Spatuzza, quanto è avvenuto ci aiuta a comprendere il pensiero di Berlusconi. Per il premier PM e giudici non contano. Sono assolutamente irrilevanti. E se hanno un peso è solo perché, sicuramente, sono schierati e pure in malafede. E così, invece di dar spazio alla magistratura, che sicuramente procederà con i piedi di piombo per un duplice motivo (da un lato le dichiarazioni di un pentito vanno sempre prese con le dovute precauzioni e da sole non sono sufficienti a nulla; dall'altro quando si tira in ballo nientemeno che il Presidente del Consiglio è chiaro che nulla sarà lasciato al caso), si affida disperatamente alle dichiarazioni dei biechi assassini...

venerdì 11 dicembre 2009

BERLUSCONI PROTAGONISTA

Spesso si usa l'espressione "teatrino della politica", ma quella di questi giorni è la rappresentazione di una commedia in piena regola.
La primadonna? Naturalmente lui: il nostro amato e venerato Presidente del Consiglio, il cui consenso ha ormai sfondato quota 200% (i conti li ha fatti Tremonti, possiamo star tranquilli...).
Dopo la boutade di ieri tutti ci aspettavamo il solito "sono stato frainteso", "menzogne dei giornalisti comunisti", invece stranamente la retromarcia non è arrivata.
Incoraggiato dai cori da stadio dei "Giovani del PDL" (una decina di persone che si sono messe a urlare come forsennati non è appena apparso nell'atrio del suo albergo, è bello che gli italiani si facciano sempre riconoscere), Berlusconi ha precisato: "ho passato un'ottima notte", lasciando intendere che nemmeno più i richiami del Capo dello Stato lo preoccupano o possano farlo rinsavire.
La guerra è iniziata. Ho parlato spesso di "guerra" nei miei interventi e a molti è sembrato fuoriluogo. Ma quello di ieri è stato l'attacco iniziale, è stato fischiato il corno della carica. Oramai, nonostante il Presidente Napolitano abbia tentato di svolgere il suo ruolo da pacere fino in fondo, dimostrandosi incredibilmente equilibrato e, per questo, anche arrendevole di fronte agli attacchi della maggioranza nei confronti della sua carica, la guerra aperta incombe. Che lo si voglia o meno.
E lo stesso Napolitano non potrà schivarla, dato che è additato con quotidianità da Berlusconi come un "presidente comunista". Questa volta il richiamo presidenziale non è servito. Non ha riportato il fiume nell'alveo. Non a caso anziché rettificare, il premier ha risposto alla nota del Colle con una frase zeppa di menefreghismo. "Che dica pure quello che vuole, non turba i miei sonni". Questo il senso, nemmeno troppo nascosto.
Convinto di avere ancora il consenso del popolo solo perché si circonda davanti alla telecamere di un manipolo di ragazzotti probabilmente pagati per seguirlo durante le sue trasferte, Berlusconi ha perso misura e tatto.
"E' doveroso un riequilibrio tra i poteri dello Stato che rispetti la sovranità popolare.
La Costituzione? E' vecchia, la cambieremo."


La nostra Costituzione galoppa verso i 62 anni, Silvio Berlusconi di anni ne ha già compiuti 73... Chi o cosa dovremmo cambiare per primo?

giovedì 10 dicembre 2009

BERLUSCONI STA SCRIVENDO LA SENTENZA DI CONDANNA PER I GIUDICI

Il conflitto ha ormai raggiunto proporzioni inattese.
Resta da chiedersi chi colpirà per primo.
Le ultime rivelazioni di Spatuzza di sicuro hanno gettato altro combustibile sul fuoco e Berlusconi vuole dare il colpo di grazia alla magistratura entro Febbraio.
L'ha ribadito ancora oggi al congresso del Partito Popolare Europeo. Deve agire in fretta, per evitare l'apertura di nuovi fascicoli, deve utilizzare tutto il potere della propria carica per difendere la sua persona.
E si ripiomba così nell'oscurantismo medievale, cancellando in un colpo solo gli ultimi settecento anni di storia e di evoluzione giuridica. Il re può tutto ed è legibus solutus. Berlusconi è legibus solutus. Slegato da ogni vincolo imposto dalla legge. E' questo ciò che si vuole raggiungere. Scordiamoci quindi la Rivoluzione francese e ciò che ha portato, perché l'Italia sta ingranando una pericolosa retromarcia.
Nella passata legislatura le leggi ad personam (o "leggi vergogna") erano state scritte e fatte passare sottosilenzio. Anche grazie alla complicità dei media. Ora il velo di Maya però è caduto e le peggiori cose vengono fatte alla luce del sole. S'è persa ogni decenza, segno che il Cavaliere ha ormai interrotto ogni contatto con la realtà. Minaccia riforme e colpisce gli organi istituzionali che frenano il proprio potere con leggi ad hoc. Mira a distruggere il delicato equilibrio di freni e contrappesi che i padri costituzionali hanno costruito all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale perché l'Italia non cadesse più nel baratro della dittatura.

In Italia succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo e il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e questa puntualmente le abroga.
E' per questo che la maggioranza sta lavorando per cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione.
C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie. Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?

Silvio Berlusconi al congresso del Ppe

mercoledì 9 dicembre 2009

I GARGANTUELICI GUZZANTI

Avrei potuto dire “grandi”, “bravissimi”, “spumeggianti” o altri aggettivi simili, tanto usati quanto inflazionati. Ma poi mi sono reso conto che per sintetizzare con un solo vocabolo lo spettacolo teatrale portato in scena da Corrado e Caterina Guzzanti, oltre che dallo strepitoso Marco Mazzocca, occorreva un termine d'eccezione. Qualcosa che non si spende sempre e che non si trova tutti i giorni.
Alla fine la scelta è caduta su “gargantuelico”, che mi pare abbia tutto: spaventa, affascina e ti convince a credere che una cosa gargantuelica sia tale per forza.
Poi, vabbé, è pure l'una passata del mattino. Probabilmente anche la stanchezza della giornata trascorsa avrà avuto un suo peso sulla questione. Ma del resto quando devo scrivere... devo scrivere (quando scappa...).

Premetto che ho avuto la grandissima occasione di assistere a ben due spettacoli di Guzzanti nella medesima stagione. Qualcosa che non mi ricapiterà mai più. La prima ospite di amici milanesi allo Smeraldo e la seconda qua all'Ariston di Sanremo e ve lo dico perché, nonostante conoscessi più o meno a memoria l'impalcatura dello show, la replica (cioé quella di stasera) non mi è sembrata affatto tale!
Questi sono i Guzzanti! Tre ore esatte di spettacolo che scorrono tutte d'un fiato, anche se in replica. E non tutti gli artisti, non tutti i comici, possono vantarsi di un simile riscontro.
Anche perché di comico, nello spettacolo firmato dalla premiata ditta “Guzzanti-Mazzocca” c'è ben poco. Mi sono appena accorto di aver usato un termine sbagliato.
C'è satira. Ecco, quella tanta (ma non è mai abbastanza), ma non c'è mai commedia. Lo spettacolo resta sempre incatenato alla realtà e ai problemi di più stretta attualità. Non c'è tema che resti fuori. Anzi, Corrado s'assicura persino di inserire qua e là ciò che magari non viene nemmeno riportato dai media.
Lo scheletro sul quale l'intera struttura si regge è l'Italia. Potevo dire la “politica”, visto che lo spettacolo si apre con Tremonti, prosegue con Bertinotti e tocca l'apice con Di Pietro e Maria Stella Gelmini, ma non sarebbe stato esatto. La satira dei Guzzanti colpisce l'Italia nella sua essenza, nel suo modo di cambiare, vedere, toccare, e avvertire le cose. L'Italia e la politica, appunto, ma anche l'Italia e il populismo, l'Italia e la religione, l'Italia e la crisi economica...
Nelle tre ore di spettacolo si avvicendano sul palco i personaggi stereotipati -ma sempre aderenti alla realtà- che incorporano le tematiche appena elencate. La miss svampita ci parla dei giovani, dei loro sogni, della loro ignoranza e solleva la critiche, le domande e le perplessità che solo qualche mese fa hanno fatto mettere in croce Lerner creando uno scontro tra La7 e Canale 5 (la rete di Ricci e delle sue veline); l'inossidabile padre Federico racconta invece l'Italia credente, quella ancorata a valori del passato, sbiaditi, dimenticati. Non a caso il povero sacerdote anela telefonate da casa che non arriveranno mai, segno che il rapporto tra Chiesa e giovani si è interrotto. La prima non capisce i secondi e questi ultimi hanno difficoltà a comunicare con la prima (da applauso la battuta del padre: “sono le 23.30... non arrivano telefonate perché a quest'ora i ragazzi tornano tutti dalle discoteche”).
Poi c'è un trittico sublime, che introduce il rapporto “Italia-politica”: Tremonti, Bertinotti e Gelmini.
Il Ministro dell'Economia è rappresentato come un nobile settecentesco: coperto d'oro e lontano dalla gente (a pensarci bene è una rappresentazione papalina sempre attuale...). Sa che le cose vanno male ma deve fingere che la crisi sia passata per...contratto! E imbroglia le carte con giochi matematici un pochino napoletani.
Il secondo è il fantasma di una sinistra ormai sepolta. Elegge a dominus matti internati nelle case di cura, combatte senza più convinzione un capitalismo morente ma comunque dilagante e denuncia l'incredibile incapacità della sinistra a governare e a stare insieme. Ma attenzione: è tutto un trucco. La sinistra, in realtà, non vuole governare! No, non vuole simili responsabilità! Perché, si sa, quei valori possono essere appoggiati e condivisi solo dai giovani e i giovani faticano a mettere la testa a posto, anche se nel frattempo sono diventati papà, e forse pure nonni, bisnonni e trisavoli!
Infine c'è lei: “Maria Star” come la chiama amorevolmente Luciana Littizzetto. Un “ministro per caso”, che ha avuto l'ingrato compito di mettere la faccia e la firma a riforme che in realtà nascondono solo dei tagli mostruosi, ingiusti ed ingiustificati. A tutto vantaggio delle scuole dei preti.
Insomma, forse nello spettacolo di Guzzanti e Mazzocca non c'è nemmeno tutta 'sta satira. Epurata dalle luci, dai travestimenti, dalle caratterizzazioni grottesche, emerge una puntuale ed attenta analisi socio-politica della nostra società. E lì che sta la bravura dei tre: senza battute d'ottimo livello la gente uscirebbe dal teatro distrutta e probabilmente cercherebbe il modo più veloce (ed economico! C'è crisi...) per togliersi la vita!
Poi c'è Di Pietro, ma il povero Tonino sta fuori dal trittico “Tremonti-Gelmini-Bertinotti” e si ritaglia uno spazio angusto di nemmeno un paio di minuti. Sulle prime ci si rimane male, perché la caratterizzazione è formidabile e nonostante la pancia faccia male per le risate, si ha la sensazione di non averne abbastanza, ma poi si capisce che anche quella non è una scelta fatta a caso. No, Di Pietro, nell'economia dello spettacolo, ha lo stesso posto che gli riserva la politica italiana. Lo sgabuzzino.

Ma ora parliamo un po' dell'Ariston di Sanremo. Come ha reagito la bianca Imperia allo spettacolo di Guzzanti? Se avete letto quanto ho scritto fin'ora, avrete capito che non è stato affatto uno spettacolo “contro Berlusconi”: ce n'è stato per tutti e i temi toccati hanno esulato anche dal discorso politico, ma qui in provincia Guzzanti è visto come un comunista, come un riottoso, un sovversivo.
Non a caso il teatro non era pieno. Non a caso la platea non ha saputo sempre capire le sue battute. Non a caso è stata anche avara di applausi, nonostante la forma del trio fosse eccellente. Diversi applausi sono stati “chiamati” dall'attore stesso, che si fermava aspettando la risposta divertita all'ultima cosa detta con faccia un po' interrogativa, alcuni hanno persino avuto la mia paternità, perché altrimenti non sarebbero nemmeno mai nati.
Una platea un po' strana, quella dell'Ariston. Sono entrato con grande anticipo proprio per sedermi subito e per vedere bene chi sarebbe entrato (oltre che per il fatto che fuori si gelava...).
Mi aspettavo facce note, facce sinistroidi. Facce simpatiche. Mi aspettavo qualche vecchia conoscenza, insomma. Non a caso fuori dal teatro mi sono imbattuto in un compagno di liceo che ricordavo di sinistra. Ho detto: “Ecco: lui non poteva mancare” e infatti ha proprio mancato l'Ariston in pieno, passando oltre e non fermandosi.
Ma allora, se non c'erano i quattro gatti che a Imperia votano sinistra, chi c'era a veder Guzzanti? I volti più improbabili: due miei conoscenti che so per certo essere di destra, e che infatti hanno applaudito solo durante le caricature di Bertinotti e di Di Pietro, l'assessore del mio paese appartenente ad una giunta non certo vicina al centro sinistra e tanti, tantissimi vecchi.
Vecchi a perdita d'occhio. Quella vicino a me avrà avuto centosedici anni a darle poco. Perdeva pure capelli e aveva il corpo gonfiato dal cortisone. Non sapeva neppure perché si trovasse lì. Sorretta da quelle che presumo fossero le sue due figlie, ha persino avuto la malsana idea di andare al bagno durante l'intervallo, impiegando un'ora e mezza per uscire dalla fila e, soprattutto, tornando quando le luci erano già spente. Ho seriamente temuto per la mia incolumità, perché, data la mole della vecchia, se avesse perso l'equilibrio a quest'ora non sarei stato certo qui a scrivere queste righe.
In più non m'ha fatto nemmeno godere in pace lo spettacolo. Intendiamoci, povera vecchia. E' stata buonissima, silenziosa, attenta. Troppo silenziosa, troppo attenta! Io fremevo per lei. Dato lo sguardo vitreo e l'estrema immobilità, ogni tanto la controllavo per vedere se era ancora tra noi o fosse già dipartita. Avrei anche voluto tastarle il polso, per sincerarmene, ma poi ecco che se fosse stata in sé mi denunciava per stalking...
Comunque, nel caso vi interessasse, la cariatide era viva. Viva, vegeta e pure maligna, perché ha avuto la brillante idea di andarsene a casa a dieci minuti dalla fine dello spettacolo.
Ma, dico io: è mezzanotte. Sai che a breve finirà, stai fino a mezzanotte e dieci! Cosa ti cambia!? No, come se fosse stata la zucca di Cenerentola, quella, scoccata l'ora, s'è rizzata in piedi e ha preteso il passaggio. Ecco di nuovo tutta la fila in piedi, ormai attrezzata in tuta e scarpette da ginnastica, perché grazie a lei e ai suoi continui andirivieni quello, più che uno spettacolo, è stata una sessione di palestra...
Da segnalare anche tutti gli altri ottuagenari stravacati sulle poltroncine rosse: non ridevano, non applaudivano e come lo spettacolo è finito sono balzati in piedi per tornarsene subito a casa, dimostrando una ignoranza senza pari perché gli attori non solo non erano nemmeno ricomparsi sul palco dopo la consueta chiusura del sipario, ma non se ne erano neppure ancora andati!
Corrado, Caterina e Marco: non so se e quanto Imperia vi abbia capiti, ma io vi ringrazio sinceramente. Era da parecchio che non ridevo così di gusto!

lunedì 7 dicembre 2009

SOLO GLI ITALIANI POSSONO DIRE PESTE E CORNA DEI LORO MAGISTRATI

Incredibilmente tempestiva la puntualizzazione del Ministro degli Esteri Franco Frattini: "non c'è alcuna questione tra Italia e USA, anche perché non c'è stata alcuna critica alla sentenza Knox".
Un po' di campanilismo non fa mai male. Di sano patriottismo, di orgoglio padano. I giudici e le sentenze possono essere criticate solo dal Presidente del Consiglio, qua in Italia. E al massimo anche dagli esponenti della maggioranza. Ma non dagli altri. Sennò si fa quadro sul sistema e si è pronti a mettere la mano sul fuoco circa l'equità e la giustizia della sentenza.
Chi è solito dipingere i giudici come dei "matti" che hanno scelto quel lavoro per "fare del male alla gente" in un attimo si spoglia del proprio ruolo di accusatore per vestire i panni della difesa. Il conflitto di interessi è gargantuelico, ma gli italiani a tutto questo ci sono abituati.
Non ci sono abituati gli altri, gli stranieri, americani inclusi... coloro che scoprono cos'è l'Italia leggendo ogni giorno le dichiarazioni del Presidente del Consiglio riportate sui quotidiani.
Poi ci stupiamo se, dopo tutti i veleni vomitati con puntualità dall'esecutivo nei confronti della magistratura, all'estero nutrano dei dubbi sulle garanzie offerte dal nostro sistema giudiziario.
L'abbiamo reso spaventevole persino agli occhi degli americani, che tra tutte le potenze Occidentali hanno forse il sistema più aggressivo e meno garantista dell'era moderna.
Crediamo ai giudici o crediamo al Presidente del Consiglio?
E se difendiamo i giudici da possibili critiche americane, non stiamo per caso cadendo in contraddizione?

sabato 5 dicembre 2009

NO B-DAY: PERCHE' IL PD HA FATTO BENE A NON SFILARE

La sfilata di oggi, che ha colorato la capitale e molte altre città del bel colore viola (chi mi conosce sa che apprezzavo questo colore già in tempi non sospetti), ha creato non pochi grattacapi al povero PD.
Certo, parliamo del PD, un partito che si sfascerebbe anche sulle questioni più facili, che si dividerebbe perché incapace di scegliere tra boxer o slip, tra viaggi al mare o in montagna, naturale o rifatta, gel o lacca. Ma il No B-Day l'ha fatto traballare parecchio. Chi ci voleva andare e c'è andato, chi no, chi avrebbe voluto un'adesione concreta del partito, chi sosteneva che sarebbe stato un autogoal...
Alla fine, per fortuna, il PD se n'è tenuto alla larga. E ho detto "per fortuna" vuoi perché il PD riesce a far fallire tutti i progetti che sostiene, vuoi perché quella era una candida manifestazione nata dal popolo per il popolo.
I colori della politica non dovevano immischiarsi. Dentro tutto quel viola poteva sfilare anche chi non è mai andato a votare in vita sua perché troppo giovane o perché disilluso. Poteva sfilare tanto il monarchico quanto l'anarchico; tanto il comunista quanto il democristiano; tanto il progressista quanto il conservatore. E di sicuro in quel viola ci saranno stati anche tanti elettori del PdL, stanchi e nauseati dal regno di Silvio.
Insomma, non sarebbe stato giusto se il PD avesse fatto propria quella manifestazione e, per quanto mi riguarda, non ci sarebbero nemmeno dovute essere le bandiere rosse. Ma dato che la sinistra è extraparlamentare, quelle non possono certo essere etichettate come "presenze politiche".
Il No B-Day, ripeto, è stato un evento più unico che raro. Genuino. Inatteso. Voluto ed organizzato dal popolo, senza nessun disegno politico dietro. Chi tiene ancora al proprio Paese e che ha paura che qualcuno, lassù, dallo scranno più alto glielo possa sciupare, ha preferito sfidare il freddo e l'interminabile tragitto in corriera o in treno allo shopping natalizio per le vie del centro.
Una manifestazione che non avrà come scopo quello di rovesciare il Governo, perché il Governo è stato eletto (non dalla maggioranza degli italiani, come erroneamente viene ripetuto, ma dalla maggioranza degli elettori: appena 15 mln di cittadini) ed è giusto che porti a termine il proprio mandato, ricordando però che il potere che gli è stato concesso è temporaneo e va usato in nome e per conto del popolo. Non di un'unica persona.
E che quest'unica persona ha scambiato la sua posizione con quella del monarca assoluta, non lo dice il sottoscritto, ma il Presidente della Camera...
Cicchitto ha detto che in piazza, oggi, c'erano i "giustizialisti". Per come la vedo io oggi, in piazza, c'era solo l'indignazione.

venerdì 4 dicembre 2009

CRISTO S'E' FERMATO AD ARCORE

Da siciliana sono indignata che un uomo come Spatuzza, un pluriassassino che ha contribuito a massacrare la reputazione della mia terra, possa essere ritenuto attendibile


Stefania Prestigiacomo - Ministro dell'Ambiente

Sono indignato che una bestia che ha sciolto un bambino nell'acido improvvisamente ha una crisi di coscienza e dopo 15 anni sostiene che nel gennaio '94 ha sentito alcuni mafiosi dire che chi ha Canale 5, aveva in mano il Paese quando Berlusconi doveva ancora scendere in politica. E su ciò è stata montata un'inchiesta e un circo mediatico che sputtana il Paese


Daniele Capezzone - Portavoce PdL

Sulla partita di Spatuzza, la magistratura si gioca la propria credibilità


Roberto Castelli - Viceministro alle Infrastrutture

Spatuzza? E' solo un refuso della parola spazzatura. Il governo continuerà a spedire altri mafiosi in galera


Maurizio Gasparri - Presidente dei Senatori del PdL

Il sicario mafioso oggi convertito è una fantasia malata che ci auguriamo non sia presa per verità


Margherita Boniver - PdL

Sembra di tornare indietro di diciotto anni, quando il mondo politico si spaccava sulla possibilità di dare o meno fiducia ai pentiti di mafia.
Una legge che molti ritennero assurda, perché non è possibile considerare attendibili le parole di persone che si sono macchiate di reati tanto gravi e che hanno sempre avuto una fede genuina ed incrollabile nell'antistato. Eppure anche una legge chiesta e voluta proprio dai magistrati che contro quell'antistato ci lavoravano quotidianamente.
Perché noi siamo nati e cresciuti sentendo parlare della mafia. Vedendo film su padrini e sulle cupole più importanti, ma fino a qualche decennio fa quella parola non era neppure riconosciuta ufficialmente. Nel meridione gli stessi PM scoppiavano a ridere, quando qualche settentrionale la usava in un discorso.
La mafia non esisteva. La mafia era considerata un'invenzione dei media, di qualche giornalista che voleva gettare fango sulla figura del Bel Paese.
Oggi abbiamo acquisito una certa famigliarità con parole come "boss", "picciotto", "patto di sangue", e non ci rendiamo conto che il poco che sappiamo sul fenomeno della criminalità organizzata c'è stato raccontato proprio dai collaboratori di giustizia.
Efferati assassini, personaggi biechi, senza scrupoli, che hanno però permesso alla giustizia di aprire uno spiraglio e di gettare un po' di luce là dove l'occhio dello Stato non era mai arrivato.
Efferati assassini, personaggi biechi, senza scrupoli, sulle cui testimonianze si sono basate alcune delle più importanti e fruttuose inchieste dei pool antimafia.
Efferati assassini, personaggi biechi, senza scrupoli, che hanno spesso consegnato alla giustizia boss altrimenti insospettabili ed inarrivabili.
Buscetta, Brusca, Di Matteo, Mutolo sono tra i pentiti più noti e probabilmente più importanti. Senza la loro collaborazione, forse deprecabile dal punto di vista etico-morale, oggi lo Stato continuerebbe a brancolare nel buio e Cosa Nostra non avrebbe subito i duri colpi che in appena vent'anni sono riusciti a ridimensionarla notevolmente.

Ora, con questo non voglio dire che le parole di Spatuzza vadano prese per vere. E' chiaro che su quelle la magistratura dovrà lavorare parecchio. Visti poi i personaggi tirati in ballo, è ancora più chiaro che il lavoro risulterà attento e certosino. Sono comunque un tassello. Un tassello importante che potrebbe finalmente far luce su una delle pagine più buie della storia recente del nostro Paese. Non si costruisce un castello accusatorio sulle parole di un pentito. Berlusconi e Dell'Utri lo sanno bene. Tuttavia è pur sempre, per la magistratura requirente, un trampolino di lancio. Se la pista è buona potrebbe portare presto a risultati insperati, anche se gli anni trascorsi sono davvero molti.
Ma da uomo delle istituzioni qual è, Berlusconi dovrebbe essere il primo a confidare nell'operato della magistratura.
Continuare a spaventare il comune cittadino, dipingendo i tribunali alla stregua di manicomi ed i giudici alla stregua di persecutori non è certo la risposta che stiamo cercando.
Il cittadino, che non ha certo gli avvocati che può permettersi uno dei più ricchi imprenditori del Paese, nonché le leggi ad personam del Presidente del Consiglio, non deve sentirsi spaventato dalla giustizia penale. Non deve vederla come un boa constrictor. Come una spirale discendente che conduce direttamente all'inferno. Il cittadino deve aver fiducia nella buona fede del PM e nella sanità mentale del giudice. Perché senza quei paletti cui bisogna anche appoggiarsi a mo' di dogma, non so cos'altro rimarrebbe, se non la fuga precipitosa all'arrivo dell'avviso di garanzia.
E' questo il messaggio che si vuol fare arrivare dalla Presidenza del Consiglio?

Graviano mi fece il nome di Berlusconi e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro ci eravamo messi il paese tra le mani. Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro 'crasti' socialisti che avevano preso i voti dell'88 e '89 e poi ci avevano fatto la guerra


Gaspare Spatuzza

giovedì 3 dicembre 2009

LA FINE DI FINI

Le indiscrezioni pubblicate oggi da Repubblica non lasciano spazio a dubbi. Qualche gola profonda di Palazzo Grazioli ha infatti riferito al giornalista Francesco Rai le reazioni a caldo di Silvio Berlusconi in merito al fuorionda di Fini che sta lacerando nel profondo il PDL, rivelando che le due anime che lo compongono, AN e FI, non si sono mai amalgamate.
A quanto pare Berlusconi è furioso. Ma tanto. Del resto la bordata del suo secondo arriva proprio nel periodo peggiore, all'alba di una votazione importante (quella sul processo breve, che si avrà a Gennaio) ma, soprattutto, nei giorni in cui il Premier è su tutti i giornali per via di una sua possibile iscrizione nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Un reato che, guardacaso, questo governo aveva già ventilato di eliminare. E domani Spatuzza sarà sentito dai magistrati.
In tutto questo, il PDL, anziché far quadrato attorno alla -sempre più debole- figura del Presidente del Consiglio, si spacca e litiga. I fedelissimi del Premier -Bondi, Scajola, Cicchitto... e ora anche Gasparri- vogliono le dimissioni del Presidente della Camera. E Berlusconi non è da meno. "Se si potesse, lo sfiducerei io stesso". A caldo avrebbe persino detto di non volerlo neppure più vedere di persona. Ma poi qualcuno gli ha suggerito di non trasformarlo in martire, per non accrescere il suo potere, la sua simpatia e creare la fuga di finiani dal partito.
Ma di fatto Fini "è già fuori dal PDL, ci si è messo da solo", come ha sbottato Berlusconi.
Ma un Fini escluso dal partito potrebbe rivelarsi un'arma ancora più pericolosa, dato che rimarrebbe Presidente dalla Camera. E dalla Camera dovrà passare la legge sul processo breve. Quella che Berlusconi vuole approvata entro il prossimo trimestre. Berlusconi teme un'asse con Napolitano e parlando con i suoi avrebbe già detto: "se il Colle non firma, la faremo prontamente riapprovare, così metteremo il Presidente spalle al muro".
Tra i berlusconiani che sbraitano come quei piccoli, inutili e fastidiosi cagnolini che quando iniziano ad abbaiare non la finiscono più, merita di essere sottolineata la dichiarazione di Gasparri: "Certe cose bisognerebbe evitare non solo di dirle, ma perfino di pensarle!"
Insomma, guai a parlar male di Berlusconi, si commette un peccato di pensiero. Ma guai anche a pensare solamente, una volta tanto, di dire la verità. O si è fuori dal PDL...

martedì 1 dicembre 2009

ORECCHIE FINI

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è stato pizzicato mentre parlava del Presidente del Consiglio con il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi, amico da tempi lontani, al Premio Borsellino.

Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?)... uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."

Trifuoggi: "Pare che basti, no"

Fini: "Pare che basti"

Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"

Fini: "E ci mancherebbe altro"

Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"


Tra le tante osservazioni che potremmo fare, è interessante notare i tagli operati dall'edizione serale del TG5, che per dovere di cronaca ha dovuto riportare la notizia, riducendo però all'osso la conversazione (senza audio originale ma letta da un giornalista):

Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba... [censura]

Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

[censura: Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"]


Sarebbe poi interessante notare come la faccenda sia trattata in modo diverso rispetto a quanto era stato detto e scritto sul Governo Prodi. Anche Prodi, infatti, a suo tempo se l'era dovuta vedere con un Presidente della Camera non sempre d'accordo con la sua linea (memorabile la battuta di Bertinotti "il Governo è un morto che cammina"), ma allora anziché passare tutto sotto silenzio i giornalisti davano -giustamente- grande attenzione agli attriti tra gli organi istituzionali.